Pagina di test articolo: consente di visualizzare il contenuto dell’articolo senza doverlo rendere pubblico e quindi visibile a tutti. Questa pagina non ha la stessa intestazione dell’articolo così come sarà pubblicato, e serve solo alla valutazione dei contenuti.
Samia cynthia
di Paolo Mazzei
Il Bombice dell’ailanto, Samia cynthia (Drury, 1773), descritto nel genere Phalaena Linnaeus, 1758 e appartenente alla famiglia dei saturnidi (Saturniidae), non appartiene originariamente alla fauna europea, e quindi tantomeno a quella italiana, ma le sue terre d’origine sono asiatiche, e in particolare il nord-est della Cina e la Penisola Coreana.
Questa specie venne importata per la produzione della seta nel nord Italia nel 1856, e successivamente nel nord del Giappone, nel sud dell’Australia, sulla costa orientale del Mar Nero (nord ovest della Georgia), in Slovenia, Germania, nord est della Spagna, Francia, Svizzera e nord est degli Stati Uniti. In Italia è tutt’ora presente in Piemonte, Lombardia, Trentino, nord delle Marche e soprattutto in Veneto ed Emilia-Romagna, in particolare lungo le coste.
È presente dal livello del mare fino a poco oltre i 400 metri, ed ha due generazioni, la prima in maggio-giugno e la seconda in settembre. Passa l’inverno allo stadio di pupa, dentro bozzoli filati all’interno di una foglia piegata ed ancorati con la seta ai rametti delle piante nutrici.
C’è anche una sua congenere molto simile, considerata a volte come specie a sé e a volte come sottospecie o forma di Samia cynthia, che in realtà è il risultato di secoli di domesticazione a partire probabilmente dall’himalayana Samia canningi (Hutton, 1859) e da varie sottospecie o forme della stessa Samia cynthia, tanto che viene anche considerato come un poliibrido a partire da questi taxa. Fino a pochi anni fa non si aveva neanche la certezza di chi fosse l’autore della descrizione originale del nome ricini, che viene attribuito adesso a “Jones [in Anderson], 1791”, e non ha senso parlare di località tipica per una specie che esiste solo in cattività: Samia ricini infatti non si trova in natura ma solo in allevamento per la produzione della seta, come il bombice del gelso Bombyx mori (Linnaeus, 1758), ed è la specie che produce la seta Eri, principalmente nel nord dell’India ma anche in altre zone dell’India, in Etiopia, Brasile, Tailandia, Vietnam, Cina e in altri paesi (Peigler & Calhoun, 2013). La seta Eri, rispetto a quella ottenuta dai bozzoli del bombice del gelso, ha una consistenza più rustica e irregolare e appare più opaca e meno liscia, e ha un diametro più spesso che la rende più “calda” e più resistente. Inoltre la larva realizza già nel bozzolo un foro d’uscita alla sua sommità, e quindi per raccogliere i bozzoli basta attendere l’uscita naturale dell’adulto, senza dover uccidere la pupa.
A differenza di Samia cynthia, che preferisce i climi temperati e non troppo umidi e sopporta temperature invernali anche sotto zero, Samia ricini predilige località più calde ed umide e non sopravvive alle gelate invernali, praticamente non vola, ed è più resistente e meno delicata ed ha quindi una mortalità minore in cattività.
Le due specie hanno un pattern alare molto simile: Samia ricini si riconosce da Samia cynthia per la colorazione della superficie dorsale dell’addome quasi completamente bianca, e l’area postmediana quasi sempre marrone scura e non nocciola tendente al verde oliva, e questo è il carattere abitualmente più sicuro per riconoscerla.
Maschio adulto di Samia canningi, Wat Ton Chok, Chiang Mai, Tailandia, 18/5/2025. (foto utente jirat_pongbunchu, license CC BY-NC)

Piante alimentari
La principale pianta alimentare larvale di Samia cynthia è l’ailanto, Ailanthus altissima (Mill.) Swingle (= glandulosa Desf.) (Simaroubaceae), introdotto nel 1751 in Inghilterra e nel 1760 all’Orto Botanico di Padova, ma la sua coltivazione si diffuse un secolo dopo, per sostenere l’allevamento della nostra falena. Samia ricini, al contrario, non si nutre abitualmente di ailanto. In Italia le femmine di Samia cynthia depongono spontaneamente su questa pianta, che è purtroppo decisamente invasiva e difficile da controllare.
In cattività Samia cynthia si nutre di diverse specie del genere Ligustrum L. (Oleaceae), tra cui Ligustrum lucidum W.T. Aiton, alloctona naturalizzata ovunque in Italia al di sotto dei 500 metri, soprattutto in ambienti urbani, mentre Samia ricini non accetta abitualmente le specie di questo genere botanico.
Ho allevato la maggior parte delle larve visibili in questo articolo su Ligustrum lucidum.
La forma domesticata e presente solamente in cattività, Samia ricini, si nutre prevalentemente di ricino, Ricinus communis L. (Euphorbiaceae).
In cattività a volte anche Samia cynthia accetta il ricino come pianta alimentare, ma non mi risulta che la femmina deponga spontaneamente, in natura, su questa pianta.

Uovo
Oblungo, 1,5 x 1 mm, bianco-grigiastro opaco macchiato qua e là di nocciola chiaro e con una macchietta scura sul polo. Deposto in gruppi anche piuttosto grandi a forma di mezzaluna sui ramoscelli e sulla pagina inferiore delle foglie, schiude dopo 10-20 giorni a seconda della temperatura.

Larva L1
La larva alla schiusa misura circa 4 mm e, appena uscita, si nutre di parte del corion dell’uovo. Alla prima età le larve sono gregarie e rimangono, in gruppo, sulla pagina inferiore delle foglie, che vengono consumate già dal bordo, date le dimensioni non proprio minuscole delle larve.
Alla prima età le larve sono gialle, con il dorso e i fianchi coperti di tubercoli neri che portano sottili setole biancastre. La capsula cefalica è nera lucida, così come il pronoto (placca dorsale sul primo segmento toracico, subito dietro la sommità del capo), le tre coppie di zampe toraciche e la base delle quattro coppie di false zampe addominali, e sono nere anche larghe aree sugli ultimi segmenti addominali.
Le ultime due foto mostrano larve in muta verso la seconda età.

Larva L2
La seconda età porta con sé ben pochi cambiamenti, oltre all’accrescimento dimensionale: le larve L2 rimangono gregarie e la colorazione è simile a quella della prima età, tranne il pronoto che dal nero passa al giallo e la parte frontale della capsula cefalica che passa dal nero al verdino.

Larva L3
Al termine della seconda muta le larve entrano nella terza età: la capsula cefalica ora è verde giallino, senza aree importanti nere, i tubercoli dorsali si allungano e, alla loro sommità, compare una sostanza solida bianca e cerosa che, nel corso della terza età, tenderà a ricoprire tutto il corpo, tranne la capsula cefalica, le zampe, il primo segmento toracico e gli ultimi segmenti addominali.
Le larve cominciano a separarsi, non sono più gregarie come alle due età precedenti.

Larva L4
Le larve L4 conservano un aspetto biancastro, ma la sostanza cerosa è adesso meno coprente e gli scoli dorsali sono proporzionalmente più sottili.

Larva L5
Alla quinta e ultima età la patina biancastra è diventata molto meno visibile e il colore della larva tende al verde biancastro, con riflessi azzurri intorno al pronoto, alla base delle zampe e sugli ultimi segmenti addominali.
Poco prima di filare il bozzolo e trasformarsi in pupa la larva si accorcia e aumenta il suo diametro, acquistando un profilo dorsale curvo (ultima foto).

Pupa
Per impuparsi le larve mature di Samia cynthia non devono percorrere lunghe distanze alla ricerca di un posto adatto a costruire il bozzolo, ma rimangono semplicemente sulla pianta alimentare, scegliendo una foglia della quale si limitano ad accostare leggermente i bordi e all’interno della quale realizzeranno il bozzolo che proteggerà e nasconderà la pupa fino alla fuoriuscita dell’adulto.
Qualunque sia la pianta alimentare, la strategia rimane sempre la stessa, e altrettanto sempre presente è l’accortezza di fissare il bozzolo e la foglia che lo avvolge parzialmente anche al rametto a cui è attaccata la foglia prescelta, come si vede nelle cinque foto che seguono, dove la pianta è il Ligustrum lucidum.
Il ligustro però ha le foglie semplici, come il ricino, mentre l’ailanto le ha composte: cosa cambia?
La foto successiva definisce la terminologia da utilizzare parlando di foglie composte pennate, come quella dell’ailanto: il picciolo, fissato ad un ramo, continua con il rachide, a cui sono fissate le foglioline laterali.
Per evitare la caduta del bozzolo durante l’inverno, la larva in fase di pre-pupa, prima di chiudersi nel bozzolo e avendo scelto una delle foglioline laterali per proteggerlo, dovrebbe:
- fissare, con la sua seta, la fogliolina prescelta al rachide, altrimenti, appena si secca, si staccherà dal rachide cadendo con tutto il bozzolo;
- fissare anche il picciolo al rametto su cui tutta la foglia è fissata: non solo le foglioline separatamente, anche l’intera foglia si può staccare e cadere, portando a terra il bozzolo fissato al rachide.
Le quattro foto che seguono, che riguardano una popolazione trovata sull’ailanto a Lissone, a meno di venti km a nord di Milano, sono molto interessanti – grazie a Serena Peverelli per le osservazioni e le immagini 😊 – e mostrano:
- la prima un bozzolo della generazione estiva filato in una delle foglioline laterali di una foglia composta di ailanto. La fogliolina e il bozzolo sono assicurati al rachide della foglia con della seta, per evitare che possano cadere a causa del peso del bozzolo, con la pupa all’interno, quando la fogliolina si secca; trattandosi della generazione estiva, l’adulto sfarfallerà ben prima dell’inverno, e quindi prima che l’intera foglia composta si secchi e cada, rendendo inutile fissare anche il picciolo;
- la seconda un bozzolo dell’ultima generazione dell’anno precedente (la fogliolina che avvolge il bozzolo è completamente secca); in questo caso la larva, filando il bozzolo, non solo ha assicurato la fogliolina al rachide come nella foto precedente, ma ha legato il rachide e il picciolo al rametto di supporto, e infatti il bozzolo risulta sostenuto da un cordone, molto robusto e molto lungo (una trentina di centimetri).
Tale cordone non è altro che il rachide senza foglioline (sono cadute durante l’autunno e l’inverno precedenti, tranne quella che conteneva il bozzolo) e il picciolo, entrambi coperti di seta: la seta quindi collega il bozzolo con la sua fogliolina ormai secca, il rachide, il picciolo e il rametto di supporto, ed è sufficientemente robusta ed elastica da aver sopportato pioggia e vento durante tutta la brutta stagione senza spezzarsi e far cadere bozzolo e pupa.
Nella terza foto si apprezza facilmente la lunghezza di tale cordone rispetto al bozzolo; da notare che, nonostante il picciolo si fosse staccato dal rametto, la seta lo ha mantenuto accostato al rametto, evitando che tutta la foglia cadesse e le ha consentito di superare l’inverno legata al ramo di supporto: merito anche della gran quantità di seta impiegata dalla larva per assicurare il picciolo al ramo, visibile nella quarta foto.
Torniamo al bozzolo, levando con delicatezza i frammenti di foglia che lo avvolgono: dov’era a contatto con la foglia, la seta è liscia e uniforme, un po’ meno dov’era libera.
Da notare in particolare, nella prima foto, che entrambi i bozzoli, nel lato superiore verso il proprio rametto di sostegno (a destra nella foto), hanno un gruppo di fili più irregolare e meno denso rispetto al resto del bozzolo: è la larva che ha preparato con cura l’uscita per l’adulto; come vedremo tra poco aprendo il bozzolo, quei fili più irregolari, pur impedendo l’accesso dall’esterno, con una pressione dall’interno si aprono, lasciando uscire la falena, un po’ come se fosse una nassa a rovescio: non si entra, ma si può uscire.
Aprendo il bozzolo con delicatezza, per mezzo di una forbicina appuntita, diventano visibili altri dettagli interessanti, oltre all’aspetto della pupa.
La pupa innanzitutto è orientata con la testa della futura farfalla verso il rametto di supporto cioè verso l’alto. Nella prima foto, dove la pupa è ripresa ventralmente, si vedono in alto gli astucci delle antenne e delle zampe, al centro gli astucci alari, in basso l’addome).
La zona interna del bozzolo che ospita la pupa è estremamente liscia e ben rifinita, come si vede bene dalla parte tagliata e rovesciata verso destra nella foto.
Si può notare che la zona più interna a contatto diretto con la pupa è liscia, regolare, molto densa e sottile, e appare come se fosse una sorta di bozzolo interno, continuo senza interruzioni salvo dal lato della testa della pupa dove la parte levigata e rifinita è assente: la testa della pupa è quindi quasi a contatto con la parte più esterna del bozzolo, di fattura più grossolana, e si nota in alto un gruppo di fili radi che sono quelli che vengono forzati dall’adulto all’uscita.
Per confronto, ecco il bozzolo aperto del bombice del gelso, Bombyx mori, con la pupa all’interno.
A parte il colore (ma i bozzoli di Samia ricini, uguali a quelli della Samia cynthia come fattura, sono quasi sempre bianchi), dalla foto appare chiaro che il bombice del gelso non predispone una via d’uscita per l’adulto, che dovrà quindi forare il bozzolo per sfarfallare.
Il filo di seta del bombice del gelso infatti è continuo, senza interruzioni, ma per ottenerlo e dipanare il filo intatto è necessario immergere i bozzoli in acqua molto calda ed uccidere le pupe, evitando così che, al momento dello sfarfallamento, l’adulto fori il bozzolo, facendo perdere continuità al filo.
Per ottenere la seta Eri della Samia ricini o cynthia, invece, i bozzoli vengono raccolti quando la farfalla è già uscita, evitando quindi di uccidere la pupa.

Adulto
A differenza di gran parte dei saturnidi, in cui si riconosce a colpo d’occhio il maschio dalla femmina guardando le antenne (vistosamente bipettinate nei maschi, molto meno o praticamente filiformi nelle femmine), in questa specie entrambi i sessi hanno le antenne bipettinate (prima foto, accoppiamento, femmina a destra e maschio a sinistra): quelle del maschio un po’ di più, ma non è un carattere che consenta una differenziazione sicura dei due sessi.
Anche le dimensioni ci aiutano poco, visto che maschio e femmina sono spesso di taglia pressoché uguale (apertura alare tra 113 e 125 mm secondo Tony Pittaway).
La forma delle ali, in compenso, ci aiuta un di più: come si vede nella seconda foto, l’ala anteriore del maschio (a destra) è più falcata, il margine esterno è più dritto e l’area postmediana più stretta di quella della femmina (a sinistra), che ha le ali anteriori più arrotondate.
L’addome della femmina ha comunque dimensioni mediamente maggiori di quello del maschio.
Per finire, un po’ di foto di adulti di Samia cynthia: maschi, femmine, un accoppiamento e un maschio appena sfarfallato in natura.

Links
Qualche sito in rete con informazioni e foto su questa specie:
-
- Saturniidae of the Western Palaearctic (Tony Pittaway)
- Lepiforum e.V.
- Les Carnets du Lépidoptériste Français (Philippe Mothiron & Claire Hoddé)
- Peigler R.S. & Naumann S., 2003. A Revision of the silkmoth genus Samia. University of the Incarnate Word, San Antonio
- Peigler R.S. & Calhoun J.V., 2013: Correct authorship of Phalaena ricini. Trop.Lepid.Res., 23(1): 39-43


































































