Appunti di conservazione: allarme rosso anche per le falene

Pubblicata la prima Lista Rossa delle falene europee
di Simona Bonelli

Dopo la pubblicazione della seconda Lista Rossa delle farfalle europee, della quale abbiamo parlato in questa rubrica, arriva un altro documento importante per la conservazione dei lepidotteri: la prima Lista Rossa europea delle falene.

Il rapporto, pubblicato dalla Commissione europea nel settembre 2026, aggiornato ad ottobre, raccoglie e organizza le conoscenze disponibili per valutare il rischio di estinzione di oltre tremila specie. Un lavoro che permette finalmente di dare maggiore visibilità a un gruppo molto numeroso, ma ancora poco considerato nelle attività di conservazione e per il quale le informazioni sono distribuite in modo disomogeneo tra specie e paesi. Il lavoro è stato coordinato da Butterfly Conservation Europe di cui ALI è partner.

Anche questa valutazione nasce da uno sforzo collettivo. Dati di distribuzione, conoscenze ecologiche, informazioni sulle popolazioni e sulle minacce sono stati raccolti e discussi attraverso la collaborazione tra specialisti, organizzazioni e referenti IUCN. Alla base ci sono le osservazioni e le competenze di molte persone che, negli anni, hanno studiato e documentato la fauna europea.

Anche l’Italia ha contribuito a questo lavoro attraverso i soci di ALI. Nei ringraziamenti, infatti, sono citati Simona Bonelli, Carlo Cabella, Guido Govi, Paolo Mazzei, Irene Piccini, Stefano Scalercio e Alberto Zilli, nell’elenco degli esperti che hanno sostenuto la valutazione condividendo dati e competenze, partecipando ai workshop e contribuendo alla revisione delle schede. Stefano Scalercio, come referente del Centro di Ricerca Foreste e Legno del CREA, e Carlo Cabella, con il proprio database personale, sono inoltre indicati tra i fornitori dei dati utilizzati.

Per chi si occupa di lepidotteri, il rapporto rappresenta quindi sia un risultato importante sia un punto di partenza. Ci restituisce un quadro del rischio di estinzione, ma mostra anche quanto lavoro sia ancora necessario per conoscere adeguatamente queste specie e individuare gli interventi più efficaci.

Che cosa è stato valutato?

La Lista Rossa comprende 3.082 specie a livello europeo, delle quali 704 endemiche, e 2.828 nell’Unione Europea, delle quali 488 endemiche dell’UE27. Le due valutazioni, a livello europeo e di UE,  riguardano territori diversi e possono quindi attribuire alla stessa specie categorie differenti.

Il lavoro si concentra soprattutto sulle macrofalene appartenenti a 23 famiglie,  includendo anche famiglie come Zygaenidae, Sesiidae e Cossidae. È inclusa anche una microfalena, Glyphipterix loricatella, perché elencata nell’Allegato IV della Direttiva Habitat (92/43/CEE).

È importante precisare che la distinzione tra macrofalene e microfalene è una convenzione utilizzata nello studio dei lepidotteri, non una separazione tassonomica.

Non si tratta quindi di una valutazione di tutte le falene europee. La maggior parte delle microfalene resta esclusa e, per molte di esse, le informazioni disponibili sono ancora più limitate. Il quadro che emerge è ampio, ma riguarda soltanto una parte della nostra fauna.

Megalycinia serraria, endemica italiana.

Ma come viene redatta una Lista Rossa?

Come per le farfalle, la valutazione utilizza le categorie e i criteri standardizzati dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, IUCN.

Per ciascuna specie vengono considerate le informazioni disponibili sulla distribuzione, sull’andamento delle popolazioni, sugli habitat, sulle esigenze ecologiche e sulle minacce. Le valutazioni sono poi discusse e revisionate dagli esperti, per assicurare coerenza nell’applicazione dei criteri.

La categoria attribuita esprime il rischio di estinzione nella regione considerata. Non coincide automaticamente con lo stato di protezione giuridica e non descrive necessariamente la situazione della specie in ogni singolo paese.

Una specie classificata a minor preoccupazione in Europa può avere popolazioni italiane in forte declino; viceversa, una specie minacciata a scala europea può conservare in alcune aree popolazioni relativamente robuste. Per questo le Liste Rosse europee e nazionali devono essere lette insieme alle conoscenze locali.

I risultati

Si stima che il 10,8% delle specie valutate sia minacciato di estinzione in Europa, percentuale che sale all’11,9% nell’UE27. In altre parole, circa una specie su dieci.

In Europa sono 255 le specie classificate nelle tre categorie di minaccia: 21 in pericolo critico (CR), 82 in pericolo (EN) e 152 vulnerabili (VU). Altre 243 specie sono quasi minacciate (NT), pari al 7,9% delle specie valutate.

Le percentuali stimate di specie minacciate tengono conto dell’incertezza introdotta dalle specie con dati insufficienti. Non corrispondono quindi alla semplice divisione del numero di specie CR, EN e VU per il totale delle specie valutate.

La maggioranza delle specie, il 60,3% in Europa e il 63% nell’UE27, è classificata a minor preoccupazione. Questo dato non significa però che tutte le loro popolazioni siano stabili o che non richiedano attenzione.

Una specie, Eupithecia ogilviata, endemica delle Azzorre, è considerata estinta. Altre cinque sono classificate in pericolo critico e probabilmente estinte in Europa. Accertare un’estinzione è particolarmente difficile quando le ricerche sono insufficienti o non conosciamo bene gli ambienti e i periodi nei quali cercare una specie. Essendo la prima valutazione europea delle falene, non possiamo ancora quantificare un cambiamento delle categorie rispetto a un precedente assessment continentale. Il rapporto costituisce la base dalla quale partire per le future rivalutazioni.

Le popolazioni e il problema dei dati mancanti

L’andamento delle popolazioni è indicato come stabile per 1.604 specie e in diminuzione per 456. Per altre 1.021 è sconosciuto. Nessuna specie è classificata complessivamente in aumento a scala europea. Il rapporto precisa però che aumenti locali e nazionali esistono: non sono necessariamente sufficienti o abbastanza documentati nell’intero areale da determinare una tendenza europea positiva.

Un risultato assolutamente cruciale riguarda le specie classificate come “Dati insufficienti” (DD): 726 in Europa, pari al 23,6%, e 506 nell’UE27, pari al 17,9%. Tra le endemiche europee la quota raggiunge il 35%.

La differenza rispetto alle farfalle è evidente. Le falene non beneficiano ancora della stessa diffusione di monitoraggi standardizzati e continuativi. A questo si aggiungono difficoltà di identificazione, conoscenze ecologiche incomplete e una distribuzione disomogenea degli specialisti. Essere classificata DD non significa essere poco minacciata. Significa che non possiamo ancora valutare adeguatamente il rischio. Alcune di queste specie potrebbero risultare minacciate quando saranno disponibili informazioni sufficienti.

L’Europa nord-occidentale dispone generalmente di una copertura migliore, mentre ampie parti dell’Europa meridionale e orientale restano poco indagate. Anche le mappe devono essere interpretate tenendo conto di queste differenze: pochi dati non significano necessariamente poche specie.

Rethera komarovi, DD.

Ricchezza di specie ed endemismi

Saturnia spini, Bulgaria, NT in EU27.

Le maggiori concentrazioni di specie si trovano nell’Europa meridionale e centrale, soprattutto nelle regioni montuose: Alpi, Pirenei e parti dei Balcani, oltre ad aree della Penisola Iberica e dell’Italia settentrionale. Anche le specie minacciate mostrano concentrazioni importanti nell’Europa meridionale e centrale, in particolare nelle Alpi occidentali e nelle aree adiacenti, in alcune parti della Penisola Iberica, in Italia e nei Balcani.

Gli endemismi sono concentrati soprattutto nell’Europa meridionale, comprese le isole mediterranee e atlantiche. Sono specie per le quali l’Europa ha una responsabilità particolare: la loro perdita in questa regione corrisponderebbe alla loro estinzione globale.

Le differenze rispetto alla distribuzione delle farfalle minacciate possono dipendere da fattori ecologici, ma anche dalla disponibilità dei dati. Il rapporto invita alla cautela nell’interpretare questi confronti.

Le principali minacce

La perdita e la degradazione degli habitat rappresentano le pressioni più importanti, seguite dal cambiamento climatico e dagli eventi meteorologici estremi, dall’intensificazione delle pratiche agricole, dallo sviluppo urbano e dall’inquinamento.

Come le farfalle, le falene dipendono da risorse diverse nelle varie fasi del ciclo vitale. Conservare una popolazione richiede quindi attenzione alle piante nutrici delle larve, ai microambienti di sviluppo e alle risorse utilizzate dagli adulti. L’intensificazione agricola semplifica il paesaggio: campi più grandi, perdita di siepi e margini, trasformazione delle praterie seminaturali e riduzione della varietà vegetale. Diminuiscono così le risorse alimentari, i rifugi e le possibilità di spostamento tra habitat.

Pesticidi e fertilizzanti aggiungono ulteriori pressioni. L’arricchimento di nutrienti modifica le comunità vegetali, penalizzando le specie legate ad ambienti poveri di nutrienti. D’altra parte, anche l’abbandono dell’agricoltura tradizionale può essere dannoso. La cessazione del pascolo e dello sfalcio favorisce l’espansione di arbusti e boschi e la perdita degli ambienti aperti. Analogamente, la gestione forestale può impoverire gli habitat quando elimina la varietà strutturale, i margini e le radure. Nelle zone umide, prelievi idrici e alterazioni dell’idrologia riducono l’umidità e modificano la vegetazione. Le popolazioni rimaste in piccole porzioni isolate diventano più vulnerabili alle estinzioni locali.

Cambiamento climatico e luce artificiale

Il cambiamento climatico agisce attraverso l’aumento delle temperature, le variazioni delle precipitazioni e la maggiore frequenza o intensità di eventi estremi. Le specie adattate al freddo possono perdere ambienti idonei ed essere spinte verso quote maggiori. Siccità, incendi, in sensibile aumento e inondazioni modificano invece gli habitat e la disponibilità delle piante nutrici. Cambiano anche i tempi di sviluppo e di comparsa degli adulti.

Come abbiamo già scritto in questa rubrica, per le falene merita particolare attenzione la luce artificiale in particolare sulle specie crepuscolari e notturne, ma non solo. Il rapporto evidenzia effetti sul comportamento, sull’alimentazione, sulla riproduzione e sul rischio di predazione. Le conseguenze non si limitano agli adulti: possono coinvolgere anche le piante nutrici e le fasi precedenti del ciclo vitale.

L’importanza relativa dell’inquinamento luminoso rispetto alle altre cause di declino richiede ulteriori ricerche, ma gli effetti locali documentati sono sufficienti per considerarlo nelle misure di conservazione.

La situazione italiana

L’Italia emerge per la ricchezza di specie, la presenza di endemismi europei e la concentrazione di specie minacciate. Le Alpi e l’Italia settentrionale figurano tra le aree europee più ricche. Le Alpi occidentali e le zone adiacenti sono anche tra quelle con maggiori concentrazioni di falene minacciate.

Un caso citato espressamente è Agrotis proverai, specie molto localizzata sul Gran sasso e classificata in pericolo critico. Si tratta di una specie descritta solo nel 2010 da Zilli e collaboratori. Il rapporto la presenta nel contesto degli effetti del riscaldamento climatico: scomparsa dalle quote inferiori, è oggi limitata a quelle più elevate. Un esempio concreto della vulnerabilità delle specie montane, per le quali lo spazio disponibile può ridursi progressivamente.

Un altro dato importante è la presenza in Italia di 56 specie endemiche europee classificate DD, il secondo valore più alto dopo la Spagna, che ne ospita 80. Non sono necessariamente endemismi esclusivi italiani, ma specie europee presenti anche nel nostro Paese. Questo risultato indica una priorità di ricerca. Occorre migliorare le conoscenze sulla loro distribuzione, verificare la persistenza delle popolazioni note e comprenderne le esigenze ecologiche.

Agrotis proverai, Gran Sasso, agosto 2023. Foto di Luca Sattin, CC BY-NC

Azioni concrete

La Lista Rossa deve essere una base per intervenire. È urgente proteggere, ripristinare e collegare gli habitat, ridurre le pressioni e sviluppare programmi di recupero per le specie minacciate.

Nei paesaggi agricoli significa mantenere siepi, margini, alberi sparsi e praterie ricche di specie, sostenendo pascolo e sfalcio dove necessari. La gestione deve considerare le esigenze delle specie e tutte le fasi del loro ciclo vitale. Vanno inoltre ridotti pesticidi, fertilizzanti e illuminazione superflua e individuate aree capaci di offrire rifugio rispetto ai cambiamenti climatici.

Contemporaneamente occorre ampliare i monitoraggi, soprattutto nelle regioni meno studiate, sostenere la formazione di nuovi specialisti e rendere i dati verificabili e accessibili. Le ricerche mirate sulle specie minacciate e DD sono essenziali, ma la mancanza di conoscenze complete non deve ritardare la tutela degli habitat già riconosciuti come importanti.

Per noi soci ALI, il rapporto richiama il valore delle competenze e delle osservazioni condivise. Documentare una presenza, tornare negli stessi siti, segnalare cambiamenti e contribuire a raccolte di dati organizzate può aiutare a colmare lacune concrete.

Un invito a dedicare attenzione anche alle falene e a continuare a osservare le specie comuni: il loro declino può essere rilevante anche prima che raggiungano una categoria di minaccia. La nostra prima reazione deve essere l’organizzazione di gruppi di lavoro per la redazione di una Lista Rossa Nazionale. Ricordo a tutti che grazie alla Pollinator Initiative, poi tradotta nella Legge Ripristini della Natura, le falene sono destinatarie degli articoli 10 e 11 del Regolamento Europeo in quanto impollinatori.

Buona lettura del report e buon lavoro a tutti i soci,

Simona Bonelli


Per saperne di più

Phelan, N. et al. (2026). Status assessment of European moths: European Red List of moths. Commissione europea. DOI: 10.2779/6590787.
LINK: https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/2ff7e251-7f58-11f1-bf5e-01aa75ed71a1/language-en