Tyria jacobaeae
di Paolo Mazzei
La nostra farfalla del mese è ancora un Erebidae, Tyria jacobaeae (Linnaeus, 1758), appartenente alla sottofamiglia Arctiinae, considerata in precedenza una famiglia a sé (Arctiidae).
Ricorda le specie del genere Zygaena (famiglia Zygaenidae, vedere la foto più avanti), soprattutto come colorazione, mentre un’osservazione più attenta dell’adulto rivela una morfologia assai diversa, e la loro apparente convergenza è legata soprattutto ai colori rosso e nero, aposematici e di avviso, per i potenziali predatori, della loro non commestibilità.
Tyria jacobaeae è distribuita nella maggior parte dell’Europa: nella penisola scandinava arriva alla latitudine di Oslo e di Uppsala, la si trova ovunque in Gran Bretagna e in Irlanda ed è una delle falene più facilmente osservabili nell’Europa centrale, anche perché è facile che si alzi in volo di giorno se disturbata e a causa dei colori vistosi sia della larva che dell’adulto. In Italia è probabilmente presente in tutte le regioni, comprese la Sicilia e la Sardegna, ma è molto scarsa nella Pianura Padana e ci sono poche segnalazioni per il Molise, la Puglia, la Basilicata e la Calabria.
Vola dal livello del mare fino a oltre 2000 metri, ed ha una sola generazione tra metà aprile e metà luglio, a seconda delle condizioni climatiche, che dipendono sia dalla quota che dalla latitudine e che possono variare molto per una specie come questa il cui areale si estende dalla Sicilia alla Scandinavia. Le larve si trovano da maggio ad agosto.
Frequenta ambienti diversi, dalle paludi alle praterie aride, alle zone sabbiose dell’entroterra e ad altri terreni aperti, ma si trova anche in prati e pascoli alpini e in radure di boschi mesofili: la sua presenza è comunque legata alla presenza delle sue piante alimentari larvali, che vedremo nel prossimo capitolo.
Piante alimentari larvali
La larva si nutre principalmente delle foglie e dei fiori dei senecioni (specie dei generi Senecio L. e Jacobaea Mill.), piante velenose e nocive per il bestiame e per l’uomo, contenenti lattoni sesquiterpenici e alcaloidi pirrolizidinici (senecionina, senecifillina, retrorsina), genotossici, cancerogeni e pericolosi per il fegato e per i reni.
Nell’Italia centrale è comune soprattutto su Jacobaea erratica (Bertol.) Fourr., detta senecione dei fossi: tutte le uova e le larve di questo articolo sono state trovate su questa pianta, in tre località non molto lontane tra loro sui Monti della Tolfa (Roma), insieme ad un paio di adulti in volo diurno.
Le larve in cattività sono state nutrite, in mancanza di senecione dei fossi, con il Senecio inaequidens DC. (senecione sudafricano), una pianta altamente invasiva, e tossica come le sue congeneri, importata dal Sudafrica e presente ormai in tutta l’Italia settentrionale, centrale e in parte al sud in rapida espansione, che Tyria jacobaeae potrebbe aiutare a controllare.
Sulle Alpi le larve si trovano anche su Tussilago farfara L. e su Petasites albus (L.) Gaertn., Petasites paradoxus (Retz.) Baumg. e Petasites hybridus (L.) Gaertn., Mey. & Scherb.
Jacobaea vulgaris, Macclesfield, UK, 28/6/2025. (foto A. Emmerson, license CC BY-NC)
Tussilago farfara, Bocca di Valle (Chieti), 21/8/2019. (foto Maria Rita Gelso, license CC BY-NC)
Uovo
Le uova vengono deposte sulla pagina inferiore delle foglie delle piante alimentari larvali, abitualmente in gruppi di oltre cento. Sono sferiche, lucide, appena deposte di colore giallo vivo, si scuriscono dopo pochi giorni, e subito prima della schiusa mostrano in trasparenza la capsula cefalica scura della larva già formata al loro interno.
Nelle foto due distinti gruppi di uova trovati il 21/6/2025 – già deposte in natura sui Monti della Tolfa (Roma) – su due foglie di Jacobaea erratica, il primo gruppo di 106 uova ancora gialle, il secondo di 127 uova già scurite e con le larve visibile all’interno, che hanno cominciato a schiudersi circa tre ore dopo il ritrovamento.
Le uova che rimangono gialle tra le altre scurite sono sterili.
Larva L1
Appena schiuse le larve sono gialle o giallastre con la capsula cefalica nera. Il colore diventa progressivamente verde giallastro più scuro con l’alimentazione. Verso la fine della prima età le larve sono verdastre e hanno sei tubercoli scuri sui tre segmenti toracici e otto su ciascuno dei primi otto segmenti addominali, da ciascuno dei quali parte una setola biancastra. La capsula cefalica rimane nera e lucida e gli ultimi segmenti addominali hanno zone scure più evidenti.
All’inizio le larve sono raggruppate sulla stessa foglia su cui erano state deposte le uova, ma ben presto si distribuiscono sulle foglie vicine della stessa pianta e tendono a disperdersi, non mostrando in realtà un vero e proprio comportamento gregario.
Larva L2
Dopo la prima muta il colore di fondo del corpo acquista la tonalità giallo-aranciata che manterrà per tutto lo sviluppo larvale e le setole diventano scure.
Tutte le foto che seguono riguardano larve, pupe e adulti provenienti dai Monti della Tolfa (Roma), salvo diversamente specificato, e la data della foto è riportata solo quando il soggetto è stato ripreso in natura, perché i tempi dello sviluppo in cattività non sono significativi in quanto falsati dalle condizioni di temperatura, umidità, ventilazione, fotoperiodo diverse da quelle naturali.
Larva L3
Alla terza età i tubercoli scuri su ogni segmento, presenti anche alle età precedenti, sono meno visibili in quanto compresi in un anello nero trasversale al centro di ogni segmento, che comincia a creare l’alternanza nero/arancio che caratterizzerà il pattern delle larve alle età successive. Le setole sono molto più lunghe sui segmenti toracici e alla fine di quelli addominali, cioè ai due estremi della larva in senso longitudinale.
La capsula cefalica, le zampe toraciche e le false zampe addominali sono nere.
Larva L4
Fatta la terza muta, le larve L4 hanno il corpo ad anelli arancioni e neri, e non si tratta di segmenti successivi di colori alternati arancione e nero: ciascun segmento ha la parte anteriore arancione, la parte mediana nera e quella posteriore arancione.
Questi colori vivaci e contrastati rendono le larve decisamente vistose e non le fanno passare inosservate sul verde delle foglie e dei fusti delle piante alimentari: è una colorazione aposematica, che avvisa i predatori potenziali della loro non commestibilità e nocività, derivante dalle piante velenose di cui si sono nutrite, consentendo di associare, e di fissare indelebilmente nella memoria, tale colorazione all’eventuale pessima esperienza fatta da chi ha provato a cibarsi delle larve e non avrebbe alcuna voglia di ripeterla.
Larva L5
Le larve di quinta ed ultima età si riconoscono per le dimensioni, ma anche per la capsula cefalica che, da nera che era, prende adesso dei toni rossastri mescolati al nero, come si intravede in qualcuna delle foto che seguono.
A causa dell’elevato numero di uova deposte tutte insieme, e dalla scarsa predazione dovuta alla loro tossicità, è facile trovare un gran numero di larve all’ultima età sulle stesse piante, come si vede nell’ultima foto di questo paragrafo.
Pupa
Le larve mature scendono sempre a terra per impuparsi: se il terreno non è troppo compatto, a volte la larva scava appena in superficie e si prepara una nicchia, ma di solito si limita ad infilarsi sotto lo strato superficiale di detriti che copre il terreno e a costruire un accenno di bozzolo, avvicinando a sé e fissando con un po’ di seta quello che trova intorno, terra sciolta, pezzetti di foglia, piccoli sassi.
Costruita alla meglio la sua camera pupale, la larva progressivamente perde la capacità di camminare, si accorcia e diventa più grossa soprattutto nella parte centrale: vediamo ancora la larva, ma internamente si è già formata la pupa, che si libererà dell’esuvia della larva a breve.
Nelle foto che seguono, per poterne apprezzare i dettagli, le pupe sono state estratte con delicatezza dalla camera pupale: si può fare e non le danneggia se vengono manipolate con estrema cura, ma è necessario attendere almeno una decina di giorni da quando la larva si è nascosta per impuparsi, per essere sicuri che la pupa sia ben formata e si sia indurita.
Le pupe svernano e gli adulti compaiono in natura tra la metà della primavera e l’inizio dell’estate dell’anno successivo.
Adulto
Il dimorfismo sessuale è praticamente inesistente: né il pattern alare, né la morfologia delle antenne né le dimensioni consentono di distinguere il maschio dalla femmina, solo l’estremità dell’addome potrebbe aiutare, ma l’adulto andrebbe manipolato, dato che le ali coprono quasi sempre l’addome.
Gli adulti vengono attratti moderatamente dalle luci artificiali ma volano anche di giorno, e si alzano rapidamente in volo in caso di disturbo.
Links
Qualche sito in rete con informazioni e foto su questa specie:
-
- Lepiforum e.V.
- Lepidoptera and their ecology (Wolfgang Wagner)
- Les Carnets du Lépidoptériste Français (Philippe Mothiron & Claire Hoddé)
- Les Pages Entomologiques d’André Lequet
- UKmoths (Ian Kimber)
- NBN (National Biodiversity Network) atlas
- North American Moth Photographers Group
- Moths and Butterflies of New Zealand Trust





















































