GiovALI: Le Farfalle della media e alta Val Chisone
La valle dove è nata la mia passione
di Pierpaolo Direnzo
Per molti anni ho trascorso le estati in Val Chisone, ed è proprio in questo territorio che è nata e si è sviluppata la mia passione per gli insetti. Con l’inizio del percorso universitario in Scienze Naturali, ho approfondito progressivamente lo studio dell’entomologia, concentrandomi in particolare sui Lepidotteri, e ho fatto della Val Chisone il principale territorio nel quale affinare le mie conoscenze e le mie tecniche di ricerca sul campo. Dopo quattro anni di indagini, ritengo interessante proporre un breve resoconto sulla biodiversità dei Ropaloceri presenti in un tratto della valle, anche in considerazione della sua posizione strategica in prossimità di tre importanti aree protette e della presenza di diverse specie di interesse conservazionistico.
La Val Chisone si sviluppa nelle Alpi Cozie, nel settore occidentale del Piemonte, dalla pianura pinerolese fino all’alta valle presso il colle del Sestriere. Il territorio presenta una marcata varietà altitudinale e ambientale, comprendendo boschi di latifoglie e conifere, lariceti, praterie e pascoli alpini, fino agli ambienti rupestri delle quote maggiori. La marcata diversità geomorfologica e altitudinale determina una notevole eterogeneità degli ambienti, contribuendo alla ricca biodiversità del territorio. Nell’alta Val Chisone e nelle aree montane circostanti sono presenti importanti aree protette: il Parco naturale Orsiera-Rocciavrè (associato al sito di Natura 2000 IT1110006), situato principalmente a nord e nord-est della valle, il Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand (IT1110010), posto a nord-ovest e prevalentemente ricadente nel versante della Val di Susa, ma con una porzione del territorio che interessa l’alta Val Chisone, e il Parco naturale della Val Troncea (IT1110080), situato nell’omonima valle laterale che si apre verso sud-ovest dall’alta Val Chisone, oltre a diversi altri siti della Rete Natura 2000 distribuiti nelle valli e nei territori montani circostanti (Figura 1).
A partire dal 2023, da inizio primavera a fine estate, ho condotto i campionamenti lungo la media e l’alta Val Chisone, più precisamente nel tratto compreso tra Villaretto e Sestriere, interessando entrambi i versanti orografici della valle, insieme al Vallone dell’Albergian, una delle principali valli laterali dell’area, osservando complessivamente 129 specie di farfalle diurne. Confrontando i dati raccolti con le segnalazioni disponibili in letteratura e nei principali database di biodiversità (Hellmann & Parenzan, 2010; Sindaco et al., 2018; iNaturalist; GBIF), limitatamente alla medesima area di studio, è stato possibile ottenere una lista complessiva di 175 specie (vedi tabella), comprendente 163 specie confermate, di cui 34 non osservate personalmente ma supportate dalle segnalazioni disponibili, 3 specie le cui segnalazioni appaiono plausibili, ma per le quali non sono disponibili elementi sufficienti a confermarne la presenza, e 9 specie per le quali sussistono dubbi più sostanziali riguardo all’identificazione o alla loro effettiva presenza nell’area. Tra queste ultime rientrano anche alcune specie di particolare interesse conservazionistico per le quali la letteratura storica, così come ricostruita da Hellmann & Parenzan (2010), riporta dati difficilmente verificabili: Papilio alexanor, attribuita a Turati e Verity (1911) per il Colle delle Finestre, Euphydryas maturna, segnalata da de Prunner (1798) «nei dintorni di Fenestrelle», e Boloria graeca, riportata da Higgins (1930), sempre per Fenestrelle.
Per quanto riguarda le specie di interesse conservazionistico confermate, all’interno dell’area di studio ne sono state considerate sette.
Parnassius mnemosyne, attribuita da recenti interpretazioni tassonomiche alle popolazioni occidentali di P. turatii (Lancho-Silva et al., 2026), non è stata osservata direttamente durante le indagini, ma sono note segnalazioni storiche nell’area di studio e segnalazioni recenti nel Parco naturale della Val Troncea e nella vicina Val Germanasca. Parnassius apollo è invece risultata localmente comune e abbondante, in particolare nel Vallone dell’Albergian, a Pian dell’Alpe e presso il colle dell’Assietta. Zerynthia polyxena è presente con piccole popolazioni sparse, una delle quali è stata seguita regolarmente nel corso degli anni e il numero di individui osservati sembra aver mostrato una progressiva riduzione nel tempo. Euphydryas aurinia, verosimilmente riconducibile al taxon glaciegenita, non è stata osservata direttamente, ma è segnalata soprattutto nell’alta Val Chisone e nei vicini parchi della Val Troncea e dell’Orsiera-Rocciavrè. Phengaris teleius è presente con almeno una piccola popolazione, apparentemente mai segnalata finora, il cui numero di individui è sembrato diminuire negli anni. Phengaris rebeli (Lucek et al., 2024) è nota per un numero limitato di segnalazioni, mentre Phengaris arion è risultata più diffusa, soprattutto nell’area compresa tra Pian dell’Alpe e il rifugio Selleries.
Nel complesso, questi dati sottolineano l’importanza di preservare la varietà degli ambienti della Val Chisone e delle aree montane circostanti, soprattutto alla luce della presenza di specie localmente rare o in apparente declino. Tra le specie già tutelate dalla Direttiva Habitat, meritano particolare attenzione Zerynthia polyxena e Phengaris teleius, per le quali, pur in assenza di un monitoraggio quantitativo standardizzato, le osservazioni raccolte nel corso degli anni sembrano indicare una regressione. In questo contesto, anche i progetti di citizen science possono assumere un ruolo sempre più importante nel documentare e monitorare la biodiversità locale. Piattaforme come iNaturalist consentono infatti di raccogliere osservazioni georeferenziate, corredate da documentazione fotografica, che forniscono dati verificabili sulla presenza e sulla distribuzione delle specie. A queste iniziative si affiancano programmi di monitoraggio più strutturati, come il Butterfly Monitoring Scheme Italia (ITBMS), che permette di seguire nel tempo le variazioni di abbondanza delle popolazioni di farfalle.
Spero che questo piccolo contributo possa valorizzare ulteriormente la Val Chisone come area di particolare interesse per lo studio e la conservazione dei Lepidotteri, stimolando al contempo ulteriori indagini sul territorio. In futuro, spero di estendere le indagini anche alle principali valli laterali e ai territori montani connessi alla Val Chisone, tra cui la Val Troncea, la Val Germanasca, la Val Argentera e la Val di Thures, così da ottenere un quadro più ampio della biodiversità dei Ropaloceri di questo settore delle Alpi Cozie e, nella migliore delle ipotesi, fornire ulteriori elementi per la verifica delle segnalazioni attualmente dubbie.
Pierpaolo Direnzo
Bibliografia:
- Balletto, E., Bonelli, S., Barbero, F., Casacci, L.P., Sbordoni, V., Dapporto, L., Scalercio, S., Zilli, A., Battistoni, A., Teofili, C. & Rondinini, C. 2015. Lista Rossa IUCN delle Farfalle Italiane – Ropaloceri. Comitato Italiano IUCN e Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Roma.
- Hellmann, F., Parenzan, P. 2010. I macrolepidotteri del Piemonte. Monografie del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, XLVI, 1057 pp.
- Lancho-Silva, J., Spilani, L., Marques, V., Bruschini, C., Dincă, V., Mutanen, M., Franzén, M., Adams, D.C., Dapporto, L. & Vila, R. 2026. Second-chance speciation in the Clouded Apollo butterfly. Current Biology, 36(15).
- Lucek, K., Blattner, L., Cornet, C. et al. 2024. Towards a genomic resolution of the Phengaris alcon species complex. Conservation Genetics, 25, 823–834.
- Sindaco, R., Savoldelli, P., Raviglione, M., Boggio, F., Bonifacino, M. & Cabella, C. 2018. Le farfalle (Insecta: Lepidoptera) di interesse comunitario in Piemonte: stato attuale delle conoscenze. Rivista piemontese di Storia naturale, 39, 389–431.
- iNaturalist. Accessed 19/09/2026.
- GBIF.org (data) GBIF Occurrence Download. Accessed 21/09/2026.


