Trichiura crataegi

di Paolo Mazzei

La nostra nuova protagonista è Trichiura crataegi (Linnaeus, 1758), appartenente alla famiglia Lasiocampidae, sottofamiglia Poecilocampinae, presente in tutta Italia eccetto che in Sardegna e con qualche dubbio sulla Sicilia.

Al di fuori dell’Italia è presente in tutta Europa, più scarsa o assente nelle regioni mediterranee più calde, come il sud della Penisola Iberica, il sud della Grecia e la Corsica, e si spinge, attraverso la Russia europea, fino al Caucaso e all’Asia centrale.

È diffusa dal livello del mare fino ad oltre 2000 metri, più comune a quote collinari, scarsa sulle fasce litoranee, ed è una specie monovoltina, che schiude all’inizio dell’autunno nelle località più calde mentre in montagna può comparire già a luglio. La larva si nutre soprattutto di prugnoli e biancospini (generi Prunus e Crataegus), ma la si può trovare anche su diverse altre latifoglie, quali pioppi, salici, betulle, ontani, olmi, sorbi, meli, peri, querce.

Frequenta quindi gli ambienti più disparati dove siano presenti gli alberi o gli arbusti di cui la larva si nutre.

Maschio adulto, Pratoni del Vivaro (Roma), 22/11/2007.

I lasiocampidi, in Italia, sono una famiglia abbastanza piccola, con specie quasi sempre di dimensioni generose e larve ben caratterizzate e riconoscibili, ed è facile, con un po’ d’esperienza, attribuire una larva incontrata in natura ad una specie o comunque almeno ad un genere.

Ma ci vuole parecchio tempo ed esperienza e anche un po’ di fantasia per capire che tutte le larve delle due foto che seguono appartengono alla stessa specie, che è appunto Trichiura crataegi: e non si tratta di larve un po’ più chiare o un po’ più scure, o con un colore di fondo leggermente variabile, ma di una variabilità che credo abbia pochi rivali nella lepidotterofauna italiana.

Qui infatti abbiamo a che fare con colori e disegni che fanno ritenere con convinzione che si tratti di specie diverse e neanche tanto vicine, e piano piano cominci a capire che ogni volta che trovi su un prugnolo, un biancospino o un salicetto arbustivo una larva di lasiocampide che non hai mai visto e che ignori totalmente a quale genere o specie appartenga, beh, è facile che si tratti di Trichiura crataegi.

Uovo

Avendo la specie una sola generazione che vola all’inizio dell’autunno, le femmine, che non si nutrono da adulte, si accoppiano di norma appena uscite dal bozzolo e depongono le uova pochi giorni dopo lo sfarfallamento. Ma, a differenza di altri lasiocampidi, le sue uova non schiudono subito ma aspettano la primavera successiva, e la femmina deve deporle in modo che possano passare tutto l’inverno minimizzando rischi e pericoli: devono essere poco visibili ai potenziali predatori, sufficientemente protette da condizioni meteo avverse e ubicate non troppo lontano dalle foglie che spunteranno in primavera e di cui si ciberanno le larve appena schiuse.

Le foto che seguono fanno vedere come le uova di questa specie soddisfino i requisiti appena esposti: si tratta infatti di uova marroncine, deposte su rametti terminali altrettanto marroncini e quindi poco visibili, in gruppetti formati da cinque a poco oltre venti uova ben allineate e ricoperte dalle setole di cui la madre disponeva alla fine dell’addome. E le uova sono di solito deposte non lontano dalle gemme fogliari che schiuderanno in primavera.

Le uova e tutte le foto che seguono, se prive di località e data, provengono da una deposizione effettuata da una femmina attratta dalle luci artificiali a Petrella Salto (Rieti) il primo ottobre 2024, mostrata nell’ultimo paragrafo insieme alle altre foto di adulti.

Setole all'estremità dell'addome della femmina, con le quali ricoprirà le uova appena deposte.

Non riporto le date delle larve, delle pupe e degli adulti in quanto allevati in cattività e quindi poco significative, dato che le condizioni domestiche di allevamento sono molto diverse da quelle naturali e i tempi di sviluppo possono variare anche considerevolmente rispetto a quelli naturali.

Petrella Salto (Rieti), 1/10/2024.

Petrella Salto (Rieti), 1/10/2024.

Petrella Salto (Rieti), 1/10/2024.

Petrella Salto (Rieti), 1/10/2024.

Larva L1

Le larve alla schiusa hanno il capo, i due lati, le zampe e gli ultimi segmenti addominali neri o nerastri. Dorsalmente la colorazione ha delle tinte giallastre, il primo segmento addominale è più chiaro e il secondo addominale, così come il secondo toracico, più scuro degli altri, e tutti i segmenti recano due tubercoli dorsali e uno laterale su ciascun lato: dai tubercoli dorsali partono ciuffetti di lunghe e sottili setole scure, mentre le setole dei tubercoli laterali sono più corte e biancastre.

Larva L2

La prima muta accende un po’ di arancione i toni delle larve L2, soprattutto intorno ai tubercoli dorsali, mentre i lati e il capo restano quasi neri.

Larva L3

Anche alla terza età non ci sono variazioni drastiche, solo i colori diventano ancora più vivaci, la banda dorsale chiara è ora più contrastata e con una sfumatura di azzurro.

Larva L4

Dopo la terza muta le larve di quarta età cominciano a mostrare un accenno della enorme variabilità che avranno alla quinta e ultima età. E qui abbiamo a che fare con larve che sono tutte figlie della stessa madre, in popolazioni diverse queste differenze già alla penultima età sono molto più accentuate.

Eviterò quindi descrizioni dettagliate di pattern larvali, che sono quindi tipici solo di qualche popolazione o “forma” specifica ma che non sarebbero applicabili alla generalità della specie.

Rocca di Papa (Roma), 25/4/2025.

Cineto Romano (Roma), 17/4/2019.

Larva L5

E a maggior ragione alla quinta età non vale la pena concentrarsi su particolari forme cromatiche: mi limito a mettere una carrellata delle larve che ho incontrato nel corso degli anni, evidenziando località e data di quelle trovate in natura.

Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia (Rieti), 24/5/2018.

Prés de Villette, Jussy (Genève), Svizzera, 8/6/2013.

Oasi Castel di Guido (Roma), 12/5/2018.

Pratoni del Vivaro (Roma), 4/5/2008.

Oasi Castel di Guido (Roma), 12/5/2018.

Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia (Rieti), 24/5/2018.

Canale Monterano (Roma), 12/5/2006.

Oasi Castel di Guido (Roma), 12/5/2018.

Lago di Canterno, Frosinone, 30/4/2018.

Lago di Canterno, Frosinone, 30/4/2018.

Prés de Villette, Jussy (Genève), Svizzera, 11/5/2012.

Prés de Villette, Jussy (Genève), Svizzera, 2/5/2017.

Prés de Villette, Jussy (Genève), Svizzera, 8/5/2023.

Pupa

La larva matura scende dalla sua pianta nutrice per impuparsi ma non si interra: preferisce nascondersi tra le foglie secche, i detriti vegetali ed il terreno, e fila un bozzolo assai resistente che può incorporare terra, piccoli sassi e detriti o che può essere realizzato semplicemente all’interno di una foglia secca.

Per osservare la pupa è necessario tagliare il bozzolo con estrema attenzione, dato il poco spazio tra la pupa e il bozzolo e aspettando almeno un paio di settimane da quando la larva l’ha costruito, per essere sicuri che la pupa sia ben formata, ma sconsiglio quest’operazione decisamente delicata a chi non ha una buona esperienza in questo genere di attività.

Pupa, vista laterale.

Pupa, vista dorsale.

Pupa, vista ventrale.

Maschio adulto.

Maschio adulto.

Maschio adulto, Pratoni del Vivaro (Roma), 1/10/2008.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta, Petrella Salto (Rieti), 1/10/2024.

Femmina adulta, Pereto, Monti Simbruini, 1300m (L'Aquila), 29/9/2016.

Femmina adulta, Rocca di Papa (Roma), 18/9/2018.