Lasiommata megera

di Paolo Mazzei

La farfalla di questo mese appartiene alla sottofamiglia Satyrinae dei Nymphalidae, che abbiamo già trattato una volta sola parecchio tempo fa. La specie di cui parliamo è Lasiommata megera (Linnaeus, 1767), comune e diffusa in tutta Italia tranne la Sardegna dove vive una sua congenere molto simile, considerata da alcuni, anche in tempi recenti, come una sua sottospecie: Lasiommata paramegaera (Hübner, [1824]).

E non è solo comune pressoché ovunque, lo è anche quasi sempre, tranne i periodi più freddi: gli adulti compaiono infatti, nei luoghi più caldi, anche in tre o quattro generazioni successive, che continuano in autunno finché le temperature non scendono troppo.

Preferisce ambienti aperti e soleggiati, incluse le radure più luminose dei boschi, a quote non troppo alte, di solito dal livello del mare fino ai mille metri, ma sono stati trovati adulti fino a oltre 2000 metri; frequenta anche ambienti urbani o antropizzati, come giardini, parchi, terreni incolti, dove siano presenti fiori per nutrire gli adulti e graminacee (Poaceae) per le larve.

Femmina adulta ab ovo, Rocca di Papa, Roma, 15/8/2026.

Al di fuori dell’Italia Lasiommata megera è presente nella maggior parte dell’Europa, incluse le Isole Britanniche, il sud della Scandinavia, la parte più occidentale della Russia, tutte le isole del Mediterraneo (incluse le Baleari, Elba e le piccole isole tirreniche, Lampedusa, Pantelleria, Malta, le Tremiti, le Cicladi, il Dodecanneso, Creta, Cipro), ed è sostituita da Lasiommata paramegera anche in Corsica. La troviamo poi in Nord Africa (in Marocco, dove arriva sull’Alto Atlante a 4000 metri, e nel nord di Algeria e Tunisia), nel sud della Crimea, nella maggior parte della Turchia, in Georgia, Azerbaijan, Armenia, nella parte occidentale dell’Iran e, lungo la costa orientale del Mediterraneo, dalla Siria alla Palestina e alla Giordania.

Le larve, come già accennato, si nutrono di Poaceae, e, quantomeno in cattività, non sembra abbiano preferenze particolari per quanto riguarda le specie botaniche di questa famiglia (cito i generi Festuca, Brachypodium, Poa, Bromus, Setaria, Dactylis, Lolium, Molinia, Stipa, Phleum, Cynodon, Elymus, Avenella solo a titolo di esempio) e accettano con estrema facilità anche specie diverse durante il loro sviluppo. Questa è probabilmente una delle ragioni della sua ampia valenza ecologica, che le consente di vivere in ambienti assai diversi quanto a latitudine (da Oslo in Norvegia ad Agadir in Marocco) e ad altitudine, come già detto.

Le larve sono attive quasi esclusivamente la notte e si rifugiano di giorno alla base delle piante nutrici o anche in fessure del terreno: diventano parzialmente diurne solo nei periodi più freddi, dall’autunno all’inizio della primavera.

Questa specie non ha una vera e propria diapausa invernale: passa l’inverno normalmente come larva, rallentando semplicemente lo sviluppo durante la stagione più fredda, ma si trovano a volte delle pupe invernali fissate alla roccia negli anfratti di grosse pietre, pupe che sono spesso molto scure, come quella mostrata in figura trovata a Cineto Romano (Roma) sotto un sasso nella seconda metà di dicembre 2000, e quindi ben diverse dalle pupe verdi prodotte tra una generazione e la successiva durante la bella stagione.

Probabilmente le larve che arrivano alla maturità in autunno inoltrato riescono ad impuparsi ma non a schiudere prima dell’arrivo del freddo, e la pupa, soprattutto se la larva ha scelto per impuparsi un posto riparato e poco soggetto agli estremi climatici invernali, sopravvive all’inverno e schiude nella primavera successiva.

Pupa invernale, Cineto Romano (Roma), dicembre 2000.

Uovo

Ho fatto la maggior parte delle foto di questo articolo allevando un singolo uovo deposto davanti ai miei piedi da una femmina comparsa nel mio giardino, a Rocca di Papa (Roma) il 27 giugno 2026. Tutte le immagini che seguono relative a questo allevamento sono prive di luogo e di data: di luogo perché, se non è specificato, sarà sempre Rocca di Papa (Roma), e di data perché, avendo allevato la larva in casa, la velocità di sviluppo può essere diversa da quella che avrebbe in natura dato che le condizioni di temperatura, illuminazione, fotoperiodo, umidità, ventilazione e disturbo sono ben diverse e le piante consumate non sono necessariamente le stesse di quelle che la larva avrebbe mangiato spontaneamente in natura.

L’uovo è stato deposto su un “filo d’erba” (ignoro la specie dato che si trattava di una piantina piccola e non fiorita, e con le Poaceae se non vedi il fiore hai di norma grosse difficoltà a determinare la pianta). È quasi sferico, leggermente allungato lungo l’asse polare, bianco madreperlaceo lucido con un accenno di costole longitudinali. Dopo tre giorni, il 30 giugno, ha ancora più o meno lo stesso aspetto: le uova di questa specie non cambiano colore pochi giorni dopo la deposizione, si scuriscono e diventano un po’ più trasparenti solo poco prima della schiusa, avvenuta tra il 4 e il 5 luglio, cioè circa una settimana dopo la deposizione.

Rocca di Papa, Roma, 27/6/2026.

Rocca di Papa, Roma, 30/6/2026.

Larva L1

La larva appena nata è verde biancastra, con tre linee longitudinali brune per lato e una dorsale leggermente più larga. La capsula cefalica è nera lucida con aree brune. Ciascun segmento corporeo porta da otto a dieci setole, alcune biancastre e altre più scure, mentre oltre venti setole originano dalla capsula cefalica e sono scure con l’estremità biancastra.

In questo stadio e nel successivo le larve non scendono alla base della pianta durante le ore diurne ma si nascondono invece sulla pagina inferiore delle foglie o all’ascella di esse, rimanendo immobili e non alimentandosi fino al calare del sole.

Larva in muta tra L1 e L2.

Larva L2

Nella prima foto, in basso a destra, è ben visibile la capsula cefalica della prima età, abbandonata dalla larva al momento della muta, mentre la vecchia cuticola è stata il primo pasto della larva appena terminata la muta.

Ed è proprio il colore della capsula cefalica il cambiamento più evidente che segue la prima muta: nella larva L1 era nera con aree brune, adesso il nero è stato sostituito dal verde, e la sua colorazione non è più contrastante con quella del corpo.

Le setole si sono ora infittite su tutto il corpo, capo compreso, e quelle già presenti alla prima età risultano più scure. Nel corso della seconda età la colorazione del corpo passa dal verde biancastro ad un verde erba e diventano evidenti delle linee longitudinali chiare, di cui le due latero ventrali ben evidenti.

L’ultima foto mostra la larva subito prima della muta che segna il passaggio verso la terza età (L3).

Convenzionalmente, nel caso di insetti a metamorfosi completa (tra cui le farfalle), per rappresentare gli stadi di sviluppo si usano:

  • E = Egg / Uovo
  • L1, L2, L3, … = Larva allo stadio 1, 2, 3, …
  • P = Pupa
  • A = Adult / Adulto

Nel caso di insetti a metamorfosi incompleta (come le cimici o le cavallette), dove non si parla di larve ma di Neanidi (o di Ninfe se sono presenti gli abbozzi alari), si sostituisce la L con la N (es. N1, N2, N3, …).

Larva L3

Incremento dimensionale a parte, la larva L3 ha una colorazione molto simile a quella L2, tranne la capsula cefalica che è ora completamente verde, avendo perso le aree brune, e che possiede ora tanti “puntini” biancastri ben evidenti che sono in realtà piccole escrescenze da cui originano le setole.

Larva in muta tra L3 e L4.

Larva L4

Lo stadio L4 è quello della maturità larvale, che non terminerà con un’altra muta verso lo stadio larvale successivo ma con la trasformazione in pupa. La larva è molto simile a quella L3, ma la colorazione è sempre più simile a quella di una foglia di graminacea e la sua attività è confinata alle ore notturne, salvo se la temperatura diurna è molto bassa.

Il buio, una torcia frontale e tanta pazienza sono quello che serve per trovare queste larve, insieme alle altre Satyrinae, avendo tutte costumi analoghi. E le loro larve si riconoscono da tutte le altre larve ad attività notturna per la presenza dei due “cornetti” alla fine dell’addome, tipici di questa sottofamiglia.

Rocca di Papa, Roma, 2/3/2019.

Rocca di Papa, Roma, 2/3/2019.

Pupa

Alla fine della quarta età la larva matura, per scegliere un posto per impuparsi, non scende dalla sua piantina sulla quale si nutriva ma fila, sulla parte bassa di una foglia, un cuscinetto di seta, visibile con un po’ di immaginazione tra il terzo e il quarto paio di false zampe addominali della larva nella foto f1.

Tale cuscinetto serve alla larva per appendersi a testa in giù (f2 e f3). La foto f3 mostra la larva poco più di un’ora prima della trasformazione in pupa (f4), mentre in f5, scattata oltre quattro giorni dopo, la pupa ha assunto la forma e la colorazione definitiva.

Come detto all’inizio, le larve dell’ultima generazione possono impuparsi ai primi freddi: in tal caso la larva scende dalla pianta e si trasforma di solito al riparo di rocce o cortecce, fissando su di esse il suo cuscinetto di seta.

Foto f1, 25/7/2026 11:44.

Foto f2, 25/7/2026 12:24.

Foto f3, 26/7/2026 10:28.

Nella foto f6 gli astucci alari che si schiariscono, assumendo un colore giallastro, mostrano che la schiusa si avvicina.

Foto f4, 26/7/2026 12:00.

Foto f5, 30/7/2026 21:24.

Foto f6, 2/8/2026 9:28.

Quando manca poco alla schiusa, sugli astucci alari si vede in trasparenza la superficie superiore delle ali anteriori in via di sviluppo. Nella foto f7, a 26 ore e mezzo dalla schiusa, si cominciano a vedere i dettagli dell’ala e la macchia nera vicino all’apice.

Nella foto f8, a 19 ore e 20 dalla schiusa, i disegni alari sono già ben riconoscibili (e anche il sesso – femmina, come vedremo tra poco), il margine alare ha assunto i colori definitivi e l’addome è passato dal verde ad un verde/giallino.

Nella foto f9, a 1 ora e 20 dalla schiusa, il pattern alare è perfettamente delineato ed i colori contrastanti come quelli dell’adulto che sfarfallerà tra poco. L’imminenza dello sfarfallamento è segnalata dal colore dell’addome, sempre più vicino a quello dell’adulto.

Foto f7, 4/8/2026 13:03.

Foto f8, 4/8/2026 21:12.

Foto f9, 5/8/2026 14:13.

Foto f10: la femmina è sfarfallata ed ha già steso le ali, che si stanno indurendo per consentirle di prendere il volo.

Da notare:

  • la parte superiore della pupa che mostra una tonalità rosso scuro: sono i liquidi di scarto prodotti dalla trasformazione da larva ad adulto all’interno dell’involucro pupale, che l’adulto espelle all’atto dello sfarfallamento;
  • la colorazione della pagina inferiore delle ali, che rende la farfalla assai poco visibile quando si posa su delle rocce ad ali chiuse;
  • sono visibili, come in tutte le specie della famiglia Nymphalidae, solo quattro zampe: le anteriori sono più corte, ricoperte di setole, non sono adatte alla deambulazione e vengono tenute accostate al torace.

Foto f10, 5/8/2026 15:25.

La foto successiva fa vedere la pupa mostrata anche in f5 ma da una prospettiva un po’ più dorsale, per mostrare le coppie di puntini bianchi sui primi segmenti addominali.

L’ultima foto mostra un’altra immagine della pupa invernale scura mostrata all’inizio, appesa ad una piccola cavità al di sotto di una pietra e trovata a Cineto Romano (Roma) nel dicembre 2000.

Pupa invernale, Cineto Romano (Roma), dicembre 2000.

Maschio adulto, Rocca di Papa, Roma, 7/4/2020.

Femmina adulta, Panagià Kamarotí, Serifos, Grecia, 4/4/2018.

Maschio adulto, Panagià Kamarotí, Serifos, Grecia, 4/4/2018.

Femmina adulta, Colli del Vivaro, Roma, 3/8/2006.

Maschio adulto, Oasi Castel di Guido, Roma, 18/7/2026.

Accoppiamento, SIC Monte Calvo e Calvilli, Frosinone, 23/4/2006.

Accoppiamento e un secondo maschio in basso, Oasi Castel di Guido, Roma, 18/7/2026.

Femmina adulta, Rocca di Papa, Roma, 16/4/2020.