Apochima flabellaria
di Paolo Mazzei
La nostra nuova protagonista appartiene alla sottofamiglia Ennominae dei Geometridae ed è Apochima flabellaria (Heeger, 1838).
È una specie a volo notturno, con una sola generazione all’anno che compare soprattutto in inverno, con qualche individuo già a inizio novembre e fino ad aprile.
In Italia è presente dall’Emilia Romagna verso sud, Sicilia e Sardegna incluse, ma è decisamente più comune nel meridione, sulle coste e nelle infiltrazioni della macchia mediterranea verso l’interno, anche se sono stati trovati adulti fino a oltre 1000 m. Preferisce comunque ambienti mediterranei e semi-aridi, con suoli tipicamente ben drenati e calcarei.
Al di fuori dell’Italia la troviamo sulle coste mediterranee della Spagna, nel sud dei Balcani (Albania, Grecia incluse gran parte delle isole tra cui Creta, N Macedonia, Bulgaria), in Turchia, Cipro, lungo la costa orientale del Mediterraneo fino alla Palestina e sulla costa mediterranea della Libia, Tunisia, Algeria e Marocco: è quindi circummediterranea ma manca del tutto in Francia, compresa la Corsica.
Verso est si spinge, attraverso il Medio Oriente, fino alle repubbliche centroasiatiche dell’ex Unione Sovietica.
Come sempre tutte le foto di questo articolo sono cliccabili per visualizzare la versione della foto più grande e con più dettagli.
L’epiteto specifico flabellaria deriva da flabellum, che in latino significa ventaglio, e si riferisce alla particolare caratteristica delle ali a riposo che si ripiegano in senso longitudinale su sé stesse due volte in direzioni opposte, sovrapponendosi come tre strisce consecutive di un ventaglio, dando l’idea di essere arrotolate quando invece sono semplicemente piegate, come si può notare con facilità osservando le pieghe dell’ala vicino all’apice, in alto a destra, nella foto che precede.
Le ali anteriori, come si vede nella foto di apertura, puntano verso l’esterno e verso l’alto, mentre le posteriori, anche queste piegate in senso longitudinale, vengono tenute a contatto con l’addome. Il risultato è qualcosa che non sembra più una farfalla, ma due rametti secchi che sporgono da un pezzetto di legno, ed è difficile che un predatore la possa riconoscere come farfalla, e quindi come potenziale preda, soprattutto se è posata su un tronco o un letto di foglie secche, e le antenne sono ripiegate ai lati del corpo.
Gli adulti volano in inverno diverse ore dopo il tramonto del sole, e sono attratti dalle luci artificiali, i maschi in buon numero, le femmine molto più raramente. Ma non hanno l’aria di essere gran volatori e non li si vede mai arrivare: ad un certo punto ne vedi uno o due a terra e cercando intorno alle luci li trovi, spesso a qualche metro di distanza, e una volta posati sono ben poco reattivi, riprendono il volo difficilmente anche toccandoli, quasi a volerti dire “ma non vedi che sono un rametto secco?”
Le larve si nutrono di piante appartenenti a famiglie diverse, soprattutto Asteraceae, tra le quali amano particolarmente le specie del genere Calendula e sulle quali ho allevato tutte le larve di questo lavoro, ma anche i generi Senecio, Sonchus, Chrysanthemum, in cattività anche Taraxacum, specialmente i fiori. Tra le famiglie gradite vanno citate anche le ombrellifere (Apiaceae), tra cui in particolare i generi Ferula, Pastinaca e Foeniculum dove non è difficile trovare le larve a inizio primavera. Trovo citati in letteratura anche i generi Galium (Rubiaceae), Sisymbrium, Bituminaria e Vicia (Fabaceae), Rumex (Polygonaceae).
Le foto che seguono, salvo diversamente specificato, si riferiscono all’allevamento di larve di questa specie nate da una singola ovatura deposta da una femmina attirata dalle mie luci artificiali nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 2025 a Serifos, isola delle Cicladi greche (la deposizione è cominciata in realtà tre notti dopo, tra il 28 e il 29). La pianta alimentare che ho utilizzato in cattività è Calendula arvensis (Vaill.) L.
Le foto prive di località mostrano quindi implicitamente individui appartenenti alla popolazione presente sull’isola di Serifos.
Uovo
La deposizione avviene in inverno e all’inizio della primavera: le uova vengono deposte di solito a gruppi di diverse decine, soprattutto sugli steli delle piante nutrici larvali e anche sulle foglie. Sono segnalate deposizioni su rametti di latifoglie arbustive e anche su pietre e rocce, ma le larve di prima età ne discendono alla ricerca di piante erbacee gradite, che di solito trovano essendo, come si è detto, discretamente polifaghe.
Appena deposte le uova sono di un bel verde brillante lucido, ma dopo due o tre giorni virano al marrone, altrettanto lucido.
Poco prima della schiusa le uova lasciano vedere in trasparenza la larva che uscirà di lì a poco, assumendo una colorazione ancora ancora più scura e tendente al bluastro. Le uova biancastre dell’ultima foto sono quelle da cui la larvetta è già uscita.
Per la schiusa, alla temperatura domestica di una ventina di gradi o poco più, ci sono voluti quindici giorni, in natura non credo che sarebbe stato molto diverso, visto il clima invernale per niente rigido delle Cicladi centrali, almeno di giorno, e l’eventualità in natura del sole diretto sulle uova.
Larva L1
Non riporto le date delle foto che seguono, essendo ben poco significative: sono tutti esemplari cresciuti in cattività, in condizioni diverse da quelle che avrebbero trovato in natura.
La colorazione delle larve L1 alla schiusa è decisamente scura, con la capsula cefalica nera e lucida e qualche macchietta bruna sul corpo appena più chiara. Su ogni segmento si notano dei piccoli turbercoli dorsali e laterali, da ciascuno dei quali parte una setola scura.
Fin dalla prima età la larva adotta una posizione di riposo e di difesa con le due uniche coppie di false zampe ancorate al substrato e tutta la parte più anteriore ripiegata quasi a 90 gradi verso l’alto e poi di nuovo arcuata verso il basso, con il capo che si avvicina all’addome.
E fin dalla prima età le larve, avendo a disposizione delle piante di calendula, si sono dimostrate parecchio interessate ai fiori, consumandone sia i petali che la parte più interna. L’ultima foto mostra una larva in muta verso la seconda età larvale.
Larva L2
Alla seconda età in alcune larve la parte anteriore dei primi quattro segmenti addominali, e in parte anche dei tre toracici, diventa più chiara, dando alla larva un’alternanza di chiaro e scuro (prima e seconda foto); altre larve conservano invece una colorazione scura, salvo qualche piccola zona più chiara (parte anteriore dorsale del primo segmento toracico e alcuni tubercoli dorsali).
Nell’ultima foto una larva in muta tra la seconda e la terza età.
Larva L3
Nelle larve di terza età si accentua la colorazione a bande trasversali nocciola e scure, già viste in qualche larva L2, e soprattutto i tubercoli dorsali si allungano leggermente e diventano ben più vistosi.
Quando sono piegate in posizione di difesa perché disturbate possono sembrare un escremento o un seme di calendula, che ha più o meno le stesse dimensioni e forma, come mostrato nella prossima foto, e assume una colorazione scura come quella della larva man mano che si matura.
Larva L4
Alla quarta età le larve cominciano a mostrare una notevole varietà di colori e disegni, i tubercoli dorsali sono ancora più sviluppati e le tre coppie di zampe toraciche sono decisamente lunghe e vistose.
Le ultime tre foto mostrano larve in muta verso l’ultima età. Da notare gli stigmi respiratori, ben evidenti nel primo segmento toracico e nel primo addominale (cioè il quarto a partire dal capo) dell’ultima larva – cliccateci sopra per ingrandirla: si notano due bordi neri concentrici, il più stretto è quello della larva L4, quello esterno più largo invece sarà quello, visibile in trasparenza sotto la cuticola L4, che avrà la larva L5 subito dopo la muta.
Larva L5
La prima foto delle larve alla quinta e ultima età ha una storia alle spalle: è una mia vecchia diapositiva Kodak Ektachrome 64 scattata a maggio del 1990 nel giardino di un amico che abitava a Manziana, in provincia di Roma.
Internet stava lentamente diffondendosi ma ancora i contenuti, e soprattutto le immagini, scarseggiavano, e i tentativi di determinazione di larve di lepidotteri richiedevano la consultazione delle poche guide disponibili, o l’esperienza di amici e conoscenti: peccato però che l’interesse degli entomologi per le larve fosse all’epoca mediamente assai scarso, e questa, chiaramente un geometride visto il numero e la posizione delle false zampe addominali, a livello di specie non la conosceva nessuno, ma mi aveva incuriosito molto, con quella sua aria da diavoletto arrotolato.
Provai ad allevarla per vedere cosa ne sarebbe venuto fuori, ma, come tutte le specie a volo invernale, avrebbe richiesto attenzioni particolari, tra cui tenere le pupe all’esterno dall’inizio dell’autunno, e purtroppo non nacque nulla. E questa diapositiva rimase per almeno dieci anni tra i geometridi non determinati, finché non vidi in rete una foto di una larva quasi identica, che finalmente svelava l’arcano 😊…
All’ultima età la larva è inconfondibile per il suo aspetto “spinoso” e per i suoi disegni: il colore di base è verde, ma varia mescolandosi con toni gialli, nocciola o grigi e con disegni scuri sottili più o meno evidenti e spesso assenti, mentre il colore ventrale è pressoché nero. Segue una carrellata di larve mature, per dare un’idea della variabilità.
Poco prima di impuparsi i toni verdi spariscono sostituiti da una tinta violacea e la larva scende dalla sua pianta nutrice e passa parecchio tempo a camminare sul terreno cercando un punto conveniente per interrarsi e trasformarsi in pupa.
Pupa
Per potersi impupare in cattività avevo fornito alle larve dei contenitori in plastica con una strato di una quindicina di centimetri sul fondo di terra sciolta e asciutta, che inumidivo leggermente solo in superficie, sovrapponendo uno strato di detriti vegetali e foglie secche e fresche. Tutte le larve si sono interrate fino al fondo del contenitore, ad una profondità compresa quindi tra dieci e quindici cm, ma non ho idea di cosa avrebbero fatto in natura, magari qualcuna sarebbe scesa anche a profondità maggiori, dipende ovviamente anche dalle caratteristiche del terreno, l’unico dato certo è che le larve si interrano, e quelle poche che non l’hanno fatto si sono seccate a terra tra le foglie senza diventare pupe.
Una volta interrate, le larve consolidano con la loro seta una camera pupale e filano un bozzolo internamente molto ben rifinito e liscio, probabilmente impermeabile. Per realizzare le foto che seguono ho aspettato una ventina di giorni da quando le larve si sono interrate, per non interferire con il processo di trasformazione in pupa, poi ho portato due bozzoli in superficie, li ho fotografati integri e li ho poi tagliati con attenzione utilizzando una forbice appuntita e sottile, senza danneggiare le pupe, che ho ripreso dentro il bozzolo tagliato e poi all’esterno del bozzolo.
Adulto
I due sessi, simili per dimensioni e ornamentazione, sono riconoscibili con estrema facilità in base alla morfologia delle antenne: vistosamente bipettinate nel maschio, filiformi nella femmina.
La particolare posizione di riposo di questa specie consente di vedere una caratteristica comune a gran parte delle falene ma di solito nascosta nelle specie che tengono a riposo le ali a tetto o che coprono i lati del corpo: il frenulo, presente in questa forma nell’ala posteriore dei maschi e sostituito nelle femmine da altri sistemi meno evidenti, che permette, insieme ad una specie di tasca presente sull’ala anteriore e chiamata retinacolo, di agganciare l’ala posteriore all’anteriore, migliorando le capacità di volo.
Le due foto che seguono consentono di apprezzare l’estensione dell’ala anteriore quando non è piegata ed è pronta al volo.
Links
Qualche sito in rete con informazioni e foto su questa specie:
-
- Lepiforum e.V.
- Lepidoptera and their ecology (Wolfgang Wagner)
- Butterflies and Moths of Crete (Kalliopi Bormpoudaki)
- Grokipedia v0.2




































































