Osservare le falene: materiali e metodi (prima parte)

di Paolo Mazzei

In questo articolo cercherò di condividere le mie esperienze relative all’osservazione notturna delle falene attratte da luci artificiali, descrivendo l’attrezzatura che utilizzo e specificando quando e come impiegarla. Il mio obiettivo è incoraggiare il maggior numero possibile di persone a dedicarsi a questa entusiasmante attività.

È evidente che i risultati che si ottengono “cacciando” in luoghi naturali e con attrezzature adeguate, invece di utilizzare lampade domestiche nel giardino o sul balcone di casa, sono profondamente diversi: non solo in termini di numero di esemplari, ma soprattutto per quanto riguarda il numero di specie osservate, e questo per due ragioni principali che si sommano: visitando habitat diversi, a diverse altitudini oltre che in diversi periodi dell’anno, si incontrano specie diverse; e i luoghi naturali, privi di illuminazione pubblica e dotati di una buona biodiversità vegetale, ospitano ovviamente una comunità di lepidotteri in media molto più abbondante e differenziata rispetto a quella che si trova nei luoghi più urbani e antropizzati.

Inoltre, un evento pubblico in cui si osservano le falene attirate su un telo bianco dalla luce artificiale suscita sempre entusiasmo e interesse e avvicina le falene a persone che non le conoscevano e magari ne erano istintivamente disgustate.

Evento pubblico di osservazione delle falene, Riserva Naturale del Lago di Campotosto, Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, 26 luglio 2021. Lampade a vapori di mercurio da 250 W e 125 W, alimentate da un generatore portatile Honda.

Nota importante: il mio messaggio non è devi farlo in questo modo, ma semplicemente io lo faccio in questo modo; suggerimenti e critiche sono ben accetti.

Avvertenza: le lampade UV emettono radiazioni ultraviolette invisibili e potenzialmente dannose. Si consiglia di proteggere la pelle e gli occhi quando le lampade sono accese e mantenere una distanza ragionevole.

Con moglie Ghila lungo il sentiero che scende da Panagià alla spiaggia di Sikamià, isola di Sèrifos, Cicladi, Grecia. Lampada LepiLED con power bank da 30.000 mAh.

In compagnia di mia moglie Ghila lungo il sentiero che scende da Panagià alla spiaggia di Sikamià, sull’isola di Sèrifos, in Grecia. Lampada LepiLED con power bank da 30.000 mAh.

Ora, il primo aspetto su cui è opportuno concentrarsi è la scelta delle lampade da utilizzare sul campo. La scelta è ovviamente ampia, ma esistono due tipologie di lampade particolarmente adatte alle nostre esigenze, entrambe in grado di fornire una buona quantità di radiazioni ultraviolette, necessarie per attirare le falene: le lampade ai vapori di mercurio e le lampade LED UV.

La scelta tra le due dipende innanzitutto da come si può raggiungere il luogo prescelto: è possibile arrivarci comodamente in auto, accendendo le lampade a pochi metri da dove si lascia la macchina, o è necessario camminare per mezz’ora in salita? Se la risposta è “in auto”, le lampade a vapori di mercurio (d’ora in poi le chiamiamo Hg, che è il simbolo dell’atomo di mercurio) sono una scelta valida ed efficiente, oltre ad essere quelle che attirano di più le nostre falene, ma richiedono un’alimentazione a 220 Volt e tra 125 e 400 Watt, il che significa che, se non si è a casa, è necessario un generatore di corrente portatile, di solito alimentato a benzina o dotato di una grossa batteria e di un inverter per generare i 220 Volt, pesante (ecco perché è utile avere un’auto) e costoso.

In alternativa, le luci a LED sono un’opzione valida: più economiche, molto più leggere e meno ingombranti, dato che possono essere alimentate da un power bank (5V o 12V) e consumano pochissima energia.

Attrezzatura pesante: lampade a vapori di mercurio (Hg)

Una lampada Hg è una lampada a scarica di gas che utilizza, per produrre luce, un arco elettrico attraverso del mercurio vaporizzato.

La prima immagine mostra tre lampade Hg:

  • a sinistra (A), una lampada da 250 W, con attacco E40
  • al centro (B), una lampada da 125 W, con attacco E27
  • a destra (C), una lampada con reattore incorporato (self-ballasted) da 160 W, con attacco E27.

Cosa significa lampada con reattore incorporato? Se una lampada Hg viene collegata direttamente a una fonte di alimentazione a 220 V, come la rete elettrica, la corrente che la attraversa aumenterà fino a distruggerla: è necessario un reattore per limitare la corrente. Per questo motivo, le prime due lampade nella foto non possono essere alimentate direttamente a 220 V, ma è necessario interporre un reattore (più in basso sono presenti due immagini di reattori).

Le lampade a vapori di mercurio con reattore incorporato utilizzano un filamento di tungsteno in serie con il tubo ad arco sia per fungere da reattore resistivo sia per aggiungere luce a spettro completo a quella del tubo ad arco: possono essere collegate direttamente ai 220 V.

La seconda immagine mostra le stesse lampade con, in rosso, il tubo ad arco al mercurio delle tre lampade e, in verde, il filamento di tungsteno della lampada con reattore incorporato da 160 W (C).

E40 e E27 si riferiscono agli attacchi standard per lampadine elettriche: mentre E27 [medio o standard Edison Screw – ES] delle lampade (B) e (C) sono gli attacchi comuni che tutti utilizziamo a casa e che conosciamo bene (insieme a E14, Small Edison Screw – SES, che è più piccolo), E40 [Goliath Edison Screw – GES] della lampada (A) è utilizzato nei lampioni stradali, è più grande e i portalampada E40 sono più difficili da trovare nei normali negozi che vendono apparecchiature elettriche.

I portalampada devono essere in ceramica e non in plastica, poiché la plastica può fondere quando la lampada si riscalda.

Ripeto quindi che le lampade (A) e (B) delle immagini precedenti non hanno un reattore incorporato, ed è quindi necessario utilizzare un reattore esterno adeguato per evitare di danneggiarle e non alimentarle mai direttamente a 220V senza interporre il reattore.

Purtroppo non esiste un reattore universale adatto a tutte le lampade, ma deve essere scelto in base alla potenza della lampada a cui è collegato.

Le immagini seguenti mostrano i reattori da utilizzare per lampade da 125 W (prima immagine) e da 250 W (seconda immagine), con i collegamenti sia al portalampada che alla spina da 220 V (standard italiano). Si noti il grande portalampada nero (E40) nella seconda foto.

Finora abbiamo discusso di lampade con potenze diverse e di lampade con reattore incorporato o che necessitano di un reattore esterno.

Tuttavia, vi è anche un’altra caratteristica da considerare: per correggere la sfumatura bluastra, molte lampade a vapori di mercurio sono rivestite all’interno del bulbo di vetro con uno strato bianco al fosforo che converte una parte delle emissioni ultraviolette in luce rossa: queste lampade non sono trasparenti (e quindi è più difficile vedere se all’interno è presente il filamento di tungsteno, per capire se sono autoalimentate o meno), e soprattutto l’emissione nella banda ultravioletta viene parzialmente assorbita dal rivestimento. Per questo motivo, la loro capacità di attrarre le falene è leggermente inferiore.

Purtroppo, le lampade trasparenti non si trovano normalmente in commercio, ma devono essere ordinate presso aziende specializzate.

In realtà, anche le lampade non trasparenti sono ormai molto difficili da reperire: vengono vendute principalmente in negozi e siti che si occupano di acquariofilia o entomologia.

Ad esempio, Entosphinx.cz è un sito che vende (vendeva: si trovano con sempre maggiore difficoltà e a prezzi crescenti) quasi tutti i modelli, trasparenti e non, e anche i relativi alimentatori. Consiglio comunque di cercare anche nei negozi di materiale elettrico della propria zona, spesso è ancora possibile trovarne qualcuna.

Riassumendo: le lampade a vapori di mercurio possono essere con reattore (ballast) integrato (in tal caso le potenze disponibili sono 160 W e 250 W) o con reattore esterno (in tal caso le potenze disponibili sono 125 W e 250 W) e possono essere trasparenti o rivestite di bianco. Esistono anche lampade Hg da 80W e 100W con reattore integrato, utilizzate per acquari e terrari, e lampade da 400W con reattore interno o esterno, anche troppo potenti. Quali dovrebbero essere utilizzate? La risposta più appropriata è: quelle che si possono reperire: tutte le lampade menzionate hanno un’elevata efficienza in termini di attrazione degli insetti fototropici.

Tuttavia, avendo la possibilità di scegliere, questa è la mia classifica personale basata sul potere attrattivo (io utilizzo le prime due):

  1. con reattore esterno, trasparente, 250W
  2. con reattore esterno, trasparente, 125W
  3. con reattore interno, trasparente, 250W
  4. con reattore interno, trasparente, 160 W
  5. con reattore esterno, rivestimento bianco, 250 W
  6. con reattore esterno, rivestimento bianco, 125 W
  7. con reattore interno, rivestimento bianco, 250 W
  8. con reattore interno, rivestimento bianco, 160 W

Quando il sito di osservazione è raggiungibile in auto e non ho problemi di peso o spazio, utilizzo (A) e (B): una lampada Hg da 250 W e una lampada Hg da 125 W, montate su entrambi i lati dello stesso telo bianco (nella seconda foto: 250 W a sinistra, con il portalampada nero, e 125 W a destra, con il portalampada bianco), con i due reattori visibili tra l’erba, un avvolgicavo elettrico rosso e alimentati dal generatore portatile, non visibile nella foto.

Attenzione: le lampade Hg sono molto fragili e diventano molto calde quando sono accese, pertanto temono la pioggia diretta; se non protette, anche una pioggia leggera può danneggiarle: è consigliabile tenere sempre un ombrello in auto. Se si spengono a causa di un’interruzione o di una diminuzione di tensione, devono raffreddarsi prima di potersi riaccendere.

Il mio generatore a benzina (Honda EU10i) pesa 15 kg, compresi due litri di carburante, può fornire 900 W di potenza continua e può mantenere accese le due lampade per tutto il tempo necessario, che di solito può arrivare fino a 6-7 ore durante l’estate, ed è anche molto silenzioso, ma è comunque consigliabile posizionarlo lontano dal telo, possibilmente dietro un’auto, in modo da non sentire il rumore o l’odore dei gas di scarico: è quindi necessaria una prolunga elettrica con avvolgicavo, e consiglio almeno 20 metri di cavo, meglio ancora se 50 metri, con il cavo elettrico di sezione adeguata alla potenza impiegata (meglio prevedere 1000 Watt per evitare che il cavo si riscaldi).

Oltre alla parte elettrica, dobbiamo attrezzarci anche di un sistema di supporto che consenta di fissare un telo bianco ad un telaio su un piano verticale e che permetta di posizionare una o due lampade davanti al telo. La base di partenza per soddisfare questi requisiti sono questi due articoli (comprati su amazon.it ma disponibili prodotti analoghi on-line anche su altri siti): Pannello bianco da 150 x 200 cm e Sistema di supporto per fondale fotografico.

Il pannello bianco pieghevole misura circa 200 x 150 cm; una volta ripiegato, si riduce a un cerchio di 65 cm di diametro, per poter essere riposto nella custodia. Il sistema di supporto dovrà quindi consentire la realizzazione di un telaio largo 200 cm e alto 150 cm, a cui appendere il pannello.

Il sistema di supporto per fondali da studio è dotato di 2 supporti pieghevoli telescopici (treppiedi) e 4 barre (tubi) trasversali orizzontali (con un pannello da 2 m sono sufficienti 3 delle 4 barre).

Per poter sostenere le lampade, è necessario procedere come segue: nel tubo orizzontale centrale dei tre è necessario praticare due fori per poter fissare i due pezzi di canalina elettrica grigia in plastica visibili nella foto (diametro 2 cm, lunghezza 60 cm ciascuno). Inoltre, alle due estremità delle due canaline, dove saranno sospese le lampade, è necessario praticare due piccole scanalature, in modo che il cavo di ciascuna lampada non scivoli.

Nel sistema di supporto per fondali fotografici sono inclusi anche due sacchetti per la sabbia: ovviamente, è necessario riempirli di sabbia (meglio usare ghiaia, la sabbia tende a passare tra le cuciture) e inserirli nelle aste verticali prima di montare l’asta orizzontale che sostiene il pannello bianco. In questo modo l’intero sistema è molto stabile e non cade a terra anche con un vento moderato. Se il vento è più forte, è consigliabile togliere il pannello bianco e far scendere le lampade vicino a terra, a circa mezzo metro dal lenzuolo bianco posato a terra.

Naturalmente questa è solo un’idea, ed è quella che utilizzo da diversi anni: mi consente di evitare picchetti da conficcare nel terreno, ed è quindi adatta a tutti i tipi di terreno, ed è abbastanza leggera e veloce da montare e smontare. Tuttavia, non ho mai visto due entomologi che utilizzano lo stesso sistema di supporto per le loro lampade.

Prima delle due foto successive: Riserva Naturale di Decima Malafede, a sud di Roma. Io sono quello a sinistra, gli altri sono volontari del Gruppo BMS Roma. Seconda foto: pronti per un evento pubblico, Parco Nazionale della Maiella.

Invasione di Lymantria dispar insieme ad altre specie. Ho spento la lampada più potente (250 W) solo per scattare le foto. Riserva Naturale del Monte Navegna e Monte Cervia, Rieti, Italia centrale.

Purtroppo, quando devo raggiungere a piedi posti lontani, o quando devo andare all’estero in aereo, non posso certamente portare con me tutto questo materiale. Quindi, come si può fare? La risposta è piuttosto semplice: LED ultravioletti.

Attrezzatura leggera: lampade UV a LED

Questo tipo di lampade è molto più semplice e non richiede sistemi di alimentazione pesanti, ingombranti e costosi: è sufficiente un power bank.

Ci riferiamo alle lampade a LED, la cui scelta è molto ampia e adatta a tutte le tasche, ma con un requisito fondamentale: le lampade devono emettere la loro luce (anche) nell’ultravioletto e devono essere alimentate a bassa tensione e non a 220 V, altrimenti si presentano gli stessi problemi delle lampade al mercurio.

La lampada che vi mostro è estremamente ben progettata e realizzata, ma anche costosa: potete vedere sia le caratteristiche che i prezzi sul sito web del produttore, ed è stata sviluppata appositamente per attirare le farfalle: LepiLED di Gunnar Brehm

Va bene, la lampada LepiLED è la numero uno, ma ce ne sono altre che svolgono bene il loro lavoro e sono più accessibili per tutte le tasche, ad esempio ce ne sono alcune su questa pagina del sito web di cui abbiamo già parlato: Entosphinx.cz

Nella lampada LepiLED sono presenti 8 LED di potenza: 4 LED UV a 365 nm (invisibili all’occhio umano) e altri 4 che emettono nello spettro visibile (bianco, verde e blu). Una caratteristica molto interessante di questa versione “Maxi Switch” è che può essere azionata, tramite un piccolo interruttore, in due modalità: “modalità a radiazione mista” (tutti gli otto LED accesi) o in “modalità UV” a risparmio energetico (solo i quattro LED UV accesi), quest’ultima molto utile perché aumenta notevolmente l’autonomia e, poiché emette solo luce quasi invisibile, può essere utilizzata anche in aree urbane dove una luce forte potrebbe risultare fastidiosa.

La prima immagine seguente mostra la “modalità a radiazione mista”, la seconda la “modalità UV” (la foto è stata scattata alla luce del giorno e si vede solo la luce ambientale).

Con una lampada piccola e leggera non vale ovviamente la pena di utilizzare un telo grande e pesante: ho acquistato la “tendina luminosa” che utilizzo ancora oggi con la LepiLED in occasione di una mostra entomologica, Entomodena, che si tiene due volte all’anno a Modena, ma è disponibile on-line su Entosphinx.cz.

Si monta in cinque minuti, come una piccola tenda da campeggio; ha un gancio per sospendere la lampada all’interno di un alloggiamento realizzato al centro della struttura ed è estremamente pratica e leggera: nella foto seguente potete vedere la borsa per trasportarla e i suoi componenti principali, insieme alla lampada e al power bank.

Nella foto successiva ho posizionato sulla mia bilancia da cucina tutta l’attrezzatura necessaria (telo con supporti, lampada LepiLED e power bank da 30.000 mAh), e potete leggere il peso totale nella foto: meno di 2,25 kg, la mia fotocamera con 4 flash e obiettivo macro è più pesante! (quasi 2 chili e mezzo).

Nella seconda foto è possibile vedere il piccolo interruttore attraverso il quale è possibile cambiare la modalità di funzionamento della lampada.

In effetti: quasi due chili e mezzo!

Consiglio di acquistare un power bank con una capacità di almeno 30.000 mAh, e in grado di fornire una corrente, su almeno una delle uscite a 5 V, di almeno 3 Ampère. Per la lampada LepiLED questo è un requisito necessario: se la capacità di corrente è inferiore a 3 A la lampada rischia, in determinate condizioni, di non accendersi.

Di seguito alcune immagini dell’attrezzatura luminosa pronta per l’uso.

La “tenda luminosa”, installata nel mio giardino, senza e con la lampada e il power bank. È dotata di quattro picchetti per fissare la base quadrata e altri quattro per fissare i quattro cavi di ancoraggio al suolo, in modo da resistere anche a un vento moderato; tuttavia, in assenza di vento, rimane in piedi da sola, senza picchetti e ancoraggi vari.
La sua struttura a quattro settori consente di attirare le falene a 360 gradi con una sola lampada.

Megàlo Livàdi, Sèrifos, Grecia, in prossimità di uno degli ingressi delle miniere di ferro abbandonate.

Nella seconda immagine, stesso luogo e stesso giorno: numerosi esemplari adulti di Hyles euphorbiae alla luce.

Spiaggia di Sikamia, Serifos.

Valle di Freissinières, Hautes-Alpes, Francia.

Nella seconda parte, che uscirà con la prossima newsletter, vedremo più in dettaglio le alternative alla LepiLED che usano comunque LED ultravioletti: sia lampade più economiche realizzate da altri fornitori, sia come si utilizzano le strisce di LED (con LED di tipo 2835, 3528 e 5050, a 365 nm e 400 nm), utili anche per la realizzazione di trappole luminose.

Per dubbi, correzioni e suggerimenti potete contattarmi all’indirizzo e-mail dell’Associazione, che trovate sul nostro sito.

Paolo Mazzei