Sotto il cielo dell'Alta Valle Cervo
Clima, farfalle e Citizen Science
di Matteo Negro
Tutti noi abbiamo ben chiare nella mente le spettacolari immagini della missione Artemis II dello scorso aprile. Durante il suo viaggio verso la Luna, la navetta spaziale ha consentito di scattare straordinarie fotografie del nostro pianeta. L’immagine della Terra è molto simile al celebre scatto “Blue Marble”, realizzato durante la missione Apollo 17 nel 1972. Più di cinquant’anni separano le due missioni; apparentemente il nostro pianeta sembra sempre lo stesso osservato dallo spazio, ma in realtà tutto è cambiato. Non solo la popolazione mondiale è raddoppiata, superando oggi gli otto miliardi di persone, ma anche la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha oltrepassato le 420 ppm, un valore estremamente elevato rispetto al periodo preindustriale, dovuto al continuo e massiccio utilizzo dei combustibili fossili.
Le conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti. La crisi climatica si sta manifestando in tutta la sua gravità con effetti su scala planetaria. Negli ultimi mesi abbiamo letto o sperimentato direttamente ondate di calore che si protraggono per settimane, la massiccia fusione dei ghiacciai alpini, periodi di siccità estrema, incendi e l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi. Secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), le decisioni che verranno prese nel corso di questo decennio determineranno il futuro del clima mondiale. Per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C sono necessarie riduzioni rapide e sostanziali delle emissioni di gas serra entro il 2030. Ritardare l’azione renderà sempre più difficile e costoso adattarsi ai cambiamenti climatici e aumenterà il rischio di impatti irreversibili.
L’incremento delle temperature globali, particolarmente intenso alle elevate latitudini e altitudini, sta avendo un effetto profondo sulla biodiversità, specialmente su quella alpina. Gli effetti possono essere molteplici. Tra i più importanti è fondamentale ricordare l’alterazione della fenologia di numerose specie. Gli organismi non vivono isolati, ma sono inseriti in una complessa rete di relazioni ecologiche. Le larve di molti lepidotteri, ad esempio, si alimentano esclusivamente di una determinata pianta nutrice ed è pertanto essenziale che il loro ciclo biologico sia perfettamente sincronizzato con quello della pianta nutrice. Sempre più frequentemente accade che, a seguito dell’aumento delle temperature, si verifichi uno sfasamento trofico (trophic mismatch) tra le specie, con conseguenze potenzialmente molto gravi per la loro conservazione.
Inoltre, in un recente studio su scala globale (Chowdhury et al., 2026) i ricercatori hanno dimostrato che la maggioranza delle specie indagate (80%) ha mostrato un’espansione orizzontale del proprio areale. Una percentuale sostanziale ha subito contrazioni dell’areale (27%) o spostamenti lungo gradienti altitudinali (22%). I cambiamenti climatici e i fenomeni meteorologici estremi rappresentano i fattori principali di questi cambiamenti, soprattutto quelli associati alle espansioni di areale e agli spostamenti altitudinali.
Ogni specie presenta un optimum climatico entro il quale i processi fisiologici funzionano al meglio. Negli ecosistemi alpini il riscaldamento globale sta portando alla migrazione di molti organismi verso quote più elevate, con una conseguente riduzione e frammentazione dell’habitat disponibile. Molte specie di farfalle alpine stanno rispondendo rapidamente al cambiamento climatico, mentre le loro piante nutrici sembrano farlo molto più lentamente, come dimostrato in un recente studio pubblicato sulla rivista Ecology (Kerner et al., 2023).
Considerando il quadro preoccupante appena descritto, è sempre più importante che ciascun cittadino prenda coscienza di ciò che sta accadendo e assuma un ruolo attivo nel contribuire alla soluzione del problema. Nel Biellese opera da oltre quarant’anni il DocBi – Centro Studi Biellesi, un’associazione che ha come missione lo studio del territorio e la divulgazione attraverso conferenze, mostre e pubblicazioni. Nel gennaio 2025, in seno al sodalizio, è stato istituito un gruppo di lavoro denominato DocBi Natura che si occupa principalmente di condurre ricerche e monitoraggi in ambito faunistico e floristico al fine di documentare i continui cambiamenti dovuti principalmente all’impatto delle attività antropiche sugli ecosistemi.
A partire dall’estate del 2026 è nata un’importante collaborazione tra DocBi Natura e i gestori del Rifugio CAI Rivetti Edelmann. Il rifugio, ubicato nell’alta Valle Cervo (Provincia di Biella) a una quota di 2.150 m s.l.m., rappresenta un sito ideale per studiare gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi alpini. Il progetto si basa sulla Citizen Science; tutti coloro che frequentano il rifugio e percorrono i sentieri che lo collegano con la limitrofa Valle d’Aosta e la Valsesia possono segnalare, mediante l’applicazione iNaturalist (inaturalist.org), le specie che incontrano lungo il cammino.
All’interno della piattaforma è stato creato un progetto dedicato che raccoglie tutte le segnalazioni che ricadono nel bacino idrografico in cui è situato il rifugio.
Grazie alla collaborazione con Federica e Sylvain, appassionati gestori del Rifugio Rivetti Edelmann, il progetto prosegue il suo cammino.
Domenica 5 luglio sono state organizzate un’escursione guidata e una conferenza presso il rifugio per sensibilizzare i fruitori della montagna alla conservazione della biodiversità alpina, oggi minacciata dagli effetti del cambiamento climatico. Al termine della conferenza è stato inaugurato un pannello informativo, collocato all’ingresso del rifugio, nel quale vengono illustrati i singoli passaggi necessari per segnalare le specie osservate mediante la piattaforma iNaturalist.
Dal punto di vista entomologico, l’Alta Valle Cervo risulta particolarmente interessante per la sua comunità di lepidotteri, ma al contempo vulnerabile alle variazioni ambientali indotte perlopiù dalle attività antropiche. Basti pensare a Oeneis glacialis, specie rara nel Biellese e particolarmente sensibile sia all’alterazione del proprio habitat che all’aumento delle temperature medie.
Il cambiamento dell’uso del suolo, legato all’abbandono di terreni un tempo destinati alla coltivazione e alla pastorizia, ha innescato una progressiva ricolonizzazione forestale. Inoltre, il riscaldamento climatico sta favorendo l’innalzamento del limite superiore del bosco, con conseguenze demografiche significative per tutte le specie strettamente legate agli ambienti aperti. A tal proposito, meritano una menzione due specie del genere Parnassius (P. apollo e P. mnemosyne). Fino alla fine degli anni ’70 la prima volava a Piedicavallo, mentre la seconda è stata segnalata almeno fino al 1988 nei pressi del Ponte Pinchiolo, a Rosazza (Negro et al., 2013). Oggi, queste due eleganti e vistose farfalle sembrano essere scomparse dai loro siti storici. Permane tuttavia la speranza di poterne osservare nuovamente qualche esemplare, in particolare di Parnassius apollo, considerando la presenza della specie nella limitrofa Valle del Lys.
Queste dinamiche di dispersione tra le vallate potrebbero essere paradossalmente favorite dall’aumento delle temperature. Un tempo, infatti, i colli montani che mettono in comunicazione il Biellese con la Valle d’Aosta risultavano decisamente meno permeabili allo spostamento della fauna invertebrata, a causa della prolungata permanenza della copertura nivale al suolo. Nell’attuale scenario climatico, la situazione è radicalmente cambiata.
In questa fase del progetto il testimone passa a tutti gli amanti della montagna e naturalmente ai soci ALI che sono invitati a visitare l’Alta Valle Cervo per osservare in campo le numerose specie di lepidotteri presenti. Il suggerimento è quello di percorrere i sentieri con uno sguardo attento e curioso, consapevoli che stiamo vivendo un tempo di rapidi cambiamenti. Di fronte alla crisi climatica, la strada più efficace per sviluppare un profondo senso di responsabilità nei confronti della tutela della Natura è imparare a osservare la meraviglia che ci circonda. Siamo portati a proteggere ciò che amiamo. Quando nasce un legame affettivo con una persona, un luogo o una forma di vita, la sua tutela diventa in qualche modo anche la tutela di una parte di noi. La straordinaria bellezza della biodiversità alpina, con le sue innumerevoli storie di piante e animali, rappresenta la chiave per vincere l’indifferenza e trasformare la consapevolezza in azione.
Matteo Negro, PhD – Biologo e Guida Escursionistica Ambientale
Per ulteriori approfondimenti:
Chowdhury, S., Aich, U., Antão, L. H., Pinkert, S., Akite, P., Almeida, G. S., … & Lenoir, J. (2026). Extensive climate-induced range shifts in butterflies across the globe. Nature ecology & evolution, 1-14.
Kerner, J. M., Krauss, J., Maihoff, F., Bofinger, L., & Classen, A. (2023). Alpine butterflies want to fly high: Species and communities shift upwards faster than their host plants. Ecology, 104(1), e3848.
Lee, H., Calvin, K., Dasgupta, D., Krinner, G., Mukherji, A., Thorne, P., … & Ruane, A. C. (2024). Climate change 2023 synthesis report summary for policymakers. Climate change 2023 synthesis report: Summary for policymakers.
Negro M., Boggio F. & Raviglione M. (2013). Sentinelle del cambiamento. «Rivista Biellese», ottobre.
Urban, M. C. (2018). Escalator to extinction. Proceedings of the National Academy of Sciences, 115(47), 11871-11873.





