Scolitantides orion

di Ivana Franzetti

Da sempre osservo le farfalle con quella curiosità un po’ ossessiva di chi non si accontenta di guardarle volare: voglio capire come nascono, cosa mangiano, come si trasformano. Quando, un pomeriggio di fine maggio 2025, ho visto una femmina di Scolitantides orion (Pallas, 1771) posarsi su una foglia di Sedum nel mio giardino ad Ivrea e deporre un uovo, ho capito che quella era un’occasione da non lasciarmi scappare.

Prima di tutto, qualche informazione di carattere generale su questa specie: Scolitantides orion appartiene alla famiglia Lycaenidae, sottofamiglia Polyommatinae, e fu descritto nel genere linneano Papilio, come gran parte delle farfalle diurne note nella seconda metà del ‘700.

Vola in Italia lungo tutto l’arco alpino e prealpino, dalla pianura fino a 1500 metri, eccezionalmente fino a 2000 metri, ma soprattutto sotto i 1000.

Ha una o due generazioni all’anno a seconda della quota e vive in ambienti rocciosi e assolati, ideali per le crassulacee di cui si nutre la sua larva. Passa l’inverno come pupa, sotto i sassi, in piccole cavità del terreno o interrandosi alla base delle piante nutrici.

Femmina adulta

Tutte le immagini relative al ciclo vitale sono state fatte da me, salvo diversamente specificato, per lo più in cattività, a partire da uova deposte nel mio giardino a meno di un chilometro a nord di Ivrea (Torino), a circa 250 metri di altitudine, nel 2025 e 2026. Non riporterò quindi la località per ogni foto, essendo sempre Ivrea.

Quanto alle date, quelle che trovate si riferiscono all’allevamento della larva dal primo uovo osservato nel 2025. Le foto senza data mostrano individui del 2026, la cui cronologia sarebbe complicata perché mostrano numerose larve cresciute in momenti diversi dell’anno.

Piante alimentari larvali

Le larve si nutrono esclusivamente di Crassulaceae. In Italia sono presenti, tra le piante alimentari che Jean-Pierre Moussus cita come piante alimentari larvali nella sua guida Papillons de jour d’Europe occidentale (Delachaux et Niestlé, 2024), le specie seguenti, includendo le alloctone casuali:

Complex Hylotelephium telephium:
    Hylotelephium telephium (L.) H.Ohba
    Hylotelephium maximum (L.) Holub
Hylotelephium spectabile (Boreau) H.Ohba
Sedum album L.
Sedum acre L.
Sedum hispanicum L.
Petrosedum sediforme (Jacq.) Grulich

Lepiforum e.V. aggiunge Petrosedum rupestre (L.) P.V.Heath, e cita anche il genere Sempervivum.

Sedum album. (Foto utente iNaturalist drslimemold, license CC BY-NC)

Hylotelephium spectabile.

Hylotelephium maximum.

Uovo

Ho visto l’ovideposizione con i miei occhi, il 27 maggio 2025, e subito dopo ho trovato l’uovo: minuscolo, quasi trasparente, incollato alla superficie della foglia. È stato quello il punto di partenza di tutto.

L’uovo, deposto singolarmente sulla foglia della pianta nutrice, è minuscolo e discoide, di colore biancastro e finemente reticolato in superficie — caratteristica comune a molte specie di Lycaenidae. Rimane incollato alla foglia fino alla schiusa, che nel nostro caso è avvenuta dopo circa 5 giorni.

27 maggio 2025 – una femmina in deposizione su Hylotelephium maximum.

27 maggio 2025 - l'uovo appena deposto

La voglia di provare ad allevarlo ha avuto la meglio. Ho prelevato la piantina di Hylotelephium maximum dal punto in cui si trovava e l’ho spostata in un vaso nuovo, di medie dimensioni, allestito apposta per l’occasione e tenuto in casa, dove potevo controllarlo con calma ogni giorno.

Non avevo ancora tutti gli elementi: sapevo che gli Scolitantides orion sono licenidi mirmecofili facoltativi, cioè legati con un rapporto di simbiosi alle formiche, ma possono farne a meno e completare il ciclo anche in loro assenza: le formiche forniscono protezione da predatori e parassitoidi in cambio di liquidi zuccherini a loro graditi, ma ignoravo i dettagli.

Il mio amico Mario Raviglione mi ha messo in contatto con David Jutzeler che ne aveva provato ad allevare qualcuno e che mi ha dato alcune dritte.

Così, quando ho letto che le larve di questa specie vengono normalmente accudite dalle formiche, ho deciso di andarle a cercare: ne ho raccolte alcune nei dintorni della pianta madre e le ho portate nel vaso, sperando che si stabilissero vicino alla larva.

Nelle foto che seguono, due femmine in deposizione e altre due uova deposte, in momenti diversi, sulle foglie di Hylotelephium maximum.

Larva L1

Il primo giugno 2025 l’uovo si è schiuso. Il bruco appena nato era lungo appena 2 millimetri, di colore giallo-verdastro chiaro e quasi trasparente, percorso da una sottile linea dorsale rossastra, tanto da essere difficile da individuare anche da vicino.

Nei giorni successivi ha iniziato a nutrirsi erodendo la sottile epidermide della foglia, lasciando dietro di sé piccole aree translucide, ed è praticamente invisibile.

3 giugno 2025 - larva L1 a due giorni dalla schiusa.

Seguono altre foto di larve L1

5 giugno 2025 - larva L1 a 4 giorni dalla schiusa.

Larva L2 – L3

Con il passare dei giorni e con la prima muta la larva è cresciuta e ha cambiato aspetto: il corpo si è fatto più tozzo e appiattito sul ventre, bombato sul dorso, assumendo quella caratteristica forma ‘a onisco’ (il tipico profilo a porcellino di terra) tipica dei licenidi. Sulla superficie sono comparse fitte e corte sete protettive lungo i margini e sul dorso, che danno alla larva una tessitura quasi vellutata, mentre la banda dorsale rossastra si è allargata notevolmente, assumendo una tonalità marrone-porpora con un disegno a zig-zag ben marcato.

9 giugno 2025.

10 giugno 2025.

12 giugno 2025.

Larva L4

Nello stadio larvale finale (L4) il bruco ha raggiunto il massimo spessore e sviluppo, con i lobi laterali ormai massicci: si alimentava con grande intensità, e le foglie  venivano letteralmente erose fino a staccarsi, con accumuli di residui scuri di escrementi sul fondo del vaso.

16 giugno 2025.

14 giugno 2025.

14 giugno 2025.

Pupa

25 giugno 2025.

Il 18 giugno 2025, controllando il vaso, non ho più trovato il bruco. Per un attimo ho pensato che fosse riuscito a scappare da qualche piccola fessura della rete di protezione, ed è stato un momento di sconforto: temevo di aver perso tutto il lavoro fatto fino a quel punto. Ho deciso comunque di lasciare il vaso indisturbato e di aspettare, sperando — più che credendo davvero — che si fosse semplicemente incrisalidato in qualche angolo nascosto.

Dopo qualche giorno di attesa ho ricontrollato con più attenzione, e lì l’ho trovata: la crisalide, di colore bruno-ocra con punteggiature mimetiche, ancorata alla parete interna del vaso, leggermente sotto il livello del terreno. Mi sono chiesta se scoprirla per osservarla meglio, ma alla fine ho scelto di lasciare tutto com’era, per non rischiare di disturbarla.

Il 30 giugno 2025, esattamente 34 giorni dopo aver visto la femmina deporre l’uovo, la farfalla è uscita dalla crisalide.

Era molto vivace, con le ali ancora poco distese, ma già perfettamente formate, con le caratteristiche macchie arancioni lungo il margine alare.

Non sono riuscita a stabilire con certezza se fosse un maschio o una femmina, ma poco importava: era la prova che, partendo da un uovo su una foglia, un vaso allestito in casa e qualche formica raccolta al momento giusto, si può davvero accompagnare un piccolo licenide fino al volo.

30 giugno 2025.

Il dimorfismo sessuale in questa specie non è così accentuato come in molti altri licenidi, e capita che la forma dell’addome consenta di determinare il sesso con più facilità che non guardando la colorazione della pagina superiore delle ali, di norma decisamente più blu nel maschio e tendente al bruno/nero nella femmina con appena – ma non sempre – qualche spolverata basale di blu; ma si trovano anche maschi parecchio scuri.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta. (Foto Mathieu Pélissié, license CC BY-NC)

Maschio adulto.

Maschio adulto. (Foto utente iNaturalist pawel_walkiewicz, license CC BY-NC)

Maschio adulto. (Foto utente iNaturalist johnrgeddes, license CC BY-NC)

Quindi ho passato il tempo a ricreare vasi raccogliendo altre piantine in giro per il giardino. Quando poi la pianta non ha più foglie, e immagino che i bruchi siano impupati sotto terra, metto il vaso in una gabbietta per allevamento, così quando nascono me ne accorgo.

Avendo quest’anno molti più bruchi sotto osservazione, e potendoli seguire da più vicino e più a lungo, sono finalmente riuscita ad osservare bene l’organo che rende possibile tutto questo andirivieni di formiche: la ghiandola di Newcomer, o dorsal nectary organ (DNO), un piccolo poro attivo sul settimo segmento addominale della larva da cui viene secreta, a comando, una goccia di liquido zuccherino e ricco di amminoacidi che le formiche raccolgono avidamente, tamburellando sul dorso del bruco con le antenne per sollecitarne l’emissione.

Accanto a questa ghiandola, i bruchi dei licenidi mirmecofili possiedono anche una coppia di organi tentacolari estroflettibili sull’ottavo segmento, detti tentacle organs (TO), che rilasciano segnali chimici capaci di richiamare e placare le formiche, e minuscoli pori cupoliformi, pore cupola organs (PCO), diffusi sulla cuticola con una funzione simile di ‘pacificazione’.

È proprio grazie a questo insieme di organi che il rapporto tra bruco e formica smette di essere semplice tolleranza reciproca e diventa una vera collaborazione, con le formiche che pattugliano e difendono la larva in cambio del nettare — una relazione documentata in letteratura scientifica anche specificamente per Scolitantides orion, di cui sono stati descritti proprio questi organi tentacolari negli stadi larvali più avanzati.

Nel seguito la traduzione dallo svedese dei riquadri del pannello in foto.

La Scolitantides orion è una delle farfalle diurne più rare della Svezia e oggi si trova solo in poche località del paese.

Questa specie vive in ambienti rocciosi aperti e soleggiati dove cresce il Sedum album, principale pianta alimentare larvale necessaria allo sviluppo delle larve. La principale minaccia per la specie è l’invasione della vegetazione negli ambienti aperti e la conseguente scomparsa del Sedum.

Nel comune di Strömstad, situato nella porzione più occidentale della Svezia vicino al confine con la Norvegia, si trova una delle poche popolazioni rimaste di Scolitantides orion in Svezia [punto rosso più a sinistra, al confine tra Svezia e Norvegia, nella mappa delle osservazioni di iNaturalist che segue]. Nel progetto Wild Out West, Nordens Ark si impegna ad aumentare le possibilità di sopravvivenza della specie nella Contea di Västra Götaland.

Cosa facciamo in questo progetto?

WILD OUT WEST
Wild Out West è un progetto in cui Nordens Ark e diversi partner collaborano per incrementare la biodiversità nella Contea del Västra Götaland. Il progetto si concentra su farfalle, pesci e piante a rischio di estinzione, nonché sugli habitat di cui queste specie hanno bisogno per sopravvivere.

ALLEVAMENTO E RILASCIO
A Nordens Ark alleviamo la Scolitantides orion per rafforzare la popolazione selvatica nella Contea di Västra Götaland. Stiamo anche valutando la possibilità di reintrodurre la specie in luoghi dove un tempo era presente ma da cui è scomparsa

RIPRISTINO DEGLI HABITAT
Per aiutare la Scolitantides orion, ripuliamo i terreni ricoperti dalla vegetazione e creiamo ambienti soleggiati dove la farfalla si trova a suo agio. Piantiamo anche piante ospiti larvali e da nettare per gli adulti, tra cui l’agapanto, che coltiviamo proprio qui a Nordens Ark.

Il lavoro sta dando i suoi frutti, ma vanno affrontate delle sfide

Salvare le specie minacciate e riportare le popolazioni in condizioni vitali è un lavoro a lungo termine in cui la collaborazione è fondamentale. Attraverso il progetto Wild Out West, diversi attori stanno lavorando insieme per ripristinare gli habitat e rafforzare la specie minacciata nella Contea di Västra Götaland.

Nordens Ark si è già occupato in passato dell’allevamento e del rilascio della Scolitantides orion nella Contea di Stoccolma, dove gli interventi hanno dato risultati positivi per la specie. Le esperienze maturate lì costituiscono una base importante per il lavoro che continuerà nella Svezia occidentale, ma perché la farfalla possa sopravvivere servono ulteriori sforzi e una tutela della natura a lungo termine.

Scopri di più sul progetto sul nostro sito web.