Pontia edusa
di Paolo Mazzei
Nel settantacinquesimo numero della nostra rassegna sui cicli biologici dei lepidotteri ritorniamo nella famiglia Pieridae e ci occupiamo di una farfalla superficialmente simile ad alcune specie del genere Euchloe, come la Euchloe ausonia che abbiamo già trattato, ma in realtà più vicina alle Pieris: si tratta di Pontia edusa (Fabricius, 1777), appartenente alle Pieridae Pierinae Pierini e descritta originariamente nel genere linneano Papilio.
Pontia edusa venne separata da Pontia daplidice
Pontia daplidice è il taxon a distribuzione europea più occidentale, abitando la Penisola Iberica, gran parte della Francia, il Belgio, l’Olanda, le Isole Britanniche, la Corsica, la Sardegna, l’estremo nord-ovest dell’Italia e il nord del Marocco, Algeria e Tunisia. La si ritrova poi a Cipro, in Palestina, in Azerbaigian, Iran, Afghanistan.
Pontia edusa è il taxon europeo più orientale: vola nella parte più orientale della Francia e dell’Olanda, nei paesi scandinavi, in Germania, in quasi tutta l’Italia inclusa la Sicilia e, attraverso nord e centro Europa e tutti i Balcani, occupa le Isole Cicladi, Creta, il Dodecanneso, la Turchia e raggiunge l’India, la Cina, la Mongolia e la Russia asiatica.
Da qui in poi ci riferiremo a Pontia edusa, salvo menzione esplicita di Pontia daplidice. La specie è polivoltina ed ha da tre a cinque generazioni all’anno, a seconda delle condizioni climatiche locali, con sfarfallamenti tra marzo e ottobre. Sverna come pupa.
Essendo una specie migratrice la si incontra in tutti gli ambienti aperti e fioriti, dal livello del mare fino a 1400 m, ma in montagna si spinge fino a oltre 2000 m.
Il volume 54 della collana Fauna d’Italia relativa ai Papilionoidea cita, come piante alimentari larvali di questa specie:
Brassicaceae: Lepidium campestre, Lepidium ruderale, Lepidium draba, Lepidium graminifolium, Lepidium hirtum, Turritis, Sisymbrium officinale, Sisymbrium orientale, Alyssum, Sinapis arvensis, Erysimum, Thlaspi, Berteroa obliqua, Diplotaxis tenuifolia, Brassica nigra, Hirschfeldia incana, Rapistrum rugosum, Bunias erucago.
Resedaceae: Reseda lutea, Reseda luteola.
Lepiforum.org riporta, come piante alimentari larvali di Pontia daplidice (per Pontia edusa cita solo Sisymbrium loeselii e Reseda lutea):
Brassicaceae: Diplotaxis tenuifolia, Microthlaspi perfoliatum, Arabis hirsuta, Cardamine hirsuta, Raphanus sp.
Resedaceae: Reseda lutea, Reseda scoparia.
Cleomaceae: Cleome ornithopodioides, Cleome iberica.
Wolfgang Wagner, in Lepidoptera and their ecology, riporta Cakile maritima e Alyssum.
Heiner Ziegler, in Butterflies & Moths of Switzerland, riporta:
Diplotaxis tenuifolia
Eruca vesicaria (=sativa)
Lepidium graminifolium
Lepidium vesicarium (osservazione personale)
Reseda alba
Reseda lutea
Reseda luteola
Personalmente ho trovato larve in natura o l’ho vista deporre su Reseda alba, Reseda lutea, Diplotaxis tenuifolia (rughetta selvatica), Raphanus raphanistrum (ravanello selvatico).
Uovo
Le uova vengono deposte singolarmente su tutte le parti verdi delle piante alimentari, dato che le larve si cibano soprattutto dei fiori e dei frutti ma non disdegnano assolutamente le foglie.
L’uovo è allungato, con la base tronca per poter essere incollato al supporto dove viene deposto, ed è dotato di 14/15 costole in rilievo che si restringono verso l’apice a formare una coroncina circolare.
Appena deposto è giallastro chiaro, e tende all’arancione nei giorni successivi alla deposizione, fino ad assumere un colore aranciato assai vivace non molto prima della schiusa.
Tutte le foto di larve e pupe che seguono sono state fatte in allevamento, da uova o da larve trovate a Rocca di Papa, Roma: la località è quindi la stessa per tutte e viene omessa, e anche la data non viene riportata in quando poco significativa, date le differenze tra le condizioni naturali e quelle di cattività.
Larva L1
Appena nata la larva di prima età è giallo/arancio lucido, con la capsula cefalica nera e diverse setole corte su ciascun segmento del corpo, ciascuna recante all’apice una gocciolina di un denso liquido chiaro.
Crescendo e alimentandosi il colore vira leggermente al verde, mentre compare una banda dorsale e due laterali leggermente più scure e appena accennate, formate da una marezzatura verdastra.
L’ultima foto di questo gruppo mostra una larva in muta tra la prima e la seconda età.
Larva L2
Alla seconda età la capsula cefalica rimane nera e lucida ma le bande longitudinali diventano più evidenti: una più scura dorsale, due ugualmente scure laterali, due giallastre dorso/laterali e due altrettanto giallastre latero/ventrali.
Alla base delle setole sono evidenti ora dei piccoli tubercoli nerastri.
Larva L3
Nella colorazione delle larve L3 si intensificano leggermente i contrasti tra le bande longitudinali, ma la differenza più evidente è la colorazione della capsula cefalica, che passa dal nero ai colori del corpo, giallastro e verdastro più scuro.
L’ultima foto mostra una larva in muta verso la quarta età.
Larva L4
Ormai i cambiamenti fino alla maturità larvale sono limitati e ben poco evidenti, a parte l’ovvio incremento dimensionale: i colori delle bande longitudinali sono sempre più contrastanti e vivaci, quelli più scuri tendendo al blu/viola, quelli più chiari al giallo vivo.
E anche qui l’ultima foto mostra una larva in muta verso l’età successiva, che sarà la quinta e ultima.
Larva L5
Alla quinta e ultima età, quella alla quale le dimensioni della larva raggiungono il massimo (sui 4 cm), troviamo la larva con gli stessi colori della quarta, solo le bande gialle spesso presentano su ogni segmento delle zone azzurro chiaro, in particolare quelle latero/ventrali all’altezza degli stigmi respiratori.
La capsula cefalica ha due vistose macchie gialle laterali e diverse macchie circolari nere più piccole, e da alcune di queste partono delle setole corte e scure. in basso verso gli organi boccali sono allineati quattro ocelli (occhi semplici) per lato, che si ritiene siano in grado solo di rilevare differenze di luminosità ambientale e non consentano alla larva di apprezzare dettagli dell’ambiente che la circonda.
Pupa
La prima foto mostra una larva pronta per impuparsi, fissata posteriormente (in basso nella foto) ad un cuscinetto di seta che lei stessa ha filato, e dotata di un cinto di seta che le passa sul dorso ed è ancorato sui due lati, come già abbiamo visto in tutti i papilionidi e negli altri pieridi.
Appena la pupa ha assunto la sua forma definitiva, i colori risentono ancora della colorazione larvale, come nella seconda foto.
Nella prima delle due foto che precedono la pupa ha assunto la sua colorazione finale, che in questo caso è di un azzurrino sbiadito. Ma nella seconda, dove gli astucci alari si sono decisamente schiariti, comincia ad apparire il pattern della superficie superiore dell’ala anteriore, e la schiusa si avvicina: da questo momento ci vorrà una giornata o poco più, a seconda della temperatura.
Nella prima foto che segue, il pattern alare è ancora più evidente (una femmina, per la presenza della macchietta nera isolata, come vedremo tra poco), e manca veramente poco: ho fatto questa foto poco dopo il tramonto, e presto la mattina dopo la farfalla aveva già steso le ali (seconda foto).
La colorazione della pupa è parecchio variabile, andando dal nocciola chiaro, al bruno-verdino fino al verde intenso, con le creste dorsali e dorso-laterali evidenziate leggermente in arancione o con tinte più forti e più scure, e a volte i lati dell’addome hanno una linea gialla per lato.
Tutte le pupe osservate avevano comunque due punti nerastri evidenti al centro della superficie dorsale dell’addome, che possono però comparire anche tre o quattro giorni dopo la trasformazione della larva in pupa.
Anche in questa pupa è decisamente evidente l’imminenza della schiusa, ed anche questa era una femmina.
All’inizio di questo articolo ho detto che Pontia edusa sembra simile ad alcune specie del genere Euchloe come Euchloe ausonia, e qui aggiungo anche alla femmina di Anthocharis cardamines, entrambe appartenenti alla tribù degli Anthocharini, ma in realtà è più vicina alle specie del genere Pieris, tanto da essere collocata nella tribù dei Pierini. Non solo, nella Lista Rossa IUCN dei Ropaloceri Italiani, di Balletto et al., 2016, questa specie viene citata come Pieris edusa (pagina 39).
Attualmente questa specie è nuovamente considerata come appartenente al genere Pontia ma, a conferma comunque della vicinanza con le Pieris, diamo un’occhiata alla larva di questa specie già fissata al supporto per impuparsi, e poi alla forma della pupa.
La larva in pre-pupa dei Pierini si fissa al supporto rimanendone parallela e completamente a contatto, mentre quella degli Anthocharini assume una posizione decisamente arcuata.
Quanto alla forma della pupa, quelle dei Pierini sono caratterizzate da due creste dorso laterali ben visibili e da una singola cresta dorsale anteriore, mentre tali creste sono assenti nelle pupe degli Anthocharini.
Adulto
Il dimorfismo sessuale di questa specie consente di distinguere i due sessi senza problemi se è visibile la pagina superiore delle ali: la femmina ha dei disegni neri anche nella zona marginale delle ali posteriori, mentre il maschio ne è praticamente privo, e la femmina ha anche una macchia nera ben evidente vicino all’angolo interno delle anteriori, che il maschio non possiede, com’è evidente nelle due prime foto che seguono.
Pontia daplidice
Qualche foto della specie sorella Pontia daplidice: non ci sono praticamente caratteri morfologici, incluso il pattern alare e la colorazione delle antenne, che consentano di riconoscere ad occhio le due specie.
Links
Qualche sito in rete con informazioni e foto su questa specie:
-
- Farfalle Italiane (Paolo Palmi)
- Butterflies & Moths of Switzerland (Heiner Ziegler)
- Lepiforum e.V.
- Lepidoptera and their ecology (Wolfgang Wagner)
- euroButterflies (Matt Rowlings)
























































