Watsonarctia deserta

di Paolo Mazzei

Femmina adulta.

Watsonarctia deserta (Bartel, 1903), appartenente alle Erebidae, sottofamiglia Arctiinae, è una falena dotata di un pattern molto caratteristico anche se parecchio variabile e di un’apertura alare intorno ai tre centimetri, e quindi è ben riconoscibile e visibile: però si osservano con facilità in natura soltanto i maschi, che vengono attratti la notte dalle luci artificiali, ma la femmina, provvista comunque di ali, e le posteriori di un bel colore acceso tra il rosso e il rosa mentre il maschio le ha più spente, tra il biancastro e il nocciola chiaro, è una volatrice decisamente modesta, e in tanti anni di ricerche non sono mai riuscito ad incontrarla.

Non solo, anche la larva si osserva di rado perché è attiva quasi esclusivamente di notte, e quindi le possibilità di allevarla sperando finalmente di ottenere una femmina sono assai remote.

Questa specie vive in località di collina e di montagna, dai 400 ai 1500 metri di altitudine, e in Italia è presente su tutto l’arco alpino e lungo gli Appennini fino alla Calabria, però mai molto abbondante.

E, così come predilige le altitudini intermedie, cioè niente livello del mare e niente alta montagna, anche la distribuzione europea ci parla di una specie che non ama gli eccessi: in Europa infatti non è presente nel sud della Penisola Iberica, nelle isole del Mediterraneo, nel sud della Grecia, ed evita anche le regioni più fredde, mancando nelle Isole Britanniche, in tutta la Scandinavia e anche nelle regioni più settentrionali dell’Europa centrale. Attraverso l’Ucraina e la Russia si spinge fino agli stati dell’Asia centrale, ed è presente nel Caucaso.

Ha una sola generazione all’anno, da metà maggio a metà luglio a seconda delle condizioni climatiche. Le larve si sviluppano dalla fine della primavera fino all’estate, e passa l’inverno come pupa.

La fortuna di incappare per caso, in un pratino pietroso ai piedi del Gran Sasso alla fine di maggio, in una femmina di questa specie è capitata ad un mio amico appassionato anche lui di farfalle, Camillo De Berardinis, che ringrazio: la femmina in questione gli depose un gruppetto di uova davanti agli occhi mentre la fotografava, uova che mi diede e dalle quali ottenni due generazioni in cattività, potendo così documentare tutti gli stadi di sviluppo e soprattutto quelle che non si incontrano mai: le femmine adulte.

La larva si nutre principalmente di Rubiaceae e in particolare di diverse specie dei generi Galium, Rubia e Asperula. In cattività sia le larve che le femmine per deporre mostrano una spiccata preferenza per le specie a foglie piccole quali Galium mollugo e Galium verum.

Femmina adulta, Campo Imperatore, Gran Sasso (L'Aquila), 31/5/2025. (foto Camillo De Berardinis)

Trovo citate in letteratura, come piante alimentari larvali, anche le specie del genere Achillea (Asteraceae): non ho esperienze al riguardo e non ho mai trovato larve di questa specie in natura su queste piante, quindi mi limito a riportare l’informazione senza poterla né confermare né confutare.

Galium mollugo.

Galium aparine.

Galium verum.

Tutte le foto di questo articolo sono dell’autore, salvo diversamente specificato. E tutti gli individui mostrati, inclusi gli stadi preimmaginali, derivano dalle uova deposte dalla prima femmina trovata da Camillo De Berardinis, o dalle uova deposte dalle femmine che si sono sviluppate dalle uova originali trovate da Camillo (seconda generazione).

Non riporto le date della maggior parte delle foto: i tempi di sviluppo in cattività possono differire anche di molto da quelli che si avrebbero in condizioni più naturali, e quindi sarebbero ben poco significative.

Uovo

Le uova vengono deposte sulla pagina inferiore delle foglie delle piante alimentari, quasi sempre in gruppi anche di diverse decine, a volte frazionati in gruppi più piccoli su foglie contigue. Le uova sono biancastre, translucide, sferiche, a volte deposte allineate e altre in gruppi più disordinati.

All’avvicinarsi della schiusa le uova si scuriscono mostrando in trasparenza la larva all’interno, tranne quelle non fecondate che rimangono biancastre.

20/4/2026.

25/4/2026.

Larva L1

Alla schiusa le larve sono lucide e grigiastre, con una decina di protuberanze più scure disposte con regolarità su ciascun segmento del corpo, da ciascuna delle quali parte una setola lunga e sottile, grigia scura se dorsale e biancastra se laterale.

Le larve non mostrano un comportamento gregario: ancora in gruppo nelle prime ora dopo la schiusa, non sembrano avere particolari rapporti le une con le altre e tendono a disperdersi in fretta. Durante le ore di luce si nascondono alla base della pianta e risalgono dopo il tramonto, ed è facile vederle la notte con una torcia elettrica, soprattutto tra giugno e luglio, sulle piante di Galium.

26/4/2026.

Larva L2

Come molte altre specie della sottofamiglia Arctiinae, le prime età larvali sono assai simili tra loro e anche tra specie diverse, tanto che non è facile identificare la specie ai primi tre stadi larvali L1, L2 e L3 né capire, soprattutto da una foto che non dà idea delle dimensioni, di quale stadio si tratti. Per quanto riguarda Watsonarctia deserta, nelle larve di seconda età (L2) da ogni protuberanza non parte una sola setola come in L1 ma un gruppetto di setole in cui una setola (a volte due) è molto più lunga mentre le altre, lunghe meno della metà, sono poste a coroncina tutto intorno.

Larva L3

In L3 la colorazione dorsale tende al marrone e quella laterale prende delle tonalità arancioni e le aree contigue alle due protuberanze dorsali su ciascun segmento si tengono di nero.

Larva L4

Alla quarta e penultima età la colorazione si avvicina a quella finale: nella porzione dorsale di ciascun segmento scorre, al centro e in senso longitudinale, una riga biancastra; nella parte anteriore di ogni segmento, ai lati della linea chiara, ci sono due aree grosso modo rettangolari nere, mentre la parte posteriore ha un colore di fondo grigiastro con una leggera marezzatura tra il marrone e il viola, e la linea biancastra è un po’ più scura.

Le setole sono ora più folte e tendono al nero.

Torrente Dolo, Cerredolo (Reggio Emilia), 18/7/2017.

Torrente Dolo, Cerredolo (Reggio Emilia), 18/7/2017.

Torrente Dolo, Cerredolo (Reggio Emilia), 18/7/2017.

Larva L5

All’ultima età, L5, la colorazione ricalca quella di L4 ma i toni sono decisamente più scuri, sia quelli del corpo che delle setole. Se disturbate le larve riescono a percorrere delle brevi distanze correndo come non ci si aspetterebbe da un bruco, e questa caratteristica è in comune con parecchie altre specie della sottofamiglia Arctiinae.

Arrivata al momento di impuparsi, la larva cessa di alimentarsi e cammina sul terreno alla ricerca di un posto che la soddisfi per trasformarsi in pupa.

Pupa

Per impuparsi la larva scende al livello del suolo dove fila il suo bozzolo protettivo: se c’è terra smossa ne scava un po’ e la incorpora nel bozzolo, in modo da rendersi pressoché invisibile, come si vede nella prossima foto. In quella successiva ho alzato leggermente il bozzolo per far capire meglio i confini del bozzolo rispetto alla terra circostante.

Ma il bozzolo può anche essere costruito alla base della pianta nutrice larvale: in tal caso si riesce a vedere la pupa, una volta formata, tra le sue trame non troppo fitte ma resistenti.

Nelle ultime due foto si vede la pupa, che ho estratto dal bozzolo con ogni precauzione per poterla fotografare.

Pupa vista ventrale, Torrente Dolo, Cerredolo (Reggio Emilia), 7/8/2017.

Pupa vista dorsale, Torrente Dolo, Cerredolo (Reggio Emilia), 7/8/2017.

La prima foto consente di apprezzare a prima vista le differenze tra il maschio, a sinistra, e la femmina, a destra, di questa specie, soprattutto le tre caratteristiche più evidenti:

  • il maschio ha le antenne vistosamente bipettinate, la femmina quasi filiformi;
  • il maschio ha il colore di fondo delle ali posteriori molto simile a quello delle anteriori, mentre la femmina ha le posteriori tra il rosa ed il rosso;
  • l’addome della femmina, soprattutto appena sfarfallata e quando comunque non ha ancora deposto le uova, è molto più voluminoso di quello del maschio.

La forma e le dimensioni delle macchie scure delle ali anteriori non consentono invece di differenziare i due sessi, e sono notevolmente variabili in entrambi i sessi, tanto che si incontrano individui con macchie scure estese sia sulle anteriori che sulle posteriori e altri che le hanno ben poco evidenti o addirittura completamente assenti.

Maschio, a sinistra, e femmina, a destra.

Una carrellata di foto di femmine, per mostrare la grande variabilità del disegno alare.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta.

Femmina adulta, Campo Imperatore, Gran Sasso (L'Aquila), 31/5/2025. (foto Camillo De Berardinis)

Femmina adulta.

Concludo con alcune foto di maschi, tra cui uno completamente privo di macchie scure sulle ali.

Maschio adulto, Pratoni del Vivaro (Roma), 15/6/2006.

Maschio adulto.

Maschio adulto, Chiesa della Santissima, Collepardo (Frosinone), 24/5/2009.

Maschio adulto, Riserva Naturale di Monte Salviano (L'Aquila), 27/5/2016.

Maschio adulto, Campo Imperatore, Gran Sasso (L'Aquila), 6/6/2018.

Maschio adulto, strada tra A24-Tornimparte e Campo Felice (AQ), 1300 m, 4/6/2024.

Maschio adulto.