Papilio alexanor in Sud Italia: storia di un ritrovamento annunciato

di Stefano Meraglia, con la collaborazione di Andrea Baruzzi, Paolo Mazzei e Luciano Valeri

Il racconto di questo ritrovamento inizia da lontano. Tuttavia, è ben noto che delle “popolazioni perdute” di Papilio alexanor Esper, 1800 del Sud Italia, tra farfallari, se ne parlava ad ogni occasione: dal vivo, sui forum, e poi sui social, e non appena l’argomento veniva in qualche modo a galla, era tutto un “eh, bisognerebbe ritrovarla al sud”.

(© Luciano Valeri)

Distribuzione in Italia, da Farfalle Italiane di Paolo Palmi, modificata da Luca Anselmo.

Le vecchie segnalazioni fra la Sicilia e la Calabria, esemplari sporadici visti e/o catturati, erano lì, facevano gola come una sorta di Graal della lepidotterologia nazionale. Ma restavano appunto isolate, ritenute di volta in volta “estinte” o attribuite ad “esemplari vaganti trasportati dai venti di grecale”.

Ed è proprio nella vicina Grecia che vi sono in effetti le popolazioni europee più cospicue di questo papilionide dei climi semi-aridi, presente con colonie spesso isolate sulle Alpi Marittime, nel sud della Penisola Balcanica, in Anatolia, Caucaso, e poi giù lungo i monti siriani e le Alture del Golan, fino in Palestina. E più a est, nelle steppe dell’Asia centrale, sugli altipiani iraniani, fino al Kirghizistan e al nord dell’Afghanistan.

Ma appunto, tornando a fatti più concreti, faremo iniziare questa storia con una data precisa: 7 maggio 2023. In quella data, un biologo marino, ma con buonissime conoscenze anche nel nostro specifico campo d’azione, Luigi Campagna, pubblicava sulla piattaforma iNaturalist un brevissimo video, preso durante un giro in kayak ai piedi delle scogliere della Basilicata, che mostrava in maniera inequivocabile una femmina di Papilio alexanor, altrettanto inequivocabilmente intenta a trafficare sullo scapo florale di una ferula. In deposizione?

Fatto sta che la voce sui social e sui gruppi si diffonde, se ne parla, e “l’uomo dell’alexanor” Andrea Baruzzi, come è solito fare, non perde tempo: scrive direttamente al nostro segnalatore, pregandolo per ovvi motivi di mantenere la dovuta riservatezza. Se ne parla anche con lui nel gruppo facebook “Amici delle Farfalle”, si parla a vanvera, ci si dice che bisognerebbe muoversi…

Ma il 2023, su Amici delle Farfalle e anche con la collaborazione di ALI, è l’anno del Big Year. Per chi non ne fosse al corrente si tratta di una folle o quanto meno goliardica competizione tra farfallari con poche rotelle in testa, che prevede di fotografare il maggior numero di specie nell’anno solare, su e giù per l’Italia.

Ora questa gara, fra appassionati che macinano migliaia di chilometri per beccare una specie in più dell’avversario, è anche e soprattutto l’occasione per stringere e/o consolidare amicizie. E per me lo è stata per legare con Luca Sattin, amico e socio ALI, mattatore assoluto della competizione e vincitore per distacco (a nulla sono valsi i tentativi dello scrivente di stargli dietro), oltre che grandissimo esperto e conoscitore non solo dei lepidotteri, ma dello scibile naturalistico tutto.

Passa un’altra stagione, siamo nel 2024 e, tra una caccia al lume assieme e una chiacchierata a distanza, un bel giorno salta fuori proprio Luca, che mi gira una foto, scattata da un turista tedesco, che mostra una femmina di Papilio alexanor freschissima, appena sfarfallata. Guardo la data e la località: “8 aprile 2024, Campania, Italy”!!!

Scrivo a Luca e gli dico “andiamo il prossimo anno!”. E indovinate chi altri contatto senza neppure pensarci? Ma Andrea Baruzzi, naturalmente. Gli giro l’osservazione e gli dico semplicemente “da casa mia sono quattro ore e mezzo di strada, il prossimo anno scendo”.

Attività 2025

22/4/2025. (© Stefano Meraglia)

2025, aprile: la prima parte del mese sono impegnato, una volta anche con Luca, in un paio di tentativi infruttuosi alla ricerca della celeberrima Bramea del Vulture (Brahmaea europaea). La seconda volta è il 14, il mattino dopo vorrei scendere verso i presunti territori del nostro Papilio, non lontanissimi, ma piove a dirotto, si rinuncia. La prima data libera da impegni per andarci è il 22 aprile. Luca purtroppo non potrà venire. Faccio gli scongiuri affinché il meteo migliori. Migliora.

Parto presto per esser giù alle otto e mezzo. Ho incrociato le due segnalazioni, e sulla base di queste, e degli habitat papabili per la specie “studiati” su Google Street View, so dove andare. Mi fermo solo per colazione, prima delle nove sono sul posto. Parcheggiare è un po’ scomodo, la strada è stretta e ci sono semafori per lavori. Il tratto per andare più o meno nella zona della segnalazione del 2023 è chiuso per frana, sono obbligato a tornare indietro, e a fermarmi su una piazzola prima di un semaforo, proprio lungo le falesie a picco. Sono lì, aspetto.

Il primo Papilio che si sveglia sale su dalla scarpata e attraversa la strada davanti a me: è un Papilio machaon. Non vedo più nulla per quasi un’ora, nel frattempo faccio la spola fra le uniche due piazzole disponibili, per fortuna è giorno lavorativo e non c’è quasi nessuno in giro. Nel momento in cui sto ripartendo per l’ennesimo spostamento dal semaforo all’altro parcheggio, vedo con la coda dell’occhio passarmi sopra la macchina una farfalla di grande taglia! “È una femmina, è un Papilio, è gigante, è un alexanor!” Ma sono già partito, la scorgo per una frazione di secondo scendere di sotto, non posso fermarmi, devo rifarmi il semaforo, girare di là e tornare. “Vai a capire dov’è finita giù per quel costone a picco… Era lei o ho avuto un’allucinazione?”

Non so se essere disperato o fiducioso, ma passa un’altra mezz’ora almeno, e torno di nuovo sull’altra piazzola dalla parte opposta della falesia. Sono lì seduto sul paracarro a fumarmi l’ennesima sigaretta, quando un maschio di alexanor freschissimo sale e mi si para di fronte, in tutto il suo splendore giallo acceso. Ne vedo altre, sempre di più man mano che l’aria si scalda, telefono ad Andrea: “c’è, ci sono, le farfalle ci sono!”.

29/4/2025. (© Stefano Meraglia)

Sarà anche l’emozione, ma non arrivo a scattare una foto non dico bella ma neppure decente. Ci torno il 29, una settimana dopo. Riesco a prenderne 2-3 accettabili da lontano, con lo zoom al massimo. Non posso fare di più, devo tornare, mi accontento.

Cena del 4/5/2025 da Zerun Zerunian.

Ora, non saprei dire se la cena organizzata in brevissimo tempo ad Assisi, in casa del maestro Zerun Zerunian, sia il pretesto per organizzare le spedizioni future, o se l’organizzazione di queste lo sia per gustare la meravigliosa cucina a base di funghi raccolti dallo stesso Zerun, che oltre ad essere un grandissimo lepidotterologo, è anche un micidiale cercatore di porcini & co. Fatto sta che ci si vede: Paolo Mazzei, Zerun, Raniero Panfili, Alberto Zilli e il sottoscritto, con mogli e amici vari.

L’obiettivo immediato, sentito anche Andrea, e informata la vicepresidente di ALI Simona Bonelli, è quello di capire quale sia la pianta alimentare larvale di queste farfalle. Si offre volontario per la missione Paolo Mazzei, si va a bruchi!

Il 20 maggio sono di nuovo giù, stavolta con Paolo. Come è noto, Papilio alexanor si sviluppa su diverse Apiaceae, e una popolazione normalmente utilizza una sola pianta, e non è detto che sia la stessa in popolazioni diverse. Le uniche ombrellifere papabili presenti in buon numero in zona appartengono ai generi Ferula Tourn. ex L., 1753 e Ferulago W.D.J.Koch.

Prevediamo che le larve possano stare più sulla prima, ampiamente citata in letteratura come pianta ospite per alcune popolazioni greche e turche. La ricerca si rivelerà abbastanza breve: sebbene la gran parte di queste piante cresca a strapiombo lungo le falesie, una delle poche ferule facilmente raggiungibili è letteralmente coperta di bruchi in tutti gli stadi evolutivi. Paolo la identifica tramite Pl@ntNet come Ferula glauca L. Abbiamo la pianta alimentare!

Stefano Meraglia riprende le larve su ferula, Campania, 20/5/2025. (© Paolo Mazzei)

Sullo stesso fiore, larve dalla prima alla quinta età, Campania, 20/5/2025. (© Stefano Meraglia)

Sullo stesso fiore, larve dalla prima alla quinta età, Campania, 20/5/2025. (© Stefano Meraglia)

Le larve si cibano solo di fiori e di frutti di ferula, e la presenza contemporanea di larve a tutte e cinque gli stadi di sviluppo fa ritenere che sullo stesso fiore depongano, in giorni successivi, anche femmine diverse.

Tutte le larve delle foto che precedono sono state osservate in una località della Campania al di fuori del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Nel pomeriggio io rientro alla base mentre Paolo continua la ricerca, spostandosi in Basilicata, e trova anche qui diverse larve, sempre sulla ferula ma solo ai primi due stadi, e una pupa a terra sotto una roccia.

Larve di seconda età, Basilicata, 20/5/2025. (© Paolo Mazzei)

Pupa sotto una roccia, Basilicata, 20/5/2025. (© Paolo Mazzei)

Attività 2026

2026, aprile: anche quest’anno, neanche a dirlo, sono impegnato nei miei tentativi di fare qualche bella foto alla Brahmaea europaea. Dopo esser sceso per ben 3 volte senza alcun risultato, alla quarta mi va di lusso, e finalmente la leggendaria farfalla notturna scoperta dal Conte Hartig arriva sul mio telo. È il 13 aprile, e nello stesso pomeriggio, prima di piazzare le mie lampadine sull’Appennino Lucano, avevo fatto un giro veloce nel punto dell’alexanor, tanto per verificare se le farfalle fossero fuori: c’erano.

Con Andrea Baruzzi e un graditissimo ospite, il fotografo Luciano Valeri, s’era da tempo deciso per il 20. Anticipo di un giorno, perché mio fratello Riccardo era libero, e in vita sua non aveva mai visto un alexanor. Scendiamo, facciamo anche delle buone foto, e torniamo. Nel frattempo esploriamo pure un’altra zona, ma senza risultato.

Il pomeriggio del 20 siamo giù: Andrea, Luciano, mia moglie Monica ed io. Il posto è bellissimo, le farfalle sono tante, stupende, ci volano letteralmente attorno. Luciano e Andrea riescono a scattare delle foto strepitose. Siamo tutti rilassati e ammirati dallo spettacolo della natura, ed è inutile negarlo, siamo qui per questo! L’ammirazione, lo stupore e il rispetto che nutriamo verso queste creature ancestrali e meravigliose, e per i loro habitat, è il motore che muove le nostre anime e le nostre esplorazioni.

(© Stefano Meraglia)

(© Stefano Meraglia)

(© Stefano Meraglia)

Queste foto confermano la predilezione degli adulti di Papilio alexanor per i fiori di Valeriana rubra L. (= Centranthus ruber (L.) DC.), che li attira inesorabilmente.

(© Luciano Valeri)

Corteggiamento. (© Luciano Valeri)

(© Luciano Valeri)

Deposizione uova. (© Andrea Baruzzi)

Deposizione uova. (© Luciano Valeri)

Senza questi sentimenti non esisterebbe neanche la parte scientifica del lavoro, e ci occupiamo anche di quella: si prelevano i campioni per l’analisi genetica, autorizzati in base ai permessi Ispra ottenuti durante l’inverno, e si conclude la giornata, assolutamente perfetta, con una meritata cena al ristorante.

La giornata successiva, 21 aprile, è tutta dedicata all’esplorazione. La conoscenza dell’ecologia del  Papilio alexanor da parte di Andrea, maturata in tanti anni di studi dedicati, lo porta ad avere l’intuizione giusta, ed è grazie a lui che riusciamo ad individuare una ulteriore colonia, a circa 20 km di distanza dalla precedente. Ci dividiamo: Andrea e Luciano restano dietro alle alexanor sul nuovo spot, Monica ed io ci dirigiamo a sud, in Calabria, per fotografare un’altra bellissima farfalla che non abbiamo ancora mai visto dal vivo, la famosa Aurora dell’Etna (Anthocharis damone Boisduval, 1836).

Ci riuniamo per la cena, e il giorno dopo, 22 aprile, a malincuore ci separiamo. Noi dobbiamo tornare al lavoro, mentre Luciano e Andrea si fermeranno sia il 22 che il 23, per ulteriori ricerche e foto sulla nuova colonia trovata in Basilicata (PZ).

Il 22 osservano, nella nuova località, un maschio freschissimo di alexanor volare giù per una scarpata, ma nessun modo di fare foto, apparizione troppo improvvisa e rapida su un terreno sfavorevole.

Il 23 aprile, ad una cinquantina di metri di distanza, avvistano una femmina, alla base di una falesia, intorno a dei fiori di ferula, e riescono a riprenderla con l’obiettivo da 500 mm di Luciano, e anche un maschio, sempre da molto lontano. La presenza di adulti nella località lucana è confermata!

(© Luciano Valeri)

(© Luciano Valeri)

Ricordiamo a chi legge che il Papilio alexanor, in Europa, è una specie rigorosamente protetta (Allegato IV della Direttiva Habitat) e che ALI, Associazione Lepidotterologica Italiana, è prima di tutto votata alla conservazione delle specie minacciate e dei loro habitat. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, sia quest’anno che nelle prossime stagioni, e saremo come sempre impegnati in prima persona.

Stefano Meraglia