Progetto Zoo LIFE Pollinators: capacity building in Svezia
di Paolo Mazzei
Dall’8 al 10 settembre 2026 si è svolto in Svezia, presso lo zoo Nordens Ark a circa 100 km a nord di Göteborg, il previsto capacity building del progetto Zoo LIFE Pollinators 2025-2029, progetto di cui si è già parlato qui e che si propone di sfruttare gli ampi spazi liberi o sottoutilizzati degli zoo cittadini a favore degli impollinatori prescelti, sirfidi, apoidei e farfalle diurne (Papilionoidea), per creare habitat a loro idonei, organizzare attività di allevamento e sensibilizzare il pubblico al problema del declino di tali gruppi di insetti.
Erano presenti rappresentanti di tutti e 16 i partners, e l’obiettivo di questo capacity building era la formazione del personale degli zoo coinvolti in modo da rendere in grado ciascuno zoo di sviluppare un protocollo di allevamento su piccola scala della specie di impollinatore che ciascuno zoo avrebbe selezionato.
Durante la preparazione dell’incontro, nei mesi precedenti, si erano divisi i tre gruppi di impollinatori in tre sottogruppi ciascuno, in modo da avere nove sottogruppi di specie in totale da abbinare agli otto zoo partecipanti, lasciandone quindi uno solo non assegnato.
Per quanto riguarda le farfalle diurne, che sono quelle che ci interessano e riguardano più direttamente, i criteri di creazione dei tre sottogruppi si riferivano alle preferenze alimentari delle larve: quelle che si nutrono di graminacee (graminoids), quelle che si nutrono di piante erbacee che non appartengono alle graminacee (forbs) e quelle che si nutrono delle foglie di alberi e arbusti (trees/bushes).
Nei primi due giorni di questo incontro – il primo dedicato alle farfalle e il secondo ai sirfidi e apoidei, degli esperti dei tre gruppi principali di impollinatori (per le farfalle eravamo io, Lars Pettersson della Lund University svedese e Jimmy Helgesson del Nordens Ark) hanno presentato le nozioni di base dell’ecologia, dei requisiti di habitat e delle modalità di allevamento di ciascun gruppo, accennando anche alle problematiche di conservazione, protezione e tecniche di monitoraggio delle specie.
Alla fine delle presentazioni in aula, nel primo giorno, il personale del Nordens Ark – molto competenti, disponibili e decisamente simpatici – ci ha mostrato come allevano tre specie di farfalle (Scolitantides orion, Parnassius mnemosyne e Melitaea cinxia – quest’ultima come “palestra” per poi passare a Melitaea britomartis) a scopo di reintroduzione, previa preparazione e riqualificazione degli habitat.
Nel terzo giorno, in base ai monitoraggi dei tre gruppi che ciascuno zoo aveva già effettuato a casa propria, si è passati alla scelta delle specie: prima ciascuno zoo ha scelto il gruppo e sottogruppo, concentrandosi poi sulla scelta di una specie nell’ambito del sottogruppo selezionato.
Per la scelta del sottogruppo delle farfalle, lo Zoom di Torino ha scelto le specie legate alle graminacee (graminoids), l’Oasis Wildlife di Fuerteventura (Isole Canarie, Spagna) ha scelto le specie che si nutrono di erbacee non graminacee (forbs) e il Debrecen Zoo (Ungheria) le specie che si nutrono di alberi e arbusti (trees/bushes).
Quanto alla scelta della specie per ciascun sottogruppo, doveva essere una specie autoctona non minacciata e non rara, individuata durante i monitoraggi preliminari e quindi naturalmente disponibile all’interno di ciascuno zoo. Parlando con gli addetti di ciascuno dei tre zoo e valutando i pro e i contro delle diverse possibilità, si è arrivati per le farfalle alle seguenti selezioni:
- Zoom Torino, sottogruppo graminoids: Lasiommata megera
- Oasis Wildlife di Fuerteventura, sottogruppo forbs: Colias crocea
- Debrecen Zoo, sottogruppo trees/bushes: Iphiclides podalirius
A questo punto tutti gli zoo elaboreranno un protocollo semplice di allevamento su piccola scala per ciascuna specie selezionata. Questo non comporterà alcuna attività diretta di riproduzione a fini di conservazione: l’obiettivo è quello di creare un habitat adeguato allo sviluppo e alla riproduzione delle specie selezionate in un’area visibile ai visitatori dello zoo, per ispirarli a realizzare eventualmente qualcosa di simile a casa propria. Ciò potrebbe comportare la piantumazione di specifiche specie vegetali, la creazione di un «albergo per api» e iniziative simili; le azioni specifiche dipenderanno dalla specie scelta da ciascuno zoo.
Vi terrò aggiornati sui prossimi sviluppi del progetto.
Paolo Mazzei







