Appunti di conservazione: allarme rosso
pubblicata la seconda Lista Rossa delle farfalle europee
di Simona Bonelli
Proprio poche settimane fa è stata pubblicata la seconda Lista Rossa delle farfalle europee dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). La prima è stata pubblicata nel 2010 sempre da IUCN sebbene gli esperti avessero pubblicato nel 1999 una primissima valutazione senza i criteri comuni IUCN, ma già integrando i molti dati a disposizione.
Questa seconda Lista Rossa rappresenta il risultato dello sforzo collettivo di oltre 75 specialisti di farfalle di tutta Europa che con grande passione, senso di responsabilità e cura hanno investito tempo e competenza partecipando alla discussione e alla ricerca di un consenso sullo stato attuale di conservazione delle specie di farfalle europee, organizzati in diversi tavoli di lavoro. Emilio Balletto, Leonardo Dapporto, Marco Bonifacino e Simona Bonelli gli italiani coinvolti direttamente, ma tutti i soci ALI con le loro competenze pubblicate o condivise verbalmente sono stati preziosi.
Questo report rappresenta, per la sua completezza e la robustezza dei dati, un successo del lavoro di squadra di appassionati responsabili che hanno a cuore le sorti della loro biodiversità, uniti sotto il cappello della Butterfly Conservation Europe che a dicembre 2025 compie 21 anni e che mi ha visto coinvolta dal primo giorno, prima con Emilio Balletto e poi con Leonardo Dapporto e Stefano Scalercio.
Solo odonati e lepidotteri hanno un’organizzazione europea che coordina gli sforzi e siamo come ALI fieri di essere partner. A Butterfly Conservation Europe dobbiamo anche il Butterfly Monitoring Scheme ormai attivo dagli anni ’90 e di cui siamo parte dal 2019.
Proprio l’incredibile unità di sforzi e la mole incredibile di dati di trend raccolti dai volontari del BMS ha reso questo report molto solido.
Come viene redatta una Lista Rossa?
Attraverso una stretta collaborazione tra esperti e referenti IUCN vengono raccolti e archiviati in un database online dell’IUCN Species Information Service (SIS) tutte le informazioni rilevanti per ciascuna specie, basate principalmente su dati pubblicati, ma anche su dati non pubblicati e conoscenze specialistiche. Questo database online include:
- Classificazione tassonomica e note.
- Areale geografico (area di occupazione, estensione della presenza).
- Elenco dei paesi di presenza. • Informazioni sulla popolazione e trend demografico complessivo.
- Preferenze di habitat e requisiti ecologici primari.
- Principali minacce.
- Misure di conservazione (in atto e necessarie).
- Riferimenti bibliografici chiave.
Per ciascuna specie, una categoria di minaccia della Lista Rossa viene applicata tramite una serie di criteri standardizzati e giustificata da una logica di valutazione. La riduzione delle dimensioni della popolazione (criterio A) e l’areale geografico (criterio B) sono stati i criteri più utilizzati per la valutazione delle farfalle in Europa. Le valutazioni provvisorie sono state concordate all’interno del gruppo di esperti e successivamente sottoposte a scienziati esterni per una revisione indipendente e un accordo finale.
I risultati
I dati però nella loro solidità ci mostrano come le farfalle europee sono sempre più minacciate da una moltitudine di fattori, soprattutto dalla perdita di habitat e dal riscaldamento globale. La nuova Lista Rossa delle farfalle europee mostra che il numero di specie minacciate di estinzione in Europa è aumentato da 37 a 65 (73%) dall’ultima valutazione, avvenuta poco più di 10 anni fa. Una specie, Pieris wollastoni, endemica dell’isola di Madeira (Portogallo), è ora ufficialmente classificata come estinta. Non è stata segnalata dal 1986, nonostante ricerche approfondite.
Il report ha inoltre rilevato che oltre un quarto (28,3%, 125 specie) è ora minacciato (CR, EN, VU) o prossimo ad esserlo (quasi minacciato, NT) in tutta Europa e quasi un terzo (30,8%, 133 specie) nell’UE-27 (considerando solo i 27 paesi UE). La situazione è ancora peggiore per quanto riguarda le specie endemiche per le quali l’Europa ha una responsabilità unica, con oltre il 40% delle farfalle endemiche europee ora minacciate o prossime a esserlo.
Nella regione mediterranea le specie sono sempre più minacciate da siccità estrema e dagli incendi boschivi. Ciò sta minacciando diverse specie endemiche confinate alle isole, come Hipparchia christenseni (Karpathos), in pericolo critico di estinzione, e Gonepteryx cleobule (Tenerife, La Gomera, La Palma) e Hipparchia tilosi (La Palma).
Altre minacce crescenti che richiedono ulteriori ricerche includono la deposizione di azoto e nuovi pesticidi come i neonicotinoidi, che persistono nell’ambiente.
Confronto con il precedente assessment
Confrontando l’attuale Lista Rossa con quella precedente (Van Swaay et al., 2010), il numero di specie valutate è aumentato da 435 a 442, grazie al riconoscimento di sette nuove specie. Tuttavia, la percentuale di specie minacciate è aumentata significativamente tra i due periodi di valutazione, circa 14 anni.
La percentuale di specie minacciate è aumentata di quasi il 73% (dall’8,5% al 14,7%). In termini assoluti, ciò equivale a un aumento di quasi il 76% (da 37 a 65 specie). Includendo le specie quasi minacciate, il numero di specie elencate è aumentato di oltre il 54% (da 81 a 125). Inoltre, il numero di specie in pericolo e in pericolo critico è più che raddoppiato, passando da 15 a 41, con un aumento di oltre il 173%. Ciò significa che il 28,3% (125 specie) delle farfalle sono ora minacciate o quasi minacciate a livello europeo e quasi un terzo (30,8%) nell’ UE-27.
Questi cambiamenti sono dovuti in parte al fatto che alcune specie quasi minacciate sono diventate minacciate negli ultimi 10 anni, ma anche al fatto che alcuni dei taxa recentemente identificati hanno un areale estremamente limitato e per questo fragili, rientrano immediatamente in una categoria di minaccia. Il livello di minaccia di alcune specie è diminuito rispetto alla precedente valutazione, spesso perché hanno attraversato un periodo di rapido declino negli anni ’90 per essere classificate come minacciate o quasi minacciate nel 2010, ma il loro tasso di declino è rallentato nell’ultimo decennio, quindi non raggiungono ora la soglia per essere classificate come minacciate (almeno un calo del 30% in 10 anni) o quasi minacciate (almeno un calo del 20% in 10 anni).
A differenza della prima Lista Rossa europea (Van Swaay et al., 2010), nessuna specie è ora considerata carente di dati a livello europeo. Infatti Polyommatus damocles è passato da DD a NA sulla base della presenza marginale nella regione di valutazione della Lista Rossa europea e il concetto di specie rivisto di Melitaea telona non è più presente nella regione europea, mentre altre due specie DD sono state rimosse per motivi tassonomici (Polyommatus eleniae è ora considerato sinonimo di Polyommatus orphicus e Polyommatus pljushtchi è ora classificato come sottospecie di P. damone).
Ricchezza di specie
La Figura qui sotto riportata evidenzia le aree con concentrazioni particolarmente elevate di specie di farfalle. La maggiore ricchezza coincide chiaramente con le aree montuose dell’Europa meridionale: i Monti Cantabrici, i Pirenei, le Alpi, gli Appennini, le Alpi Dinariche, i Carpazi e le montagne dei Balcani (che ospitano numerose specie con areale molto ristretto). Anche la Russia meridionale presenta un elevato numero di specie.
La distribuzione delle farfalle minacciate in Europa mostra andamenti diversi dal quadro generale della diversità delle specie. Ciò è particolarmente evidente nell’Europa settentrionale, dove diverse specie sono ora minacciate dal riscaldamento climatico. Vi è anche una concentrazione di specie di farfalle minacciate nelle Alpi e nei Monti Carpazi e poi verso est attraverso le steppe ucraine e russe. Aree più piccole con un numero maggiore di specie minacciate si trovano nella Sierra Nevada e nei Balcani meridionali.
Le ragioni di questo andamento sono probabilmente complesse e date da un insieme di fattori. Un fattore è che queste regioni ospitano concentrazioni di habitat utilizzati da specie minacciate, in particolare praterie montane e prati umidi. Un altro è che coincidono in una certa misura con la diversità generale delle farfalle e con le regioni in cui le faune orientali e occidentali si sovrappongono. Un terzo fattore è che le specie dell’Europa occidentale che hanno subito importanti cali storici e tassi di perdita hanno ora rallentato, attestandosi appena al di sotto delle soglie IUCN, mentre le specie dell’Europa orientale sembrano soffrire di una più recente perdita di habitat e quindi di un declino delle popolazioni. Infine, il modello è fortemente influenzato dall’impatto del cambiamento climatico, che ora minaccia molte specie nell’estremo nord dell’Europa (ad esempio, la Scandinavia settentrionale e la Russia settentrionale) e altre specie nell’estremo sud (ad esempio, la Spagna meridionale e la regione mediterranea).
Se guardiamo la mappa della distribuzione delle specie endemiche notiamo come queste siano soprattutto concentrate nelle Alpi meridionali e occidentali e nei Pirenei orientali. Altre importanti concentrazioni di specie endemiche si trovano nelle aree montuose della Spagna (ad esempio, la Sierra Nevada e i Monti Cantabrici) e in Italia (gli Appennini), così come nei Balcani.
Principali minacce per le farfalle in Europa
IUCN fornisce oltre ai criteri per la valutazione del rischio di estinzione anche una codifica delle minacce e delle pressioni (le prime già agiscono, le seconde si prevede agiranno sulle specie). In questo caso è stato utilizzato lo schema di classificazione delle minacce IUCN versione 3.3.
Le farfalle hanno esigenze alimentari e di habitat molto specifiche nelle diverse fasi del loro ciclo vitale. L’habitat più importante per le farfalle europee sono le praterie (in particolare praterie secche, umide e montane), seguite da boschi, macchia mediterranea, brughiere e torbiere
La prima considerazione che salta all’occhio confrontando le due liste sorre europee è come le pressioni e le minacce non siano cambiate nel tempo nemmeno in termini di peso relativo.
Oggi come in passato, le cause del declino delle farfalle sono la perdita e il degrado dell’habitat, sebbene il cambiamento climatico stia avendo un impatto significativo. Questi colpiscono le farfalle in tutti gli habitat, ma in particolare praterie e zone umide, due degli habitat più importanti per le specie minacciate. La causa principale è l’intensificazione agricola, attraverso la conversione di praterie e zone umide naturali e seminaturali in colture arabili e pascoli migliorati, l’uso associato di elevate quantità di fertilizzanti inorganici e organici (soprattutto azoto), pesticidi (inclusi gli erbicidi), l’aumento del drenaggio delle zone umide e il sovra-pascolo da parte del bestiame domestico. Come risultato di queste riduzioni dell’area e della qualità dell’habitat, molte specie stanno ora subendo le conseguenze della frammentazione dell’habitat che aumenta notevolmente le probabilità di estinzione locale nelle piccole porzioni di habitat rimanenti. Questi cambiamenti interessano un’ampia gamma di farfalle, molte delle quali sono in declino in Europa.
Una crescente minaccia per le farfalle in molti habitat è rappresentata dalla deposizione di azoto, che porta a una crescita più rapida della vegetazione, modificando il microclima per lo sviluppo larvale e riducendo l’abbondanza di alcune piante ospiti.
I pesticidi colpiscono senza dubbio sia le farfalle adulte che i bruchi che si trovano in prossimità delle colture arabili o permanenti in cui vengono applicati, ma possono anche raggiungere il cuore delle aree protette fino a diversi chilometri di distanza, dove anche basse concentrazioni possono causare il declino delle farfalle (causando danni sub letali, ma permanenti).
Il Butterfly Grassland Index (l’indicatore europeo delle farfalle delle praterie, che comprende i trend di 17 specie condivise) mostra che le loro popolazioni hanno subito un declino di oltre il 50% tra il 1990 e il 2023. Mentre l’intensificazione agricola tende a verificarsi su terreni più produttivi, il declino dell’agricoltura tradizionale nelle aree più marginali porta all’abbandono dei terreni e alla successiva invasione di arbusti e alberi (soprattutto nell’Europa orientale e nel Mediterraneo). Questa tendenza sta interessando un’ampia gamma di gruppi di specie ed è considerata la seconda maggiore minaccia per le farfalle europee, colpendo specie minacciate come Phengaris arion, Lycaena helle, Melitaea aetherie e Colias myrmidone.
Nel report si sottolinea come la copertura forestale in Europa sia in aumento costante, in parte a causa dell’abbandono nelle regioni montane, come menzionato sopra, ma anche a causa di progetti di rimboschimento e dei cambiamenti climatici. Alcune farfalle legate a questi habitat si sono diffuse di conseguenza, ma molte delle specie minacciate e in declino dipendono da radure, macchie erbose o margini boschivi che richiedono una gestione forestale regolare.
Cambiamenti climatici
Negli ultimi decenni, i cambiamenti climatici hanno avuto un impatto significativo sulle farfalle europee. In questa nuova valutazione, il 52% (34) di tutte le specie minacciate in Europa è minacciato dai cambiamenti climatici e si prevede che questo numero aumenterà in futuro.
Il cambiamento climatico ha portato alla diffusione di molte specie, con spostamenti anche di centinaia di chilometri verso nord. Tuttavia, sta ora avendo gravi effetti su diverse specie i cui habitat stanno cambiando rapidamente, sia a causa di prolungati periodi di caldo che di eventi estremi come siccità e incendi. Diverse specie adattate al freddo stanno di conseguenza spostando la loro distribuzione verso nord o verso quote maggiori, diventando spesso più rare. Alcune specie che vivono esclusivamente nelle aree alpine sono particolarmente minacciate, tra cui alcune specie endemiche delle catene montuose della Spagna meridionale. Tra queste ci sono tre specie in via di estinzione: Agriades zullichi, Polyommatus golgus e Polyommatus violetae.
Anche otto specie montane in Spagna sono state aggiunte come Quasi Minacciate, poiché recenti modelli climatici prevedono che perderanno gran parte del loro areale climatico nei prossimi 50 anni. Altri studi prevedono che molte altre specie saranno minacciate in futuro (come si legge nell’atlante di rischio climatologico pubblicato ormai nel 2008 da Settele e collaboratori). Il cambiamento climatico sta minacciando un altro gruppo di specie prevalentemente olartiche nelle zone alpine/boreali settentrionali, dove condizioni più calde e secche stanno consentendo alla macchia di diffondersi e invadere gli habitat sensibili di torbiera e tundra.
Di conseguenza, diverse specie sono ora classificate come In Pericolo di estinzione, tra cui Agriades aquilo, Boloria freija, Erebia disa e Oeneis bore (che sono state valutate come a Minore Preoccupazione nel 2010); Boloria chariclea, Euphydryas iduna (Quasi Minacciata nel 2010); Boloria polaris (Vulnerabile nel 2010); e Boloria improba (In Pericolo in entrambe le valutazioni). Nella regione mediterranea, il cambiamento climatico sta aggiungendo nuove minacce alle specie a causa della crescente frequenza di siccità estrema e incendi boschivi. Ciò sta minacciando diverse specie endemiche confinate alle isole come Hipparchia christenseni (Karpathos), Hipparchia tamadabae (Gran Canaria), Hipparchia tilosi (La Palma) e Gonepteryx cleobule (Isole Canarie).
Azioni concrete
La Lista Rossa non si limita a calcolare il rischio di estinzione per le specie europee. Nella seconda parte delinea una serie di interventi e azioni da intraprendere data la situazione. È chiaro che le valutazioni devono essere la base cui agire e agire subito. Conservare vuol dire a gire e questo ancora di più per organismi come le farfalle legate ad ambienti seminaturali. Il numero di specie di farfalle minacciate in Europa è aumentato considerevolmente dall’ultima valutazione. È chiaro che sono necessari urgentemente sforzi molto maggiori per conservare le farfalle in Europa
Gli autori sottolineano come siano già note e pubblicate una serie di indicazioni gestionali.
Attualmente, come si legge nel report, Il principale meccanismo per garantire una gestione favorevole delle farfalle nell’UE è la Direttiva Habitat. La Direttiva elenca 29 specie di farfalle (17 delle quali presenti in Italia) la maggior parte elencate nell’Allegato II, che richiede la conservazione degli habitat delle specie elencate. Gli Stati membri sono tenuti a designare Zone Speciali di Conservazione (siti Natura 2000) per queste specie e a mantenerle e ripristinarle in uno “Stato di Conservazione Soddisfacente”. Butterfly Conservation Europe ha pubblicato nel 2012 un elenco di cose da fare e da non fare per le specie della Direttiva Habitat (Van Swaay et al., 2012). Le principali raccomandazioni per queste e altre farfalle sono:
- Gestire a livello paesaggistico (poiché le farfalle di solito esistono come reti di popolazioni attraverso il paesaggio e non possono sopravvivere a lungo termine se gli habitat non sono collegati).
- Mantenere sistemi pastorali attivi (essenziali per molte farfalle).
- Gestire per la varietà (poiché ogni specie ha le sue esigenze specifiche).
- Evitare una gestione uniforme, soprattutto nei prati da sfalcio (poiché il taglio può essere dannoso se effettuato nel periodo sbagliato dell’anno, ma il periodo migliore varia da specie a specie e da anno ad anno).
- Mantenere mosaici di habitat (per creare una varietà di habitat in cui diverse specie possano riprodursi).
- Mantenere una gestione attiva nei boschi.
- Avere un sistema di monitoraggio in atto (per informare le decisioni sulla gestione e valutare i progressi nella conservazione).
Purtroppo, la maggior parte delle specie di farfalle elencate nella Direttiva Habitat dell’UE è in declino continuo nonostante l’introduzione di questa normativa nel 1992, e diversi habitat chiave in cui vivono si trovano attualmente in condizioni sfavorevoli (ad esempio, oltre l’80% delle praterie è classificato in condizioni scarse o cattive). La Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 è l’attuale piano a lungo termine dell’UE per la conservazione della natura, che contiene azioni e impegni specifici per proteggere la natura e avviare la biodiversità europea sulla strada del recupero. Nell’ambito di questa strategia, il nuovo Regolamento UE sul Ripristino della Natura (NRR) stabilisce l’obiettivo principale di ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. Tale regolamento include l’obbligo giuridicamente vincolante per gli Stati membri dell’UE di migliorare la diversità degli impollinatori, invertire il declino degli impollinatori entro il 2030 e raggiungere tendenze crescenti sia per la diversità che per le popolazioni di impollinatori in futuro (articolo 10).
In generale è cruciale la ricerca, il monitoraggio continuo e la divulgazione delle esigenze delle farfalle anche in contesti locali: un compito che ricade su ognuno di noi e sulla nostra associazione.
La situazione delle specie italiane
Tra le specie più severamente minacciate troviamo due endemismi puntiformi italiani: Polyommatus humedasae e Hipparchia sbordoni.
Non soltanto la loro ristrettissima distribuzione geografica, ma il declino osservato e la mancanza di stabilità degli ambienti ad oggi colonizzati portano a questa valutazione attraverso il criterio geografico (criterio B). Entrambe peggiorano il loro stato di conservazione rispetto alle precedenti valutazioni: entrambe “in pericolo” (EN) nella valutazione del 2016 (Lista Rossa delle Farfalle Italiane), P. humedasae, “in pericolo” (EN) anche nella valutazione del 2010, passa ora a “in pericolo critico” (CR), mentre H. sbordoni passa da “quasi minacciata” (NT, 2010) a “in pericolo critico” (CR).
Pseudophilotes barbagiae, Kretania trappi, Melithaea aetherie, Erebia flavofasciata e Coenonympha tullia sono nella categoria “in pericolo” (EN). Nella maggior parte dei casi c’è un miglioramento delle conoscenze (come per P. barbagiae che era considerato non valutabile per assenza di dati) o K. trappi che era considerata quasi minacciata (NT), ma con pochi dati ora un progetto congiunto italo-svizzero ha messo in evidenza le sue criticità. Lo stesso per E. flavovasciata.
Tra le 24 specie che risultano vulnerabili (VU) quasi la metà è presente anche in Italia. In alcuni casi le popolazioni italiane sono severamente minacciate come nel caso di P. teleius o E. maturna, in altri casi come per Thymelicus sylvestris e T. lineola probabilmente l’Italia offre ancora una possibilità di mantenimento a medio lungo termine.
Molte le specie “quasi minacciate” (NT), tra queste alcune molto compromesse anche in Italia come Phengaris alcon (VU secondo la lista Rossa nazionale) o comunque sempre più rare anche nel nostro territorio come Iolana iolas o Melitaea britomartis. Per altre pochissime si intravede un miglioramento rispetto sia allo stato europeo che a quello nazionale come Erebia christi e C. oedippus.
Alcune delle specie vicine alla minaccia sono specie protette dalla Direttiva Habitat come Phengaris arion, Lopinga achine, C. oedippus o E. christi.
Altre specie che compaiono in questa lista come “quasi minacciate” sono invece specie che abbiamo sempre considerato comuni come Lysandra bellargus o Aglais urticae.
Un monito a reagire con attività concrete di conservazione, ma anche a continuare a contare tutte le farfalle incluse quelle comuni.
Buona lettura del report e buon lavoro a tutti i soci,
Simona Bonelli
Gli autori della Lista Rossa commentano
Martin Warren ha affermato: “Le farfalle europee sono minacciate come mai prima d’ora, riflettendo la crescente crisi che sta affrontando la fauna selvatica. È ora necessario un intervento urgente per salvare un gran numero di specie dall’estinzione. Molte di loro sono minacciate dai cambiamenti dell’habitat dovuti al riscaldamento climatico, che sarà difficile fermare, ma garantendo che i loro habitat siano gestiti nel miglior modo possibile e che le popolazioni siano numerose e robuste, hanno una possibilità. Altre possono essere salvate dall’estinzione prevenendo gli incendi boschivi che possono distruggere gli habitat per anni”.
Sam Ellis ha dichiarato: “Il nuovo studio dipinge un quadro desolante per le farfalle europee. Io e altri membri di Butterfly Conservation Europe lavoreremo per adottare tutte le misure necessarie per salvare il maggior numero possibile di specie minacciate. Stiamo già avviando indagini mirate per mappare esattamente dove si trovano alcune delle specie più minacciate, in modo da poter pianificare e attuare misure di conservazione. Abbiamo disperatamente bisogno di maggiori risorse per condurre indagini, condurre ricerche su come mitigare i cambiamenti e intraprendere azioni di conservazione per migliorare le condizioni degli habitat da cui dipendono le farfalle“.
Chris van Swaay, che ha guidato la maggior parte dell’analisi, ha dichiarato: “Ora disponiamo di dati di qualità molto più elevata rispetto alle valutazioni precedenti, grazie alle numerose osservazioni di farfalle registrate dagli appassionati di farfalle europei e all’European Butterfly Monitoring Scheme, che raccoglie e analizza i dati di monitoraggio provenienti dalla maggior parte dei paesi europei. La nuova Lista Rossa si basa quindi su dati affidabili sullo stato e le tendenze delle farfalle europee“.









