Calliteara fortunata
di Paolo Mazzei
Apriamo il 2026 con un endemismo delle Isole Canarie, Calliteara fortunata (Rogenhofer, 1891), appartenente alla sottofamiglia Lymantriinae (Erebidae), considerata in precedenza una famiglia a sé (Lymantriidae).
Abita le isole di questo arcipelago più lontane dal continente Africano: Gran Canaria, Tenerife, La Gomera, La Palma e El Hierro, mentre è assente a Lanzarote, Fuerteventura e in tutti gli isolotti più piccoli presenti intorno a queste ultime due (Lobos, La Graciosa e le altre ancora più piccole).
L’epiteto specifico fortunata, che questa specie condivide con almeno altri tre endemismi o subendemismi delle Canarie (Ascotis fortunata Agrotis fortunata ), deriva dal nome di Isole Fortunate (insulae fortunatae) attribuito alle Canarie nella letteratura classica sia in contesti mitici sia in opere storiche e geografiche.
Descritta originariamente nel genere Dasychira Hübner, [1809], la si trova citata spesso anche nel genere Dicallomera Butler, 1881.
Presenta diversa generazioni continue ed è presente praticamente tutto l’anno, inclusi i mesi invernali. La larva si nutre principalmente degli aghi del Pinus canariensis C.Sm. ex DC. (pino delle Canarie) ed è infatti conosciuta come la lagarta del pino (lagarta in spagnolo, oltre ad essere il femminile di lagarto = lucertola, vuol dire anche bruco, anche se è più comune il termine oruga). Oltre al pino, che è la sua pianta alimentare principale, la larva di questa specie si ciba di numerose altre piante anche molto lontane dal pino delle Canarie: trovo citate Rumex lunaria, Nicotiana glauca, Lotus, Adenocarpus foliolosus, Spartocytisus supranubius, Cytisus proliferus, Myrica faya, Erica arborea, Salix canariensis e in cattività si nutre senza problemi di svariate specie di pino, abete e larice.
La mattina del 26 dicembre 2019, a Erjos, nella parte nord occidentale dell’isola di Tenerife tra Santiago del Teide e El Tanque, trovai un maschio di questa specie per strada sotto una lampada accesa tutta la notte, mentre alle mie lampade ultraviolette, accese la sera precedente dal tramonto fino a quasi mezzanotte sulla terrazza della casa rural che mi ospitava, non si era fatta vedere. Anche la sera successiva, fino alla mezzanotte, neanche l’ombra di una Calliteara fortunata: decisi allora di tenere accese le lampade tutta la notte, fino alla mattina successiva, quando trovai cinque individui di questa specie, quattro maschi e una femmina, e due coppie ancora unite. Sembra quindi che venga attratta dalla luce artificiale molto tardi durante la notte.
Tutte le foto degli stadi preimmaginali e dei successivi sfarfallamenti di questo articolo derivano dalle uova deposte dagli adulti arrivati a notte fonda alle lampade tra il 26 e il 27 dicembre 2019 a Erjos, Tenerife.
Uovo
La femmina depone le uova sia sugli aghi che sulla corteccia dei pini. Prima della deposizione, l’addome della femmina (prima foto successiva) mostra alla sua estremità quelle che appaiono come un gran numero di setole giallastre chiare regolarmente e densamente allineate, ma che sono in realtà scaglie molto allungate e appuntite, che la femmina userà per ricoprire e nascondere le uova, fornendo loro anche una protezione dagli agenti atmosferici.
Le uova vengono deposte per prime, in uno o più strati regolari, e sono sferiche, lucide e di colore grigio uniforme. Una volta deposto un gruppo di uova, che può contare da qualche decina a oltre un centinaio di uova, la femmina le ricopre accuratamente con le sue scaglie in modo da nasconderle completamente ai predatori. Per poter osservare le uova si può staccare delicatamente tutto il gruppo ricoperto, le uova appariranno al di sotto.
Larva L1
Alla prima età, le larve si disperdono in fretta sugli aghi dei pini: sono quasi nere, lucide, con dei tubercoli tondeggianti ancora più scuri su ciascun segmento e tre processi sul primo segmento toracico, uno dorsale nero lucido più largo e sporgente subito dietro il capo e gli altri due laterali.
Anche la capsula cefalica è nerastra e lucida.
Lateralmente in basso, da entrambi i lati, corre una linea grigia non troppo evidente. Dorsalmente e lateralmente sono presenti numerose setole grigiastre e nerastre molto lunghe.
Larva L2
Dopo la prima muta la larva comincia a mostrare dei colori e un primo accenno degli “spazzolini” dorsali tipici della tribù degli Orgyiini a cui questa specie appartiene: il corpo si schiarisce, compaiono delle linee chiare sinuose, sul dorso del primo segmento addominale si nota un ciuffetto di setole rossastre, due tubercoli rossi dorsalmente sul sesto e settimo addominale e alcune sfumature rosate. Le setole sono più dense, giallastre quelle latero-ventrali e quelle che dal primo segmento toracico sono rivolte in avanti a coprire parte del capo, tra il grigio e nero le altre più lunghe.
Dai due lati del primo segmento toracico partono due ciuffi lunghi e sottili di setole scure, rivolte lateralmente e verso la parte anteriore del corpo.
Larva L3
La terza età non porta grossi cambiamenti, tranne la comparsa, sull’ottavo segmento addominale, di un ciuffo dorsale singolo e sottile di setole lunghe e nere con riflessi rossastri alla base, rivolto verso l’estremità posteriore del corpo.
Larva L4
Alla quarta età, dopo la terza muta, i due ciuffi anteriori laterali e quello posteriore dorsale si sono allungati, lo spazzolino dorsale sul primo addominale è ora ben visibile e viola e sono comparsi altri tre ciuffetti più piccoli e grigi sul secondo, terzo e quarto segmento addominale.
Diverse macchiette rosse dorso-laterali adornano ora la maggior parte dei segmenti corporei, e il giallo delle setole è molto vivace.
Larva L5
All’ultima età la colorazione è decisamente vistosa: gli “spazzolini” dorsali sono ora cinque, sui primi cinque segmenti addominali, il primo è azzurro e superiormente viola mentre gli altri quattro sono interamente azzurri (questi colori mostrano una certa variabilità tra popolazioni diverse).
I due ciuffi lunghi anteriori laterali e soprattutto il singolo ciuffo posteriore dorsale hanno adesso la base di un bel rosso vivo, tutto il corpo è marezzato di bianco, la linea latero-ventrale è arancione, ci sono diverse macchiette bianche e rosse e la maggior parte delle setole più corte sono gialle.
Pupa
La larva matura si impupa di solito direttamente sugli aghi dei pini o sulla corteccia, spesso sfruttando, per nascondersi, la biforcazione di rami o dei tratti di corteccia parzialmente separati dal tronco, che formano degli anfratti adatti; sono citati comunque bozzoli trovati sul terreno, tra le foglie secche. Fila un bozzolo non particolarmente robusto, ma non dovrà passare un periodo molto lungo prima dello sfarfallamento, dato il clima particolarmente mite delle Canarie ed il fatto che le generazioni sono continue, senza periodi di diapausa.
Aprendo i bozzoli, appare la pupa e l’esuvia della larva (quest’ultima visibile ad esempio in alto a destra nella terza e quarta foto che segue). Le prime quattro foto mostrano pupe maschili, le ultime quattro pupe femminili. Già dalla pupa si riconosce facilmente il sesso della farfalla che nascerà guardando gli astucci antennali nelle pupe in vista ventrale: quelli del maschio sono considerevolmente più prominenti e sviluppati.
Le pupe hanno diverse setole gialle sul corpo, soprattutto sull’addome, e sia le pupe maschili che quelle femminili hanno, dorsalmente nei primi tre segmenti addominali, tre zone giallastre molto chiare a forma di losanga, leggermente rialzate e molto contrastanti con il colore scuro di fondo, corrispondenti in qualche modo con gli spazzolini dorsali delle larve alle ultima età. Tali zone chiare, presenti anche nelle pupe di diverse specie del genere Orgyia Ochsenheimer, 1810, sembrano formate da numerose piccole protuberanze emisferiche addensate insieme.
Adulto
Nella prima foto il primo maschio trovato a Erjos la mattina del 26/12/2019, nella seconda e terza tre degli individui venuti a notte fonda alla lampade e visti la mattina del 27/12/2019, mentre tutte la altre ritraggono adulti sfarfallati dalle larve allevate in cattività.
Gli adulti sfarfallano dopo una quindicina di giorni dalla formazione della pupa. I due sessi si riconoscono con facilità: le ali delle femmine sono più strette ed allungate, con l’apice più arrotondato, mentre quelle dei maschi sono più larghe e corte, con l’apice più appuntito e il margine più dritto. Inoltre il pattern alare del maschio, negli individui freschi, è più contrastato di quello della femmina.
Ma il carattere più immediato per distinguere i due sessi sono le antenne: profondamente e vistosamente bipettinate quelle dei maschi (ed è per questo che gli astucci alari delle pupe nei maschi sono più grandi), sottili e filiformi quelle delle femmine.
Links
Qualche sito in rete con informazioni e foto su questa specie:
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- Lepiforum e.V.
- Lepidoptera and their ecology (Wolfgang Wagner)










































