Saturnia pyri

di Paolo Mazzei

Nel numero 62 della nostra rubrica parliamo del lepidottero – autoctono – più grande d’Italia e d’Europa: Saturnia del pero o Pavonia maggiore, Saturnia pyri ([Denis & Schiffermüller], 1775), descritta originariamente nel genere Bombyx.

È diffusa nel paleartico occidentale, dalle regioni costiere mediterranee del Marocco e dell’Algeria (dove è molto scarsa), e dalla Penisola Iberica, attraverso la Francia a sud di Parigi, l’Italia, la Svizzera, il sud della Germania, l’Austria, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e tutti i Balcani fino all’Ucraina, dalla quale si estende attraverso il Caucaso, la Georgia, l’Armenia, l’Azerbaigian e la Turchia fino alla Siria, Libano, Israele, N dell’Iraq e NO dell’Iran.

In Italia è presente ovunque, incluse le isole maggiori – anche se in Sardegna è assai poco frequente -, dal livello del mare fino a 1400 metri di altitudine. Vive soprattutto in località di pianura e collina, e in montagna è più scarsa. Ha una sola generazione all’anno, che schiude da aprile a giugno a seconda delle condizioni climatiche. Entrambi i sessi hanno attività esclusivamente notturna e sono attratti entrambi, ma soprattutto i maschi, dalle luci artificiali.

Maschio adulto, Cineto Romano (Roma), 8/5/2019.

Nella regione mediterranea esiste un’unica specie con cui la Saturnia pyri si può confondere ed è la Saturnia atlantica Lucas, 1848, distribuita a quote medio-basse sulle pendici rivolte a nord dell’Atlante, dal Marocco attraverso l’Algeria fino alla Tunisia: è mediamente più piccola (massimo 120 mm contro i 166 mm di Saturnia pyri, Saturniidae of the Western Palaearctic), ha le ali anteriori più strette e affusolate, con la costa più concava, le linee postmediane più ondulate e la colorazione tendente più al grigio, mentre i toni di Saturnia pyri sono più caldi, sul nocciola e marrone.

Maschio adulto di Saturnia atlantica, Amizour, Algeria, 5/3/2007. (foto utente iNaturalist whittie, license CC BY-NC)

Maschio adulto di Saturnia atlantica, Tigwelmamin, Makouda, Algérie, 22/2/2020. (foto utente iNaturalist rosslen, license CC BY-NC)

Piante alimentari

Le larve della Pavonia maggiore si nutrono delle foglie di una grande varietà di alberi e arbusti: noce (Juglans regia), pero (Pyrus communis), melo (Malus), susino (Prunus domestica, Prunus avium), prugnolo (Prunus spinosa), mandorlo (Prunus dulcis), pesco (Prunus persica), cotogno (Cydonia), rovo e lampone (Rubus) – e probabilmente altre rosacee arbustive e arboree -, olivo (Olea europea), frassino (Fraxinus), olmo (Ulmus), tiglio (Tilia), betulla (Betula), pioppo (Populus), salice (Salix), ontano (Alnus), ippocastano (Aesculus hippocastanum), acero (Acer), nocciolo (Corylus), lillà (Syringa) e platano (Platanus).

Le larve in cattività accettano anche i liquidambar, sia il nordamericano Liquidambar styraciflua, sia il Liquidambar orientalis, del mediterraneo orientale: isola di Rodi e costa limitrofa sud-occidentale della Turchia.

Uovo

In primavera la femmina esce dal bozzolo, che ha svernato, di norma di prima mattina, e già al crepuscolo è pronta all’accoppiamento ed emette i suoi feromoni che richiamano i maschi anche a grandi distanze: l’accoppiamento dura fino alla sera successiva, e di solito nella seconda notte la femmina comincia la deposizione delle uova, su tronchi, rami e foglie delle piante nutrici.

Spesso le uova sono deposte in file di cinque – dieci unità. L’uovo, che misura circa 2.5 x 2 mm, è oblungo, biancastro, con una piccola macchia scura al polo e spesso con una lieve marezzatura bluastra. Dalla deposizione alla schiusa passano dalle due alle quattro settimane, a seconda del microclima.

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 24/4/2019.

Pratoni del Vivaro (Roma), 2/6/2008.

Monti della Tolfa, Roma, 4/5/2025.

Monti della Tolfa, Roma, 4/5/2025.

Monti della Tolfa, Roma, 4/5/2025.

Larva L1

Alla schiusa, la larva rosicchia il guscio dell’uovo (corion) con le mandibole aprendo una fessura che le consente di uscire.

La larva di prima età, dopo qualche ora necessaria per assumere una colorazione stabile, è marrone molto scuro o nera, inclusa la capsula cefalica, e presenta sei tubercoli per ogni segmento, due dorsali e due su ogni lato, di un marrone assai chiaro tendente all’arancione, ciascuno dotato di 5 – 10 setole brune.

Le false zampe addominali sono arancioni e brune con la base scura.

Monti della Tolfa, Roma, 17/5/2025. (Foto di Diego Reggianti)

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 9/5/2019.

Pratoni del Vivaro (Roma), 1/6/2009.

Monti della Tolfa, Roma, 18/5/2025.

Pratoni del Vivaro (Roma), 6/6/2008.

Monti della Tolfa, Roma, 18/5/2025.

Larva L2

Nelle prime due foto si vede la larva di seconda età durante e alla fine della muta, con la colorazione ancora molto chiara (la larva sullo sfondo a sinistra è ancora in muta e sfoggia i colori della prima età). Nella prima foto si può notare anche la capsula cefalica nera della prima età, caduta davanti al capo della larva, ed è facile apprezzare la differenza di dimensioni delle capsule L1 e L2: le capsule sono rigide e non crescono durante ogni età larvale, e quindi ad ogni muta ci deve essere un incremento dimensionale tale da assicurare delle dimensioni sufficienti all’attività alimentare fino alla muta successiva.

Monti della Tolfa, Roma, 26/5/2025. (Foto di Diego Reggianti)

Monti della Tolfa, Roma, 26/5/2025. (Foto di Diego Reggianti)

La larva L2 continua ad avere un colore di fondo scuro come la L1, colore che però può tingersi di grigio chiaro o di bianco sporco, fino a lasciare il colore scuro solo su delle macchiette nere allineate longitudinalmente tra segmenti diversi.

I tubercoli dorsali sono ora di un arancione più chiaro e vivace, e la colorazione arancione tende a saldarsi tra tubercoli contigui trasversalmente. Le setole dorsali sono più corte rispetto alla lunghezza complessiva della larva.

Pratoni del Vivaro (Roma), 25/6/2009.

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 21/5/2019.

Monti della Tolfa, Roma, 22/5/2025.

Pratoni del Vivaro (Roma), 25/6/2009.

Monti della Tolfa, Roma, 22/5/2025.

Monti della Tolfa, Roma, 25/5/2025.

Monti della Tolfa, Roma, 25/5/2025.

Larva L3

Dopo la seconda muta i lati del corpo della larva L3 sono verde chiaro e non più scuri, così come il dorso che tende all’azzurro, con dei riflessi viola che spariscono nei giorni successivi alla muta, e con delle macchiette nere piccole che si allineano longitudinalmente in una fila dorsale e due simmetriche dorso-laterali.

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 24/5/2019.

Monti della Tolfa, Roma, 30/5/2025.

La capsula cefalica, la parte ventrale e la base delle zampe sono nere, così come gli stigmi respiratori, che sono inglobati in una macchietta nera. Sotto agli stigmi si intravede una linea longitudinale biancastra, appena accennata.

I tubercoli tendono al giallo intenso nel corso della terza età, e le setole si scuriscono: quelle dei segmenti toracici sono molto lunghe e clavate.

Monti della Tolfa, Roma, 30/5/2025.

Pratoni del Vivaro (Roma), 25/6/2009.

Pratoni del Vivaro (Roma), 25/6/2009.

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 24/5/2019.

Larva L4

Dalla quarta età, salvo rare eccezioni, spariscono tutte le macchiette nere dorsali e il nero dal ventre e dalla capsula cefalica: il colore di fondo diventa ovunque verde chiaro uniforme, la capsula cefalica diventa verde con una V rovesciata marrone scura e tutte le setole dorsali e laterali sono ora scure e clavate all’estremità.

I tubercoli della larva L4 sono viola, a volte di un azzurro violaceo, e le zampe sono brune, a parte la base verde.

Pratoni del Vivaro (Roma), 3/7/2008.

Pratoni del Vivaro (Roma), 5/7/2009. (Foto Raniero Panfili)

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 3/6/2019.

Pratoni del Vivaro (Roma), 24/7/2009.

Monti della Tolfa, Roma, 7/6/2025.

Larva L5

Nella prima foto una larva L5 subito dopo la muta: si vede alla sua sinistra in basso la vecchia pelle (esuvia) da cui è fuoriuscita.

A parte le dimensioni sempre più importanti (possono superare i 10 centimetri), la larva L5 è molto simile alla L4, solo i tubercoli dorsali e laterali sono viola in L4 e azzurro in L5.

Monti della Tolfa, Roma, 11/6/2025.

Pratoni del Vivaro (Roma), 20/7/2009.

Monti della Tolfa, Roma, 15/6/2025.

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 13/6/2019.

Psili Ammos, Serifos, Grecia, 11/6/2019.

Monti della Tolfa, Roma, 15/6/2025.

Monti della Tolfa, Roma, 22/6/2025.

Subito prima di impuparsi il colore di fondo passa dal verde al marrone: l’accrescimento della larva si è concluso, le resta solo da cercare un posto adatto per filare il bozzolo protettivo e trasformarsi in pupa.

Pratoni del Vivaro (Roma), 21/7/2009. (Foto di Raniero Panfili)

Monti della Tolfa, Roma, 7/7/2025. (Foto di Diego Reggianti)

Pupa

Spesso le larve mature scendono alla base dell’albero su cui sono cresciute e cominciano a filare il bozzolo, soprattutto se alla base del tronco ci sono piante erbacee e arbusti che assicurano nascondiglio e protezione; altrimenti la larva può vagare sul terreno scoperto alla ricerca di un posto più adatto. Non è raro però che il bozzolo venga filato sulla pianta nutrice, saldandolo a rami e ramoscelli che gli diano una garanzia di stabilità per affrontare la successiva stagione invernale.

Il bozzolo è più o meno cilindrico, con l’estremità inferiore arrotondata e la superiore, da cui uscirà l’adulto, un po’ più acuta e appuntita.

Monti della Tolfa, Roma, 3/7/2025.

Monti della Tolfa, Roma, 5/7/2025.

Tagliando con molta cautela ed attenzione il bozzolo con una forbice sottile ed appuntita, come si vede nelle due foto successive, e scoperchiandolo, appare la sua superficie interna, molto liscia e curata, e la pupa (ho estratto dal bozzolo l’esuvia della larva).

Mentre il bozzolo in basso, all’estremità più arrotondata, è chiuso e impermeabile all’acqua, ed è anche molto resistente, tanto che per tagliarlo, anche con delle forbici affilate, si deve esercitare una forza non indifferente, in alto la larva ha lasciato una ingegnosa “porta di uscita”: all’esterno si vedono dei segmenti più lunghi e grossolani, convergenti in alto a chiudere l’accesso, all’interno una struttura conica schiacciata più stretta e più fitta ma non stagna, nonostante il bozzolo sia praticamente impermeabile alla pioggia, che consente l’uscita ma non l’ingresso dall’esterno.

La testa delle pupe rimane rivolta verso l’imboccatura in alto, così da facilitare l’uscita dell’adulto al momento della schiusa. La robustezza del bozzolo e la sua accurata realizzazione da parte della larva le consentono di passare l’inverno al riparo e ben protetta sia dalle condizioni metereologiche avverse sia dai predatori.

Pupa, vista ventrale, Monti della Tolfa, Roma, 13/7/2025.

Pupa, vista dorsale, Monti della Tolfa, Roma, 13/7/2025.

Lo sfarfallamento avviene all’inizio della primavera, ma la pupa può svernare per più anni consecutivi, soprattutto in caso di inverni freddi e piovosi.

Maschio adulto, Pratoni del Vivaro (Roma), 22/5/2010.

Femmina adulta, Psili Ammos, Serifos, Grecia, 2/5/2015.

Le luci artificiali attirano soprattutto i maschi, ma qualche femmina ogni tanto si fa vedere, ed è facile che deponga un gruppetto di uova dove si è fermata, sul muro, sul telo o per terra.

Maschi adulti, Rio Fiume, Santa Severa (Roma), 25/4/2025.

Maschio adulto, Cineto Romano (Roma), 14/5/2023.

Maschio adulto, Campo Felice (L’Aquila), 1330 m, 4/6/2024.

Maschio adulto, Pratoni del Vivaro (Roma), 26/5/2008.

Maschio adulto, Pratoni del Vivaro (Roma), 22/5/2010.

Maschi adult, Bosco di Foglino, Nettuno (Roma), 15/5/2024.

Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia (Rieti), 24/5/2018.

Femmina adulta, Psili Ammos, Serifos, Grecia, 16/4/2023.

Femmina adulta, Psili Ammos, Serifos, Grecia, 2/5/2015.

Maschio adulto, Rocca di Papa (Roma), 18/5/2015.