Mimas tiliae

di Paolo Mazzei

femmina adulta

La sfinge del tiglio, Mimas tiliae, descritta da Linnaeus nel 1758 nel genere Sphinx, è una specie appartenente alle Sphingidae, sottofamiglia Smerinthinae.

Distribuita in tutta Europa, ad eccezione del nord della Scandinavia, della parte più settentrionale della Gran Bretagna, dell’Irlanda, della Sardegna, della Corsica e delle regioni più meridionali della Penisola Iberica e della Grecia, arriva verso est fino all’Asia centrale (Cina) e al nord dell’Iran.

Gli adulti volano in un’unica generazione nel nord dell’Europa, tra fine maggio e inizio luglio, ma, scendendo verso sud, compare una (parziale) seconda generazione estiva, e, nelle regioni mediterranee, si incontrano gli adulti dalla fine di aprile alla fine di settembre, probabilmente in due o anche tre generazioni. Entrambi i sessi sono attratti dalle luci artificiali già dalle prime ore della notte: è quasi sempre la prima sfinge a comparire sotto le lampade appena fa buio.

Le larve sono polifaghe su un gran numero di latifoglie arboree e arbustive: le sue piante alimentari principali sono i tigli (Tilia), gli olmi (Ulmus), gli ontani (Alnus) e le rosacee del genere Prunus, ma è facile incontrare le larve anche su betulle, querce, aceri, noccioli, sorbi, meli, peri, frassini. Tony Pittaway cita, tra le piante alimentari secondarie delle popolazioni meridionali, anche noci, castagni, ippocastani e gelsi.

La specie sverna come pupa che schiude in primavera, e l’accoppiamento e la deposizione delle uova avvengono subito dopo lo sfarfallamento.

Le uova vengono deposte singolarmente o in piccoli gruppi sulle foglie delle piante alimentari, di solito sulla pagina superiore. Subsferiche e inizialmente biancastre, tendono ad assumere, dopo qualche giorno, una colorazione giallo – verdina.

Le larve appena schiuse (alla prima età, L1) mostrano un cornetto caudale nero e dritto e una colorazione verdina assai criptica, e tendono a disporsi sulla pagina inferiore delle foglie lungo le nervature, come nella seconda foto fatta su una foglia di tiglio, per essere visibili il meno possibile ai predatori.

L1
L1

Alla fine della prima età la larva entra in muta: la larva abbandonerà la precedente cuticola, la cui elasticità non consente crescita ulteriore, e la capsula cefalica, rigida e non flessibile, verrà sostituita. Si può capire infatti che una larva è in muta se si vede la vecchia capsula cefalica che sporge davanti alla nuova, quest’ultima più grande (prima foto): al momento della muta la larva uscirà dalla vecchia “pelle”, che si fessurerà dorsalmente, e la vecchia capsula cefalica vuota cadrà al suolo.

La larva di seconda età, appena fatta la prima muta, si ciba della cuticola larvale da cui è appena scivolata fuori (seconda foto). La sua colorazione rimane verde, e il cornetto caudale, ancora più lungo rispetto all’età precedente, passa dal nero al verde. Cominciano a intravedersi le linee oblique laterali su ciascun segmento, leggermente più chiare del colore di fondo (terza foto).

L2
L2

Anche la larva di terza età, appena fatta la seconda muta, si nutre della cuticola dell’età precedente.

Le linee laterali oblique sono ora molto più evidenti, il cornetto caudale si colora dorsalmente di rosso e nero e compare, alla sommità della capsula cefalica, un piccolo “dente” giallo-rossastro.

L3
L3

La quarta età è anche l’ultima: l’apice del cornetto caudale si incurva leggermente verso il basso e presenta ora una colorazione più vistosa, con toni gialli, rossi, azzurri e viola; la colorazione della larva è assai variabile, tra l’azzurro e il verde e spesso con delle macchie rosse, di dimensioni variabili e contigue alla barre chiare laterali oblique, che possono diventare anche una sfumatura rossa su quasi tutto il corpo.

L’ultima delle sei foto evidenzia la forma e il colore della capsula cefalica, vista dal davanti.

Per distinguere le larve di questa specie dalle altre Smerinthinae europee, tutte abbastanza simili, c’è un carattere infallibile, evidente all’ultima età: subito al di sopra del paio terminale (anale) di false zampe, al di sotto del cornetto caudale, sono presenti diversi tubercoli conici colorati di giallo e arancio, disposti ad “U”, di cui i quattro più in alto più grossi e sporgenti, che racchiudono un’area molto scura dotata di piccoli tubercoli rosa.

Quando la larva è prossima ad impuparsi, il colore cambia radicalmente, diventando molto più scuro; la larva scende a terra, protetta e meno visibile tra le foglie secche e il terreno ora che ha assunto la sua nuova colorazione marrone violacea, e cerca un luogo adatto per trasformarsi in pupa.

Non si interra in profondità ma si accontenta di infilarsi sotto allo strato superficiale di foglie e detriti, al massimo a qualche centimetro sotto terra. Se sulla pianta dove si nutriva sono presenti nascondigli naturali o zone dove la corteccia sollevata offre riparo, la larva può utilizzarli senza nemmeno scendere a terra.

Subito prima di trasformarsi, quando è già nella sua celletta pupale, la larva si accorcia e si ingrossa, e il suo colore si sbiadisce e riacquista una vaga tonalità verdina (foto precedente).

La pupa, in molte altre sfingi liscia e lucida, è invece qui opaca e ruvida, marrone scura con qualche riflesso rossastro, soprattutto nelle zone intersegmentali dell’addome. È lo stadio svernante di questa specie.

Il dimorfismo sessuale in Mimas tiliae è abbastanza evidente: il maschio presenta abitualmente una tonalità verdastra e ha l’addome più sottile e tenuto leggermente incurvato verso l’alto.

maschio adulto
femmina adulta

La femmina, quasi sempre più grande del maschio, ha invece una tonalità più marroncina, le antenne più sottili e l’addome più voluminoso, dato che, come nella maggior parte delle Smerinthinae, le uova sono già formate quando la femmina abbandona la pupa.

Nelle tre foto che seguono, una femmina e due maschi. Da notare che la banda più scura, presente circa alla metà dell’ala anteriore, può essere continua, come nella terza foto, o più o meno decisamente interrotta, come nelle prime due, e può anche essere completamente assente (forma obsoleta Clark, 1891).

femmina adulta
maschio adulto
maschio adulto