Horti Urbis: gli orti urbani come rifugio per le farfalle e gli altri impollinatori

di Francesca Martelli e Matteo Annessi

Gli orti urbani come habitat per gli impollinatori

L’urbanizzazione è una delle principali cause di perdita di biodiversità, poiché trasforma e impoverisce gli habitat naturali, minacciando in particolare gli insetti impollinatori. Tuttavia, gli spazi verdi urbani, se adeguatamente gestiti, possono offrire importanti risorse e habitat per questi insetti. Oltre a parchi e giardini pubblici, anche gli spazi verdi privati, come orti urbani e giardini residenziali, possono ospitare una grande varietà di insetti e, secondo recenti studi, offrire risorse significative. Nonostante ciò, questi ambienti sono ancora poco studiati rispetto ai parchi pubblici e alle riserve naturali. In Italia, in particolare, mancano studi sugli insetti impollinatori negli orti urbani, nonostante la loro crescente diffusione e richiesta tra i cittadini.

Orti Urbani Monte Ciocci, Roma.

Per orto urbano si intende uno spazio verde di dimensioni variabili, generalmente di proprietà comunale, affidato in comodato d’uso a cittadini, gruppi o associazioni per la coltivazione di erbe aromatiche, frutta, ortaggi e fiori. Questi spazi possono sorgere in diverse aree della città, comprese zone degradate o inutilizzate, contribuendo alla loro riqualificazione e valorizzazione. Oltre alla funzione produttiva, gli orti urbani svolgono un importante ruolo ambientale e sociale: favoriscono la diffusione di pratiche sostenibili, promuovono la biodiversità, migliorano la qualità della vita e incentivano l’aggregazione sociale, la collaborazione tra cittadini e la condivisione di conoscenze ed esperienze legate alla coltivazione e alla cura del verde.

Ma che cosa rende un orto urbano un ambiente favorevole agli insetti? Innanzitutto, la varietà di risorse che può offrire: cibo, riparo e siti di nidificazione, fondamentali per molte specie.

La presenza di fiori è  sicuramente la risorsa più evidente. La presenza di piante con fioriture in periodi diversi garantisce la disponibilità di nettare e polline durante la stagione, essenziali per il nutrimento di molti insetti adulti. In un orto, inoltre, non sono solo le piante ornamentali o i fiori selvatici a rappresentare una fonte di cibo per gli impollinatori: anche molte piante coltivate, come erbe aromatiche e ortaggi lasciati a fioritura, possono diventare importanti risorse nutritive.

Attività didattiche negli orti - Orti Urbani Garbatella, Roma.

Ma il potenziale di questi spazi verdi non si esaurisce con i fiori: l’eterogeneità degli orti urbani, infatti, offre anche numerose risorse per gli habitat usati dalle larve di molti insetti. Alcune api selvatiche, ad esempio, scavano i propri nidi nel terreno, mentre altre utilizzano cavità già presenti nel legno, nei fusti o in altre strutture. Un terreno non completamente coperto o disturbato, cumuli di materiale vegetale, legno morto e altre piccole strutture presenti in un orto possono quindi rappresentare risorse preziose per specie con esigenze molto diverse.

Pieris rapae.

Lycaena phlaeas.

Anche i lepidotteri possono trovare, negli orti urbani, le condizioni per riprodursi e completare il proprio ciclo vitale. Farfalle e falene, infatti, hanno bisogno della presenza di piante nutrici specifiche, su cui deporre le uova e di cui i bruchi si alimenteranno. Diverse specie di farfalle comuni in aree urbane, infatti, depongono le uova su tipiche piante da orto: basti pensare alle Brassicaceae coltivate (cavoli, broccoli, cavolfiori, rucola, ravanelli), piante nutrici delle farfalle del genere Pieris, comunemente chiamate cavolaie. Anche il macaone (Papilio machaon) depone le proprie uova su Apiaceae coltivate come finocchio, carota, prezzemolo e aneto.

Oltre alle piante coltivate, anche diverse piante spontanee (che spesso vengono eliminate come “erbacce”) possono fungere da nutrimento per i bruchi in un orto; è il caso ad esempio di ortica e malva, piante nutrici di diverse farfalle comunemente chiamate Vanessa (Vanessa atalanta, Vanessa cardui, Inachis io, Aglais urticae), o di alcune leguminose spontanee, come trifoglio ed erba medica, utilizzate dalle larve di diversi licenidi (ad esempio, Polyommatus icarus).

Un aspetto importante riguarda la gestione della vegetazione spontanea. Ridurre lo sfalcio e lasciare alcune aree non tagliate permette alle piante di fiorire più a lungo, offrendo cibo, riparo e microhabitat agli insetti. Per le farfalle, ad esempio, ciò garantisce nettare agli adulti e, per alcune specie, piante nutrici per i bruchi. Anche in questo caso, quindi, una gestione meno “ordinata” può tradursi in un orto più ricco di biodiversità.

La potenzialità degli orti urbani come rifugio per gli impollinatori risiede quindi nella loro eterogeneità. Un insieme di colture, piante spontanee, fiori, siepi, terreno spoglio, foglie e legno crea un vero e proprio mosaico di risorse. Questi piccoli spazi possono quindi offrire habitat e risorse diversificate a sostegno di tutti gli insetti impollinatori, direttamente attraverso le scelte di chi li coltiva e li gestisce.

Il progetto Horti Urbis

Da questa consapevolezza nasce “Horti urbis: pollinator biodiversity conservation and drivers in urban allotment gardens of Rome”, un progetto finanziato dall’European Fund for Youth Action on Pollinators di IUCN Save Our Species, realizzato in collaborazione con il laboratorio di Entomologia e Parassitologia dell’Università Roma Tre (Dipartimento di Scienze).

Il progetto, iniziato a febbraio 2026, si occupa dello studio della biodiversità degli impollinatori negli orti urbani di Roma, attraverso l’esplorazione dei fattori ecologici e sociali che ne influenzano la presenza. L’idea del progetto è proprio quella di unire due sguardi che di solito restano separati: quello ecologico e quello sociale. In un orto, infatti, l’ecologia dipende anche dalle scelte di chi lo cura: sono proprio le caratteristiche di chi lo gestisce e la modalità di gestione di ogni appezzamento che rendono l’orto più o meno adatto al supporto degli insetti impollinatori.

Il progetto coinvolge dieci orti urbani distribuiti in diverse aree di Roma. Qui la ricerca scientifica incontra direttamente le persone che vivono e coltivano questi spazi. Un elemento centrale del progetto è infatti la Citizen Science: i coltivatori degli orti, formati al riconoscimento e al monitoraggio degli impollinatori durante workshop dedicati, sono stati coinvolti nella raccolta dei dati, diventando protagonisti del progetto. I monitoraggi hanno seguito un protocollo standardizzato, basato sulle indicazioni dell’European Pollinator Monitoring Scheme: osservazioni di dieci minuti in quadrati di 50×50 cm nel proprio orto, registrando tutti gli insetti osservati sui fiori e le relative specie vegetali visitate.

Workshop di Citizen Science.

Monitoraggio impollinatori - Orti Urbani Valle dei Casali, Roma.

I dati raccolti dagli ortisti Citizen Scientists tra marzo e fine settembre, ancora provvisori, hanno registrato un totale di 702 insetti e 77 taxa di piante. Il gruppo di insetti più numeroso registrato è stato quello delle api mellifere, seguito da api solitarie, sirfidi, altri ditteri, coleotteri, bombi, farfalle e vespe. Tra le piante fiorite più visitate dagli insetti ci sono la salvia, il cavolo, la borragine, la lavanda e il prezzemolo. Questi dati preliminari mostrano come anche le piante coltivate, se lasciate fiorire, possano contribuire a creare un’offerta di risorse per gli impollinatori.

Questionari rivolti ai coltivatori hanno permesso di raccogliere informazioni sulle pratiche di gestione degli orti, sulle caratteristiche delle persone che li frequentano e sulla percezione della biodiversità.

Dalle prime risposte emerge, ad esempio, che l’uso di pesticidi ed erbicidi è quasi assente e che molti coltivatori adottano già pratiche favorevoli agli impollinatori, come lasciare cumuli di compost o foglie e coltivare piante fiorite. Al contempo, gli orti sono dominati soprattutto da alberi da frutto e ortaggi, mentre piante ornamentali e fiori spontanei sono meno rappresentati.

Proprio questo aspetto sarà approfondito nella fase successiva del progetto: nella primavera del prossimo anno verranno create fasce fiorite in alcuni orti, scegliendo specie vegetali adatte al contesto e favorevoli agli impollinatori. Le fasce saranno accompagnate da apposita cartellonistica e dall’installazione di bee hotels.

Orti Urbani Monte Ciocci, Roma.

Il progetto non si è rivolto soltanto agli ortisti, ma ha trasformato gli orti in vere e proprie aule all’aperto, dove imparare a osservare la biodiversità direttamente sul campo.

Tra aprile e luglio 2026, Horti Urbis ha coinvolto 250 bambini e giovani di diverse scuole e gruppi ricreativi della zona. Attraverso giochi, osservazioni sul campo, laboratori e attività di Citizen Science, i giovani partecipanti hanno potuto conoscere da vicino il mondo degli impollinatori, imparare a riconoscerli e scoprire quanta biodiversità può essere ospitata anche in un orto.

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Francesca Martelli e Matteo Annessi

(Foto di Francesca Martelli)

Attività didattiche negli orti - Orti Urbani Valle dei Casali, Roma.