Un progetto di conservazione di Phengaris alcon ha salvato un alpeggio dalle fiamme!
di Andrea Mosini
Un’azione di tutela dell’habitat che si è trasformata in una barriera tagliafuoco inaspettata.
Oggi vorrei condividere con tutti voi una storia straordinaria che dimostra quanto la conservazione della natura e della biodiversità possa fare la differenza, talvolta in modi del tutto inaspettati!
Lo scorso luglio, un vasto incendio di origine naturale si è sviluppato nei pressi del Pizzo Proman, ai confini del Parco Nazionale Val Grande (Verbano-Cusio-Ossola). Complice il forte vento e una prolungata assenza di piogge, le fiamme si sono espanse rapidamente, costringendo la chiusura temporanea di una vasta area del parco nazionale e dei relativi sentieri. Solo dopo due settimane di inteso e instancabile lavoro dei soccorsi, unite alle tanto attese piogge, l’emergenza è rientrata.
Tra le aree più esposte c’era l’Alpetto Cornala, una preziosissima area di poco meno di un ettaro in cui qualche anno fa è stata scoperta una piccola popolazione di Phengaris alcon e della sua pianta nutrice. Nella provincia del Verbano Cusio Ossola si conosce solo un’altra area di presenza di queste due specie rare.
La farfalla, inclusa come “Vulnerabile” nella Lista Rossa IUCN, ha un ciclo di vita affascinante che dipende strettamente dalla pianta nutrice Gentiana pneumonanthe e dalle formiche del genere Myrmica.
Per tutelare la piccola popolazione dell’area, l’Ente Parco Nazionale della Val Grande ha promosso un Piano d’Azione, coordinato dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino insieme alla Valgrande Società Cooperativa. L’obiettivo del Piano ha evidenziato la necessità di contenere gli arbusti, in particolare brugo (Calluna vulgaris) e ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), favorendo la crescita delle genziane. Con lo stesso obiettivo si è inoltre aumentato di circa il 100% il numero di genziane presenti nell’area, grazie a trapianti da semine ex situ e semine in situ in appositi tubi di semina.
Proprio lo scorso marzo, sono stati realizzati interventi di sfalcio, trinciatura e pulizia da rami e tronchi caduti per limitare la competizione con le genziane. E qui è successo l’incredibile: questi interventi di restauro dell’habitat hanno funzionato come un’efficace barriera antincendio! La riduzione della biomassa vegetale e l’apertura della zona prativa hanno infatti impedito alle fiamme di divampare nell’area di studio, salvando 5000 mq di molinieto (prateria a Molinia caerulea) che risultano oggi come un’oasi rigogliosa in un paesaggio segnato dal fuoco e dalla cenere.
Nei mesi scorsi i ricercatori hanno monitorato gli adulti di Phengaris alcon in volo e durante le deposizioni delle uova. Il personale dell’Università, del Parco e della Cooperativa Valgrande è tuttora sul posto per seguire l’evoluzione e la ripresa dell’area.
Questa vicenda ci dimostra chiaramente come prendersi cura della biodiversità e gestire attivamente il territorio protegga l’intero ecosistema, rendendolo più forte e resiliente di fronte alle emergenze impreviste.
Andrea Mosini



