Utetheisa pulchella

di Paolo Mazzei

Utetheisa pulchella, descritta da Linnaeus nel 1758 come Phalaena pulchella, appartiene alla famiglia Erebidae, sottofamiglia Arctiinae.

È una specie tropicale e subtropicale, diffusa in tutta l’Africa, incluso il Madagascar, le Seychelles, Mauritius, le Canarie e le Isole di Capo Verde, in Asia fino al Giappone, e in Australia.

Effettua periodicamente migrazioni che la portano, in Europa, verso nord fino in Inghilterra, ma la sua abbondanza è molto variabile di anno in anno: nel 2012 la si incontrava frequentemente lungo le coste laziali durante tutto il mese di ottobre (il 25 ottobre 2012 la temperatura alle 13.30 a Fiumicino era di 24°C), e anche le larve erano molto frequenti sull’eliotropio (Heliotropium europaeum L.).

Dopo dieci anni di assenza o di presenze autunnali sporadiche, quest’anno (2022), con temperature di ottobre elevate e caldo persistente fino ai primi di novembre, è nuovamente abbondante sulla costa tirrenica dell’Italia centrale dove è presente l’eliotropio, e sono frequenti in natura anche gli stadi preimmaginali.

Femmina adulta, Fiumicino, 25 ottobre 2012.

È possibile che, nei luoghi più meridionali e caldi dell’Europa mediterranea (Sicilia, sud della Spagna, Creta…), si possano stabilire delle popolazioni che sopravvivano agli inverni sempre meno freddi degli ultimi anni e che costituiscano quindi una presenza sempre più stabile, come abbiamo già visto per i Danaus. Comunque, alle sue migrazioni verso nord non segue il ritorno verso i luoghi di origine.

Per l’Italia (secondo Bertaccini, Fiumi & Provera (1994). Bombici e Sfingi d’Italia (Lepidoptera Heterocera) Volume I – Natura – Giuliano Russo Editore) sono citate comunque due generazioni: “la prima in maggio-giugno e la seconda da settembre-ottobre sino a novembre; quest’ultima è normalmente meno scarsa”. Wolfgang Wagner l’ha trovata sulla costa occidentale della Sardegna nella seconda metà di maggio e l’ha allevata su Echium, e ha trovato le larve a Madeira su Echium.

Personalmente non l’ho mai incontrata, in Italia, in primavera, ma solo in autunno: in autunno, nelle annate favorevoli, ci possono però essere più generazioni e non una sola, probabilmente due o tre continue e parzialmente sovrapposte, che si protraggono finché la temperatura autunnale lo consente e finché c’è abbondanza di piante alimentari.

E sulle piante alimentari non c’è accordo completo tra differenti fonti di informazione: nonostante venga considerata polifaga su piante basse e riportata, tra le altre, anche su Plantago, Malva, Ricinus, la mia netta impressione, confermata da lepiforum.org, è che sia legata alle Boraginaceae e, in particolare, ai generi Echium e Heliotropium [a rigore, nonostante lepiforum.org consideri gli eliotropi come Boraginaceae, dal 2016 (Luebert, Cecchi et al. (2016). Familial classification of the boraginales. TAXON, 65(3), 502-522 [10.12705/653.5]) il genere Heliotropium appartiene alla nuova famiglia Heliotropiaceae].

Larva su Heliotropium europaeum, via delle Calcare, Rocca di Papa (Roma), 24 ottobre 2022.

Nel Lazio ho incontrato centinaia di larve in natura, sia sulla costa sia, occasionalmente, anche più all’interno (sui Castelli Romani, vedi foto precedente), e tutte, senza eccezioni, stavano su Heliotropium europaeum, che credo si possa considerare con buona probabilità la pianta alimentare per eccellenza in Italia per le generazioni autunnali.

Ambiente costiero con abbondanza di Heliotropium europaeum, via del Pesce Luna, Fiumicino (Roma).

Heliotropium europaeum, piazzale Amerigo Vespucci, Lido di Castel Fusano (Roma), 17 ottobre 2022.

Larva su Heliotropium europaeum, piazzale Amerigo Vespucci, Lido di Castel Fusano (Roma), 17 ottobre 2022.

Devo comunque aggiungere che, almeno in cattività, le larve, sia all’ultima che alla penultima età, sono passate dall’eliotropio e si sono alimentate, senza alcun problema, sulle foglie della borragine, Borago officinalis (larva nella foto precedente, pianta nella successiva). Resta da verificare se le femmine in natura depongano anche su questa pianta, cosa che ritengo assai probabile.

Borago officinalis L.

Ho provato anche a far mangiare alla larve in cattività la buglossa ibrida, Anchusa hybrida, ma con risultati assai scarsi: le larve hanno assaggiato le foglie e ne hanno mangiato piccole quantità, per poi però girare a lungo nel contenitore senza più nutrirsi. Si potrebbe tentare anche con i generi Pulmonaria (polmonaria) e Myosotis (non ti scordar di me).

Ovviamente il fatto che le larve accettino in cattività una determinata specie botanica non implica necessariamente che le femmine depongano spontaneamente su tale specie in natura: per poter aggiungere una pianta all’elenco delle piante alimentari di una farfalla è necessario trovare, su quella pianta, le larve, oppure trovare le uova od osservare una deposizione naturale, anche se, avendo trovato le uova o visto una femmina deporre, sarebbe comunque utile tentare l’allevamento, dato che le femmine a volte si sbagliano, come ho già raccontato sul numero di questa rubrica che parlava del Charaxes jasius.

Anchusa hybrida Ten.

Pulmonaria hirta L.

Myosotis sp.

Tutte le mie foto di Utetheisa pulchella che seguono, a tutti gli stadi di sviluppo, sono state fatte sulla costa della città metropolitana di Roma (che fino al 2014 si chiamava provincia, ma i confini sono gli stessi): in via del Pesce Luna a Fiumicino, nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano (grazie a Marica Furini) e a Santa Marinella (grazie a Camillo De Berardinis), nei mesi di ottobre e novembre 2012 e 2022.

Uovo

Le femmine depongono le uova singolarmente o a gruppi sulle diverse parti delle piante alimentari: foglie fresche e secche, sia sulla pagina superiore che su quella inferiore, fusti e fiori.

Le uova sono sferiche, lisce e lucide e aderiscono alle piante. Inizialmente sono di colore giallo uniforme.

Deposizione uova. Foto di Raniero Panfili.

Ad una settimana circa dalla deposizione, giorno più giorno meno a seconda della temperatura, il colore vira al bruno e comincia a vedersi in trasparenza la capsula cefalica nerastra della larva.

Larva L1

Il giorno successivo ecco le larve di prima età: appena uscite si nutrono dell’involucro trasparente dell’uovo e rimangono diverse ore vicino al luogo della schiusa.

Le larve di prima età sono di colore nocciola, con tubercoli più scuri che portano delle setole rade. La capsula cefalica è nerastra, lucida. Si alimentano all’inizio a spese della cuticola, dell’epidermide e dei tessuti più esterni delle foglie.

Verso la fine della prima età compare una banda chiara dorsale e il colore tende all’arancione all’approssimarsi della prima muta.

La larva della foto precedente è in muta: infatti il primo segmento toracico, quello contiguo alla testa, è ingrossato, dato che ospita al suo interno la nuova capsula cefalica, più grande di quella attualmente visibile, che comparirà appena la pelle si fessurerà e la larva uscirà dal suo involucro.

Larva L2

Dopo la prima muta, alla seconda età, comincia a delinearsi l’ornamentazione che caratterizzerà le larve durante tutto il resto dello sviluppo: una barra trasversale arancione su ciascun segmento e dei disegni nerastri su un fondo bianco. Il rapporto tra i diversi colori è molto variabile, e sia l’arancione che il nero possono prevalere in larve diverse.

Larva L3

Immediatamente dopo la seconda muta, la colorazione della capsula cefalica e dell’estremità anale del corpo è arancione chiara, mentre i tubercoli dorsali e laterali sono di colore arancione carico (prima foto). Dopo poche ore, la capsula cefalica ridiventa scura e compaiono i disegni scuri su fondo bianco che accompagnano le bande trasversali arancioni.

Larva L4

Nella quarta età la capsula cefalica diventa arancione e la colorazione è di solito molto scura, con il nero che prevale nettamente sull’arancione, nonostante si trovino anche larve più chiare e colorate.

Larva L5

Alla quinta e ultima età la larva raggiunge l’apice del suo accrescimento. Dimensioni a parte, il suo aspetto cambia poco rispetto all’età precedente, solo la quantità di arancione tende ad aumentare rispetto al nero, ma la variabilità rimane comunque molto grande.

Le foto che seguono mostrano una carrellata di larve mature.

Larva alimentata in cattività con Borago officinalis, che è stata accettata senza la minima indecisione nonostante si fosse nutrita di eliotropio fin dalla nascita.

Le larve delle tre foto che seguono sono state riprese il 25 ottobre 2012, in un campo incolto in via del Pesce Luna a Fiumicino. Tra ottobre e novembre le temperature si abbassano e le piante di eliotropio tendono a seccare: le larve cominciano a nutrirsi di quel poco di verde che rimane sui rametti, come si vede dalle foto, essendo, sia le foglie che i fiori, secchi e non più commestibili.

Nel 2012 questa è stata, con tutta probabilità, l’ultima generazione sulla costa romana: i primi di novembre la temperatura all’alba era scesa sotto i 6 gradi, probabilmente le larve già mature sono riuscite ad impuparsi, ma la sopravvivenza delle pupe non è scontata alle temperature invernali presenti sulle coste del centro Italia.

Pupa

Appena la larva ha terminato la sua fase di accrescimento, deve trovare il posto giusto per trasformarsi in pupa: questa specie non ha grandi esigenze, non si interra e non costruisce bozzoli elaborati; le basta una foglia che le dia un po’ di protezione, o i detriti vegetali e le foglie secche alla base delle piante su cui si è alimentata, dove costruisce un bozzolo molto rado, e in un giorno o due si vede già la pupa, a fasce arancioni e nere, all’interno del bozzolo.

Quando la temperatura è ancora estiva, o all’interno delle nostre abitazioni, la schiusa e la comparsa dell’adulto avvengono in una settimana – dieci giorni.

Le quattro foto che seguono mostrano la pupa sotto angolazioni diversa, per apprezzare i suoi disegni scuri su fondo arancione.

Adulto

Vedendo accanto le larve e gli adulti di questa specie (cosa che accade di frequente anche in natura dato che gli adulti utilizzano i fiori degli eliotropi come fonte di alimentazione e le diverse generazioni si sovrappongono, consentendo la presenza contemporanea, sulle stesse piante, di entrambi gli stadi di sviluppo) salta subito agli occhi la coincidenza dei colori: bianco, nero e rosso/arancio.

In questo lavoro: Sourakov A., 2016. On adult caterpillar mimicry: cases from the moth world. News of the Lepidopterists’ Society. 58(2): 97-99. l’autore ipotizza un (auto)mimetismo di tipo mülleriano tra le larve e gli adulti di tre specie del genere Utetheisa, tra cui Utetheisa pulchella. e in Abraxas grossulariata.

In effetti l’ipotesi ha una sua plausibilità, soprattutto nelle Utetheisa, in cui larve e adulti condividono le stesse piante, si trovano spesso insieme e sono entrambi non commestibili, un po’ meno per Abraxas grossulariata, che ha una sola generazione, le larve precedono gli adulti e, quando questi ultimi sfarfallano, le larve sono scomparse già da un po’.

Foto di Raniero Panfili.

La variabilità degli adulti è notevole, non se ne trovano due con lo stesso pattern, e il rapporto tra macchie nere e macchie rosse è molto variabile, e si incontrano individui con le macchie rosse molto ridotte, come quello mostrato nella seconda foto successiva, o addirittura assenti. A tali forme diverse sono stati dati nomi (ad esempio nigromaculata Stetter-Stättermayer, 1939), senza validità a livello sottospecifico: dalle uova deposte da una stessa femmina derivano individui con macchie rosse e altri che ne sono privi.

Foto di Raniero Panfili.

Maschio adulto di Utetheisa pulchella e dettaglio delle antenne. Foto di Raniero Panfili.

In questa specie il dimorfismo sessuale è molto limitato, solo le antenne (oltre all’estremità dell’addome, che in foto di solito non è visibile) consentono di riconoscere i sessi: le antenne del maschio sono più spesse e soprattutto cigliate in modo più evidente, ma è necessaria una lente di ingrandimento per osservare la differenza.

Maschio adulto di Utetheisa pulchella.

Maschio adulto di Utetheisa pulchella: dettaglio delle antenne.

Femmina adulta di Utetheisa pulchella.

Femmina adulta di Utetheisa pulchella: dettaglio delle antenne.

Nelle due foto successive i dettagli del capo, dei palpi e della spiritromba gialla arrotolata.

Il genere Utetheisa Hübner, [1819] comprende, a livello mondiale, una ventina di specie (considerando solo quelle appartenenti al sottogenere Utetheisa), tutte con colorazione vivace e probabilmente aposematica, dato che gli adulti contengono alcaloidi pirrolizidinici, composti molto tossici, soprattutto a livello epatico, contenuti nelle piante alimentari di questo genere di falene diurne e in particolare nelle piante dei generi Heliotropium, Echium e Borago (la Borago officinalis ne contiene quantità estremamente ridotte, al di sotto della soglia di tossicità).

Utetheisa pulchelloides Hampson, 1907 è una specie tropicale e subtropicale della regione indo-australiana, per la quale esiste una segnalazione per il Galles (Agassiz et al., 2013), oltre a venire citata per Tenerife (Canarie), probabilmente confondendola con Utetheisa pulchella, sicuramente presente alle Canarie. E in effetti gli adulti delle due specie sono molto simili, e questo è il motivo principale per cui ne parlo qui, avendo foto di adulti, larve e ambiente fatte nell’arcipelago delle Seychelles (Oceano Indiano), e precisamente a Grande Soeur (Big Sister), a nord est di La Digue, ad agosto 2009 e a maggio 2014.

Adulto ex larva, Grande Soeur, Seychelles, settembre 2009.

Adulto ex larva, Grande Soeur, Seychelles, giugno 2014.

Il pattern alare delle due specie è molto simile: Utetheisa pulchelloides ha le macchie rosse, soprattutto quelle distali, un po’ più spente rispetto a Utetheisa pulchella, e quelle rosse vicino all’apice sono di norma particolarmente piccole, ma la grande variabilità di entrambe le specie rende la distinzione tra le due assai problematica.

Fino a prova contraria, l’unico carattere costante che ho trovato è quello che si vede nella foto seguente: in Utetheisa pulchella, a sinistra, sono presenti sul torace delle macchie arancioni più vistose, e, in particolare, quella indicata dalla freccia azzurra non è presente in Utetheisa pulchelloides, a destra.

Gli adulti di  sono attivi di giorno e rimangono spesso nei pressi delle piante alimentari, che a Grande Soeur sono gli eliotropi arborei (un tempo Tournefortia argentea, poi Argusia argentea, Heliotropium foertherianum e Heliotropium arboreum). Sono arbusti o piccoli alberi che non superano i 4 m di altezza e che vivono a pochi metri dal mare, resistendo ai venti marini e alla salsedine.

Heliotropium arboreum, Grande Soeur, Seychelles, agosto 2009.

Heliotropium arboreum, Anse Bazarca, Mahé, Seychelles, maggio 2014.

Adulto su una foglia di Heliotropium arboreum, Grande Soeur, Seychelles, maggio 2014.

Larva su una foglia di Heliotropium arboreum, Grande Soeur, Seychelles, agosto 2009.

Le larve, ben visibili sulle grandi foglie degli eliotropi, assomigliano a quelle di Utetheisa pulchella, che sono come abbiamo visto biancastre con disegni neri e arancione rossastro ben definiti. La larve di questa specie hanno invece tonalità più sfumate e disegni più indistinti, con colori che vanno dal marrone all’ocra su un fondo bianco sporco, come si può notare nelle due foto che seguono.