Pieris brassicae
di Paolo Mazzei
La protagonista del mese di luglio 2026 è la cavolaia maggiore, Pieris brassicae, descritta da Linneo come Papilio brassicae nella decima edizione del Systema Naturae del 1758.
Appartiene alla famiglia Pieridae ed è una delle specie più diffuse e più facilmente osservabili in tutta l’Europa, ad eccezione solo della parte più settentrionale della Scandinavia e della Russia europea. La sua distribuzione comprende anche le Isole Azzorre, il Marocco, l’Algeria e la Tunisia. Attraverso la Turchia si spinge poi fino in Palestina e nel nord dell’Iran, in tutta la regione del Caucaso e, attraverso il sud della Russia asiatica, fino all’Hymalaia, alla Cina ed al Giappone.
In Italia è presente ovunque, incluse le isole, dal livello del mare ad oltre 2000 metri.
Frequenta ambienti prativi, radure di bosco, giardini e parchi urbani, ed ha da due a quattro generazioni all’anno, tra aprile e ottobre, a seconda della latitudine, della quota e dell’andamento termico dell’anno. Lo stadio con cui sverna è sempre la pupa.
Le piante alimentari larvali appartengono soprattutto alle Brassicaceae: trovo citati su lepiforum.org i generi Alliaria, Alyssum, Armoracia, Barbarea, Brassica, Bunias, Cakile, Cardamine, Cochlearia, Crambe, Diplotaxis, Eruca, Isatis, Lepidium, Lobularia, Lunaria, Raphanus, Rhynchosinapis, Rorippa, Sinapis, Sisymbrium, Thlaspi, Turritis, ma le larve si cibano anche di Tropaeolaceae: Tropaeolum, Capparaceae: Capparis, Resedaceae: Reseda, Cleomaceae: Tarenaya, Amaryllidaceae: Allium.
Tre larve di cavolaia maggiore che hanno ospitato larve parassitoidi di Cotesia glomerata, visibili come bozzoli gialli nella foto, Exeter, England, GB, 26/10/2025. (foto utente iNaturalist lucymottram17, license CC BY-NC)
Purtroppo molte specie di Brassicaceae sono coltivate a scopo alimentare o ornamentale, e i cavoli, i cavolfiori, le diverse varietà di broccoli, le verze e i cavolini di Bruxelles sono tutti cultivar diversi della specie botanica Brassica oleracea, le rape e la colza sono anch’esse specie del genere Brassica, la rucola o rughetta appartiene ai generi Eruca e Diplotaxis, la senape al genere Sinapis, il ravanello al genere Raphanus, ma anche uscendo dalle Brassicaceae troviamo Tropaeolum che è il nasturzio (ornamentale), Capparis che è il cappero e il genere Allium comprende sia l’aglio che la cipolla.
Le larve della nostra farfalla attaccano le foglie di tutte queste piante e, soprattutto all’ultima età larvale, sono in grado di defogliarle, visto che le uova vengono deposte a gruppi di diverse decine sulla stessa foglia e le larve mangiano quindi in gruppo per quasi tutto il loro sviluppo.
Ma non mancano i nemici naturali di queste larve, sia tra i ditteri tachinidi che tra gli imenotteri, e tra questi ultimi vale la pena di ricordare Cotesia (= Apanteles) glomerata, piccola vespa della famiglia Braconidae, parassitoide specifico delle larve del genere Pieris.
La femmina della vespa depone decine di uova nel bruco e le sue larve si nutrono dei tessuti e degli organi interni della larva della farfalla, cibandosi prima di quelli non vitali per mantenerla in vita in modo da continuare a cibarsene fino alla maturità larvale, che le larve della vespa raggiungono tutte insieme, quando escono forando la pelle del bruco ormai moribondo e si impupano nei pressi o direttamente sul bruco, filando ciascuna un proprio vistoso bozzolo giallo.
Uovo
Si diceva poco più su che la femmina depone le uova in gruppo: nella prima foto la deposizione del primo uovo, nella seconda la femmina sta finendo la deposizione di questo gruppo di sessantatré uova che vediamo poi per intero nella terza foto. La deposizione avviene sia sulla pagina superiore che inferiore delle foglie delle piante alimentari.
Il singolo uovo è allungato come la maggior parte delle uova dei pieridi, con una coroncina ad anello leggermente più chiara alla sommità e delle costole longitudinali con una scultura trasversale tratteggiata.
L’ultima foto di questo gruppo mostra un gruppo di uova attaccato dalle formiche, che ne hanno predato più di una decina.
Larva L1
Le larve schiudono quasi in contemporanea e consumano completamente il corion dell’uovo da cui sono uscite. Le larve L1 sono giallastre, con rade setole chiare e il capo nero e lucido.
Alimentandosi, prima la parte anteriore del corpo e progressivamente tutto il corpo acquista una sfumatura verde.
Le larve schiuse da poco, dopo aver consumato quello che resta dell’uovo, rimangono a contatto l’una con l’altra mostrando nettamente un comportamento gregario
Verso la fine della prima età compaiono, sempre più definite, numerose macchiette nere distribuite in modo regolare.
Nelle prossime due foto ci sono larve con la capsula cefalica di tre tipologie differenti:
- piccola e nera: larva ancora di prima età, in muta;
- più grande e giallo/verdastra: larva che ha appena fatto la muta, e quindi già nella seconda età; al momento della muta la capsula cefalica della prima età, nera e più piccola, cade senza frammentarsi, e nella seconda foto infatti se ne vedono due in basso al centro, mentre quella nuova, più grande, è ancora poco pigmentata, e ci metterà un po’ a scurirsi;
- più grande e nera: larva di seconda età che ha fatto la prima muta già qualche ora prima, e la capsula cefalica ha fatto in tempo ad acquistare il colore nero.
Quanto la capsula cefalica è diventata nera, la larva L2 si ciba dell’esuvia, cioè della “pelle” della larva L1 da cui si è sfilata.
Larva L2
La seconda età mostra già, con buona approssimazione, i colori che saranno presenti anche nella terza e nella quarta, tranne la capsula cefalica che cambierà colore alla quarta e ultima età, come vedremo tra poco. Continua il comportamento gregario della prima età, e spesso si vedono le larve L2 alimentarsi una accanto all’altra, come nella seconda foto che segue.
Va sottolineato un aspetto singolare che compare già in questo stadio: ci sono due forme cromatiche diverse, una con il colore di fondo giallastro e l’altra grigiastro tendente al verde chiaro, ma non si osservano colorazioni intermedie. Questa differenza cromatica non è legata al sesso e non dipende evidentemente da fattori ambientali quali temperatura, intensità dell’illuminazione diurna o umidità, in quanto tutte le larve provenienti da una stessa deposizione sono state allevate nelle stesse identiche condizioni, e ogni gruppo di larve aveva al suo interno individui gialli e individui grigi. Sarebbe interessante capire quale potrebbe essere il “vantaggio” di avere, nello stesso gruppo di larve, due colorazioni diverse…
Nella seconda foto che segue tre larve L2 a confronto con una larva all’ultima età, nella terza tutte le larve sono in muta verso la terza età.
Larva L3
Oltre all’aumento di dimensioni non ci sono cambiamenti importanti né di forma né di colore passando dalla seconda alla terza età, le larve crescono ma il loro aspetto rimane praticamente lo stesso, tanto che, senza un riferimento dimensionale nell’immagine, è difficile decidere da una foto se una larva sia L2 oppure L3.
E qui sono costretto a palesare un dubbio che non sono riuscito a risolvere: seguendo lo sviluppo delle larve nate il 30 aprile 2026, ero convinto, e lo sono ancora, che almeno questo particolare allevamento si sia sviluppato attraverso tre mute e quattro età larvali, tanto che i successivi paragrafi non vanno oltre L4. Peccato però che la letteratura riguardante questa specie parli quasi sempre di cinque età larvali, e quindi le larve mature sarebbero L5 e non L4. Ci sono eccezioni documentate che citano sei età, soprattutto con temperature più basse, dai 15 gradi in giù, ma il caso di 4 stadi emerge in letteratura solo per alcune popolazioni o condizioni sperimentali particolari.
Nell’ultima foto di questo gruppo si vedono due larve, che ritenevo entrambe L3 date le dimensioni analoghe della capsula cefalica, ma con una lunghezza ed una massa corporea ben diverse, anche se derivano dallo stesso gruppo di uova deposto nell’arco di pochi minuti. Se le avessi trovate in natura avrei potuto pensare al prodotto di due deposizioni successive, ma non in questo caso, avevo un solo gruppo di uova, che evidentemente si sono sviluppate con velocità diverse, perdendo la sincronia dimensionale.
Tutto questo per dire che, a quanto pare, anche per questa specie la norma sono cinque età larvali, che possono sporadicamente diventare sei, e in casi molto particolari e in parte in condizioni artificiali anche quattro, come ancora ritengo che sia questo il caso, ma che ci potrebbe essere stato anche un errore da parte mia, data l’uniformità di pattern da L3 in poi, che mi ha fatto saltare una muta e sottovalutare, di un punto, il numero degli stadi larvali.
Larva L4
All’ultima età, sia essa L4 o L5, avviene un cambiamento significativo che dà la sicurezza che la larva è matura e non farà altre mute (foto successiva): la capsula cefalica, da completamente nera com’era da quando è uscita dall’uovo fino all’età precedente, passa al colore grigio, grigio/giallastro, grigio/azzurro o grigio/verde con puntini neri, con la fronte triangolare giallastra e uniforme e delle bande nere che la circondano salendo verso l’apice.
Larva matura pronta per impuparsi, Domaine de Sceaux, parc et musée départementaux, Francia, 21/5/2026. (foto utente iNaturalist anatoltolana, license CC BY-NC)
Per il resto, dimensioni a parte, tutto è come prima, la colorazione del corpo è rimasta quella dell’età precedente. Terminato l’accrescimento non ci sarà un’altra muta da compiere: la larva si trasformerà in pupa, e dovrà trovare un posto adatto dove fissarsi e liberarsi dell’esuvia larvale.
Pupa
Le pupe che non dovranno svernare ma schiuderanno dopo un paio di settimane non hanno bisogno di un supporto robusto e stabile che assicuri un sostegno adeguato per tutto l’inverno: in tal caso anche una foglia di cavolo va più che bene, e le larve mature possono fissarcisi senza particolari problemi e senza andare in giro a lungo per cercare un tronco o un muretto, esponendosi agli appetiti dei predatori.
Anche la larva di Pieris brassicae, come tutti gli altri pieridi, si fissa in tre punti: all’estremità posteriore del corpo filando un cuscinetto di seta, e con un cinto dorsale sempre di seta con altri due punti di ancoraggio.
La foto precedente e le due successive mostrano lo stesso individuo, la prima come larva già fissata alla sua foglia di cavolo, la seconda già trasformata in pupa e la terza con le ali visibili in trasparenza (una femmina dato che le macchie nere sono ben visibili sulla pagina superiore dell’ala) e pronta alla schiusa.
Nelle due foto successive un involucro pupale ormai vuoto, essendo la farfalla già uscita, e una pupa pronta a dar vita ad un maschio adulto, dato che le macchie alari nere sono assenti sulla pagina superiore dell’ala visibile in trasparenza (i puntini neri molto piccoli che si vedono sono sull’esuvia della pupa e non sull’ala: si vedono infatti anche sull’involucro pupale già abbandonato dall’adulto).
Si possono trovare pupe di colore verde, grigio o marrone, ed è facile che le pupe sulle foglie tendano al verde mentre quelle formate su supporti quali muri, rocce o tronchi siano brune/grigie: in base all’abstract di questo lavoro (Smith A.G., 1980 – Environmental factors influencing pupal colour determination in Lepidoptera. II. Experiments with Pieris rapae, Pieris napi and Pieris brassicae) la colorazione delle pupe è influenzata direttamente dai colori percepiti dalla larva al momento di fissarsi al suo supporto.
Pupa forma grigia, Northwood, UK, 15/06/2026. (foto Neil Shepherd, license CC BY-NC)
Pupa forma bruna, Torremolinos, Málaga, Spagna, 1/5/2025. (foto utente iNaturalist irene_espineira, license CC BY-NC)
Adulto
I due sessi si riconoscono a colpo d’occhio per la presenza, nella pagina superiore dell’ala anteriore della femmina, di due macchie nere tondeggianti e una nera triangolare molto allungata, che sono sempre completamente assenti nella pagina superiore dell’ala anteriore del maschio, mentre in entrambi i sessi sono presenti nella pagina inferiore dell’ala anteriore, anche se nel maschio sono di norma più piccole.
Specie simili
In Europa le altre specie del genere Pieris Schrank, 1801, quelle che furono spostate nel genere Artogeia Verity, 1947 e poi riportate nel genere Pieris nel 2023 passando Artogeia a sottogenere, sono riconoscibili a colpo d’occhio per le dimensioni più piccole e per le larve verdi senza macchie nere, oltre a diversi dettagli del pattern alare, ma ne parleremo in dettaglio quando le tratteremo singolarmente.
Invece alle isole Canarie, ma solo a La Palma e a Tenerife, è presente un’altra specie con la larva simile e gli adulti più o meno delle stesse dimensioni della cavolaia maggiore: si tratta di Pieris cheiranthi
C’era un’altra specie simile anche a Madeira, Pieris wollastoni
Pieris brassicae
Pieris cheiranthi
Gli adulti delle due specie sono più o meno delle stesse dimensioni, ma le femmine di Pieris cheiranthi si riconoscono a colpo d’occhio per la maggiore estensione delle macchie nere sulla pagina superiore della ali anteriori, che a La Palma le mette in contatto tra loro mentre a Tenerife le ingloba in una larga fascia nera.
La pagina superiore delle ali del maschio di Pieris cheiranthi invece è simile a Pieris brassicae, ma la confluenza delle macchie nere della femmina è comunque visibile sul rovescio delle ali anteriori anche del maschio.
Femmina di Pieris cheiranthi benchoavensis, Tijarafe, La Palma, Isole Canarie, 8/2/2013. (foto Teresa Farino)
Femmina di Pieris cheiranthi cheiranthi, Los Silos, Tenerife, Isole Canarie, 13/3/2013. (foto Teresa Farino)
Le larve mature di Pieris cheiranthi hanno le macchie nere più minute di quelle di Pieris brassicae e sono prive delle bande nere sulla capsula cefalica, presenti invece in quest’ultima.
Inoltre le linee gialle longitudinali, e soprattutto la dorsale, sono più vivaci e contrastate in Pieris cheiranthi e la dorsale arriva più avanti fino alla capsula cefalica, mentre in Pieris brassicae sui segmenti toracici tale linea si indebolisce e vira verso il grigio.
Larva di Pieris cheiranthi benchoavensis, La Palma, Isole Canarie, 31/8/2024. (foto Camillo De Berardinis)
Larva di Pieris cheiranthi cheiranthi, Los Silos, Tenerife, Isole Canarie, 8/3/2014. (foto Teresa Farino)
Larva matura di Pieris brassicae, Newquay Drive, Macclesfield, UK, 18/08/2025. (foto Daniel Hulme, license CC BY-NC)
Links
Qualche sito in rete con informazioni e foto su questa specie:
-
- Farfalle Italiane (Paolo Palmi)
- euroButterflies (Matt Rowlings)
- Lepiforum e.V.
- Lepidoptera and their ecology (Wolfgang Wagner)
- Les Carnets du Lépidoptériste Français (Philippe Mothiron & Claire Hoddé)
- UK Butterflies (Peter Eeles)
- Les Pages Entomologiques d’André Lequet





















































