Tyria jacobaeae

di Paolo Mazzei

La nostra farfalla del mese è ancora un Erebidae, Tyria jacobaeae (Linnaeus, 1758), appartenente alla sottofamiglia Arctiinae, considerata in precedenza una famiglia a sé (Arctiidae).

Ricorda le specie del genere Zygaena Fabricius, 1775 (famiglia Zygaenidae, vedere la foto più avanti), soprattutto come colorazione, mentre un’osservazione più attenta dell’adulto rivela una morfologia assai diversa, e la loro apparente convergenza è legata soprattutto ai colori rosso e nero, aposematici e di avviso, per i potenziali predatori, della loro non commestibilità.

Tyria jacobaeae è distribuita nella maggior parte dell’Europa: nella penisola scandinava arriva alla latitudine di Oslo e di Uppsala, la si trova ovunque in Gran Bretagna e in Irlanda ed è una delle falene più facilmente osservabili nell’Europa centrale, anche perché è facile che si alzi in volo di giorno se disturbata e a causa dei colori vistosi sia della larva che dell’adulto. In Italia è probabilmente presente in tutte le regioni, comprese la Sicilia e la Sardegna, ma è molto scarsa nella Pianura Padana e ci sono poche segnalazioni per il Molise, la Puglia, la Basilicata e la Calabria.

Adulto nato in cattività da larve dei Monti della Tolfa (Roma).

Zygaena romeo, per confronto. Colle Langan, Triora (Imperia), 27/6/2025.

Vola dal livello del mare fino a oltre 2000 metri, ed ha una sola generazione tra metà aprile e metà luglio, a seconda delle condizioni climatiche, che dipendono sia dalla quota che dalla latitudine e che possono variare molto per una specie come questa il cui areale si estende dalla Sicilia alla Scandinavia. Le larve si trovano da maggio ad agosto.

Frequenta ambienti diversi, dalle paludi alle praterie aride, alle zone sabbiose dell’entroterra e ad altri terreni aperti, ma si trova anche in prati e pascoli alpini e in radure di boschi mesofili: la sua presenza è comunque legata alla presenza delle sue piante alimentari larvali, che vedremo nel prossimo capitolo.

Piante alimentari larvali

La larva si nutre principalmente delle foglie e dei fiori dei senecioni (specie dei generi Senecio L. e Jacobaea Mill.), piante velenose e nocive per il bestiame e per l’uomo, contenenti lattoni sesquiterpenici e alcaloidi pirrolizidinici (senecionina, senecifillina, retrorsina), genotossici, cancerogeni e pericolosi per il fegato e per i reni.

Nell’Italia centrale è comune soprattutto su Jacobaea erratica (Bertol.) Fourr., detta senecione dei fossi: tutte le uova e le larve di questo articolo sono state trovate su questa pianta, in tre località non molto lontane tra loro sui Monti della Tolfa (Roma), insieme ad un paio di adulti in volo diurno.

Le larve in cattività sono state nutrite, in mancanza di senecione dei fossi, con il Senecio inaequidens DC. (senecione sudafricano), una pianta altamente invasiva, e tossica come le sue congeneri, importata dal Sudafrica e presente ormai in tutta l’Italia settentrionale, centrale e in parte al sud in rapida espansione, che Tyria jacobaeae potrebbe aiutare a controllare.

Sulle Alpi le larve si trovano anche su Tussilago farfara L. e su Petasites albus (L.) Gaertn., Petasites paradoxus (Retz.) Baumg. e Petasites hybridus (L.) Gaertn., Mey. & Scherb.

Larve su Jacobaea erratica, 21/6/2025.

Jacobaea erratica, Monti della Tolfa (Roma), 2/7/2024.

Senecio vulgaris, Rocca di Papa (Roma), 7/4/2020.

Senecio inaequidens, Aeroporto Preturo (L’Aquila), 2/7/2025.

Jacobaea vulgaris, Macclesfield, UK, 28/6/2025. (foto A. Emmerson, license CC BY-NC)

Tussilago farfara, Bocca di Valle (Chieti), 21/8/2019. (foto Maria Rita Gelso, license CC BY-NC)

Petasites hybridus, Oasi Castel di Guido (Roma), 30/4/2023.

Uovo

Le uova vengono deposte sulla pagina inferiore delle foglie delle piante alimentari larvali, abitualmente in gruppi di oltre cento. Sono sferiche, lucide, appena deposte di colore giallo vivo, si scuriscono dopo pochi giorni, e subito prima della schiusa mostrano in trasparenza la capsula cefalica scura della larva già formata al loro interno.

Nelle foto due distinti gruppi di uova trovati il 21/6/2025 – già deposte in natura sui Monti della Tolfa (Roma) – su due foglie di Jacobaea erratica, il primo gruppo di 106 uova ancora gialle, il secondo di 127 uova già scurite e con le larve visibile all’interno, che hanno cominciato a schiudersi circa tre ore dopo il ritrovamento.

Le uova che rimangono gialle tra le altre scurite sono sterili.

Primo gruppo (106 uova). 21/6/2025 ore 14:02

Dettaglio del gruppo di 106 uova. 21/6/2025 ore 14:01

Gruppo di 106 uova poco prima della schiusa, una larva già uscita, due uova sterili. 24/6/2025 ore 7:45

Secondo gruppo (127 uova) poco prima della schiusa: sei uova sterili. 21/6/2025 ore 10:24

Larva L1

Appena schiuse le larve sono gialle o giallastre con la capsula cefalica nera. Il colore diventa progressivamente verde giallastro più scuro con l’alimentazione. Verso la fine della prima età le larve sono verdastre e hanno sei tubercoli scuri sui tre segmenti toracici e otto su ciascuno dei primi otto segmenti addominali, da ciascuno dei quali parte una setola biancastra. La capsula cefalica rimane nera e lucida e gli ultimi segmenti addominali hanno zone scure più evidenti.

All’inizio le larve sono raggruppate sulla stessa foglia su cui erano state deposte le uova, ma ben presto si distribuiscono sulle foglie vicine della stessa pianta e tendono a disperdersi, non mostrando in realtà un vero e proprio comportamento gregario.

Gruppo di 127 uova alla schiusa. 21/6/2025 ore 14:03

Gruppo di 127 uova alla schiusa. 21/6/2025 ore 15:43

Gruppo di 106 uova già schiuse. 24/6/2025 ore 19:51

Gruppo di 106 uova già schiuse. 25/6/2025 ore 16:54

Gruppo di 127 uova già schiuse. 21/6/2025 ore 18:57

Larva L2

Dopo la prima muta il colore di fondo del corpo acquista la tonalità giallo-aranciata che manterrà per tutto lo sviluppo larvale e le setole diventano scure.

Tutte le foto che seguono riguardano larve, pupe e adulti provenienti dai Monti della Tolfa (Roma), salvo diversamente specificato, e la data della foto è riportata solo quando il soggetto è stato ripreso in natura, perché i tempi dello sviluppo in cattività non sono significativi in quanto falsati dalle condizioni di temperatura, umidità, ventilazione, fotoperiodo diverse da quelle naturali.

22/6/2025.

2/7/2024.

Larva L3

Alla terza età i tubercoli scuri su ogni segmento, presenti anche alle età precedenti, sono meno visibili in quanto compresi in un anello nero trasversale al centro di ogni segmento, che comincia a creare l’alternanza nero/arancio che caratterizzerà il pattern delle larve alle età successive. Le setole sono molto più lunghe sui segmenti toracici e alla fine di quelli addominali, cioè ai due estremi della larva in senso longitudinale.

La capsula cefalica, le zampe toraciche e le false zampe addominali sono nere.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

Larva L4

Fatta la terza muta, le larve L4 hanno il corpo ad anelli arancioni e neri, e non si tratta di segmenti successivi di colori alternati arancione e nero: ciascun segmento ha la parte anteriore arancione, la parte mediana nera e quella posteriore arancione.

Questi colori vivaci e contrastati rendono le larve decisamente vistose e non le fanno passare inosservate sul verde delle foglie e dei fusti delle piante alimentari: è una colorazione aposematica, che avvisa i predatori potenziali della loro non commestibilità e nocività, derivante dalle piante velenose di cui si sono nutrite, consentendo di associare, e di fissare indelebilmente nella memoria, tale colorazione all’eventuale pessima esperienza fatta da chi ha provato a cibarsi delle larve e non avrebbe alcuna voglia di ripeterla.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

Larva L5

Le larve di quinta ed ultima età si riconoscono per le dimensioni, ma anche per la capsula cefalica che, da nera che era, prende adesso dei toni rossastri mescolati al nero, come si intravede in qualcuna delle foto che seguono.

12/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

2/7/2024.

12/7/2024.

12/7/2024.

A causa dell’elevato numero di uova deposte tutte insieme, e dalla scarsa predazione dovuta alla loro tossicità, è facile trovare un gran numero di larve all’ultima età sulle stesse piante, come si vede nell’ultima foto di questo paragrafo.

2/7/2024.

12/7/2024.

Pupa

Le larve mature scendono sempre a terra per impuparsi: se il terreno non è troppo compatto, a volte la larva scava appena in superficie e si prepara una nicchia, ma di solito si limita ad infilarsi sotto lo strato superficiale di detriti che copre il terreno e a costruire un accenno di bozzolo, avvicinando a sé e fissando con un po’ di seta quello che trova intorno, terra sciolta, pezzetti di foglia, piccoli sassi.

Costruita alla meglio la sua camera pupale, la larva progressivamente perde la capacità di camminare, si accorcia e diventa più grossa soprattutto nella parte centrale: vediamo ancora la larva, ma internamente si è già formata la pupa, che si libererà dell’esuvia della larva a breve.

Nelle foto che seguono, per poterne apprezzare i dettagli, le pupe sono state estratte con delicatezza dalla camera pupale: si può fare e non le danneggia se vengono manipolate con estrema cura, ma è necessario attendere almeno una decina di giorni da quando la larva si è nascosta per impuparsi, per essere sicuri che la pupa sia ben formata e si sia indurita.

Le pupe svernano e gli adulti compaiono in natura tra la metà della primavera e l’inizio dell’estate dell’anno successivo.

21/6/2025.

21/6/2025.

Alleghe (Belluno), 7/5/2005.