GiovALI: Apatura iris, una bellezza fugace

di Pierpaolo Di Rienzo

Ho sempre guardato con stupore l’affascinante mondo degli insetti: sin da bambino, correvo nei prati armato di retino, mostrando ai miei amici le farfalle che catturavo, ignaro che quel gioco avrebbe tracciato il sentiero della mia ricerca di oggi. Tra le molte specie che ho incontrato, poche hanno saputo racchiudere in sé tanta complessità e fascino quanto Apatura iris: una farfalla che, per la sua ecologia e l’enigmatica colorazione, apre un ventaglio di riflessioni scientifiche e simboliche.

Adulto posato sugli escrementi di un animale. © Teppo Salmela

Appartenente alla famiglia Nymphalidae, sottofamiglia Apaturinae, A. iris abita gran parte dell’Europa e dell’Asia, ma in Italia si rinviene esclusivamente al Nord, dalla pianura fino ai 1500 metri, tra la fine di giugno e l’inizio di agosto. È una farfalla di grandi dimensioni, con un’apertura alare di 70–80 mm e le femmine sono mediamente più grandi dei maschi. Il lato superiore delle ali è bruno scuro, con macchie bianche sulle anteriori e una fascia bianca trasversale sulle posteriori, ornate da due ocelli arancioni. Il lato inferiore, invece, rivela un pattern più ricco: tonalità che vanno dal grigio al rosso ruggine, zone bianche e due grandi ocelli sulle ali anteriori.

A differenza di molte altre farfalle, che abbondano tra fiori e radure soleggiate, A. iris predilige boschi fitti e maturi, dove regna la penombra. È un’apparizione fugace: trascorre la maggior parte del tempo tra le fronde alte degli alberi, scendendo solo per nutrirsi, e quando lo fa, raramente la si trova sui fiori, preferendo posarsi a terra, attratta da fango, escrementi (in particolare di carnivori) o da carogne, da cui ricava sali minerali e altre sostanze nutritive. Un comportamento che disillude dall’immagine romantica della farfalla posata sul fiore, ma che non sminuisce la vera meraviglia di questa specie.

Areale in Nord Italia. In verde: zone ad altitudine compresa tra 50 m e 1500 m, all'interno dell'areale della specie, ottenuto da dati georeferenziati.

Maschio ad ali aperte. Da notare i riflessi cangianti più vividi sul lato destro delle ali. © Teppo Salmela

La sua bellezza, infatti, risiede nei riflessi cangianti che illuminano il bruno opaco delle ali. Nel mondo animale distinguiamo due tipi di colore: quello “chimico”, dovuto a pigmenti che assorbono alcune lunghezze d’onda, emettendone altre, e quello “strutturale”, nato dall’interazione della luce con microstrutture capaci di selezionare specifici riflessi. Le ali dei Lepidotteri sono ricoperte da minuscole scaglie, disposte come tegole e nei maschi di A. iris queste scaglie si sono specializzate: sotto, uno strato pigmentato fornisce la base bruna; sopra, un reticolo di scaglie modificate, scolpite da solchi longitudinali distanti 820 nm l’un l’altro, segnati a loro volta da scanalature distanziate 300-400 nm, valori che coincidono con le lunghezze d’onda del viola e dell’ultravioletto. Dall’effetto combinato delle varie strutture e del doppio strato di scaglie, ne risulta un raffinato “reticolo di diffrazione”, che restituisce bagliori blu-violetti visibili solo da certe angolazioni, in quanto le scaglie non sono parallele alla superficie alare, ma leggermente piegate e inclinate. Grazie a meccanismi simili, ma con microstrutture lievemente differenti e scaglie parallele alla superficie alare, altre specie di farfalle mostrano colorazioni sempre evidenti (come molti Licenidi o i celebri Ninfalidi tropicali del genere Morpho), ma i veri meccanismi fotonici che inducono la scomposizione dello spettro luminoso e la diffrazione di specifiche lunghezze d’onda non sono ancora del tutto chiari.

In A. iris, questa colorazione mutevole è prerogativa dei maschi e si ritiene giochi un ruolo nella competizione sessuale e nella comunicazione intraspecifica: il blu e l’ultravioletto sono segnali che emergono nitidi nel buio del bosco, utili ai maschi a delimitare i propri confini territoriali . Non sorprende che proprio da questi riflessi derivi il nome della specie: Apatura viene dal verbo greco apatáō (ἀπατάω, “ingannare” o “illudere”), mentre iris (Ἶρις) richiama la dea Iride, messaggera degli dèi e personificazione dell’arcobaleno. Un’etimologia che unisce l’illusione alla luce, traducibile come “l’inganno dell’arcobaleno”, dove non c’è una vera parte blu nella farfalla, poiché questo colore è solo un’illusione.

Così, nascosta nell’ombra del bosco, Apatura iris si rivela emblema di una bellezza sfuggente. Il suo colore non è costante, ma fugace, che appare e scompare secondo prospettive e momenti: un bagliore che non si concede a chiunque, ma solo a chi ha la pazienza e la sensibilità di cercarlo. In questo gioco di luci e ombre, la farfalla ci ricorda che la vera bellezza non è mai ovvia né gridata: è un segreto che si manifesta solo a chi sa cercarla nei luoghi giusti e sa guardarne con attenzione i dettagli più nascosti.

Pierpaolo Di Rienzo

Femmina ad ali aperte. Da notare l’assenza di riflessi cangianti. © Teppo Salmela

Ringraziamenti:

Ringrazio l’Associazione Lepidotterologica Italiana per avermi permesso, con questo articolo, di parlare di una farfalla che mi ha sempre affascinato. Un sentito ringraziamento a Teppo Salmela (IG: @wtsalmela) per avermi fornito le splendide foto di Apatura iris.

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Sitografia: