Frugando in biblioteca: una guida per orientarsi (o disorientarsi) nel Seitz - parte I
di Alberto Zilli
Diciamo che non c’è esattamente bisogno di frugare in biblioteca per scovarlo, perché – se c’è – il Seitz decisamente si nota! Anzi, potremmo dire che si “impone”, soprattutto se completo. Infatti, vi sono pochi dubbi che tra le più monumentali opere sui Lepidotteri mai realizzate vi sia il trattato coordinato e curato da Adalbert Seitz sui macrolepidotteri mondiali: Die Gross-Schmetterlinge der Erde, secondo il titolo tedesco, comunemente noto appunto come “il Seitz”. Una serie pubblicata a fascicoli da rilegare in volumi che fu concepita per elencare, descrivere, organizzare tassonomicamente e possibilmente illustrare a colori tutte le specie di macrolepidotteri conosciute al mondo, forme e varietà comprese.
In questo articolo della rubrica forniremo una guida alle caratteristiche e anche alle curiosità dell’opera. Vi saranno sicuramente errori ed omissioni, anche perché la storia del Seitz continua ad arricchirsi di interessanti scoperte. E anche diversi misteri…
Il piano editoriale
L’organizzazione base del Seitz è quella di quattro volumi (Diurna, Bombyces et Sphinges, Noctuae e Geometrae) per ognuna delle principali quattro regioni zoogeografiche del mondo, con l’anomalia però che la Neartica e la Neotropicale furono combinate assieme, le regioni essendo pertanto la Palaearctica, l’Americana, l’Indo-Australica e l’Africana. E già così si arriverebbe a sedici volumi… ma la parte paleartica ha anche beneficiato della pubblicazione di quattro nutriti supplementi, per un totale quindi di venti volumi. Per motivi probabilmente di “marketing”, dato che i clienti erano prevalentemente europei, il Seitz venne altresì articolato in due sezioni principali (Hauptteile), la prima per la più popolare Fauna Palaearctica, che probabilmente godette di una tiratura maggiore, e la seconda per la Fauna Exotica, riguardante le rimanenti tre regioni zoogeografiche.
Come se non bastasse, per favorire la diffusione di quest’opera che aspirava a diventare il riferimento per i macrolepidotteri mondiali, il Seitz venne anche pubblicato in una versione inglese ed in una francese, intitolate rispettivamente The Macrolepidoptera of the World e Les Macrolépidoptères du Globe. Quindi le tre edizioni – tedesca, inglese e francese – portano lo sforzo editoriale a sessanta volumi.
Ad eccezione dei quattro supplementi paleartici, per tutti i volumi era prevista la rilegatura in due tomi, uno per il testo e l’altro per le tavole, venendo infatti pubblicizzati come Doppelbände, il che porterebbe il computo finale a 108 tomi. In realtà, alcuni volumi erano sufficientemente snelli – tra cui quelli rimasti incompleti a causa del secondo conflitto mondiale – da essere stati raramente sdoppiati dai sottoscrittori della serie, ma è anche vero che alcuni volumi di testo, soprattutto il quinto ed il nono, si rivelarono talmente ponderosi che alcuni clienti preferirono dividerli in due tomi per motivi di maneggevolezza. Il numero finale dei tomi delle tre edizioni del Seitz che si possono trovare in giro tra musei e biblioteche è quindi quanto mai variabile in quanto dipendente in parte dalle preferenze dei clienti, ma credo che ci siamo fatti un’idea delle dimensioni dell’opera.
L’ideatore, curatore (e autore)
La pazza idea di un trattato onnicomprensivo sui macrolepidotteri mondiali si deve al Prof. Dr. Adalbert Seitz. Nato il 24 Febbraio 1860 a Magonza, dopo gli studi universitari di Medicina e Zoologia Seitz si imbarcò come medico a bordo di navi della Marina tedesca. Successivamente divenne professore universitario e Direttore del Giardino Zoologico di Francoforte (1893-1908). Dal 1919 fino al 1938, anno della sua scomparsa il 5 Marzo a Darmstadt, diresse la sezione di Entomologia del prestigioso Museo Senckenberg di Francoforte, dove ancora oggi si possono osservare gli esemplari delle sue raccolte. Viaggiò molto in Sudamerica, Macaronesia, Africa, Asia e Australia, e nel corso della sua carriera pubblicò circa 300 articoli, oltre ad essere stato editor di numerose riviste e serie entomologiche, tra cui quella che gli diede sempiterna notorietà tra i lepidotterologi e che ancora oggi è legata al suo nome. Nel Die Gross-Schmetterlinge der Erde Seitz operò non solo come curatore generale ma scrisse anche numerose sezioni (ad esempio i Papilio paleartici), dedicandosi in particolare alle introduzioni alle varie famiglie, affidando poi le parti tassonomiche ad autorevoli specialisti delle stesse.
L’intervallo temporale
L’idea di un’enciclopedia delle farfalle mondiali balenò nella mente di Adalbert Seitz durante un’escursione in Australia con William McLeay nel 1887, ma i primi fascicoli cominciarono ad essere pubblicati soltanto nel 1906 ed il primo volume fu completato nel Novembre 1909. Durante il lungo periodo di gestazione dell’opera, Seitz si consultò con altri illustri studiosi dell’epoca, tra cui Emilio A. Goeldi, direttore del Museo di Storia Naturale di Rio de Janeiro, e il famoso lepidotterologo tedesco Otto Staudinger. Cosa spinse dunque Seitz a dare concretezza al suo progetto dopo quasi 20 anni di attesa? Per sua stessa ammissione, furono i progressi raggiunti nella cromolitografia, che avrebbero pertanto permesso di produrre tavole a colori di qualità ad un costo relativamente contenuto. A questo va anche aggiunta l’uscita di alcuni importanti cataloghi e lavori sistematici, come quelli di Staudinger & Rebel, Kirby, Jordan, Hampson e Rothschild, che permisero di strutturare un primo canovaccio dell’opera.
Nelle originali aspirazioni di Seitz la pubblicazione si sarebbe dovuta completare nel 1912, ma l’impresa richiese ovviamente molto più tempo. L’estensione temporale delle varie parti della serie va quindi dal 1906 al 1944, quando le pubblicazioni cessarono a causa dei disastri della seconda guerra mondiale, anche se un volume dei supplementi paleartici, quello sui Geometridae (Die Spanner des palaearktischen Faunengebietes. Supplement zu Band 4), fu poi “riesumato” e portato a conclusione nel 1954. Straordinaria è comunque la circostanza che tale intervallo copra interamente le due guerre mondiali e che, nonostante le rispettive nazioni fossero coinvolte in acerrimi conflitti, i soggetti interessati all’iniziativa continuassero ad interagire nei limiti del possibile come se nulla fosse: autori, traduttori, artisti, incisori, correttori di bozze, editori, tipografi, acquirenti etc. Molti autori del Seitz erano ad esempio inglesi o francesi, provenienti cioè da nazioni non proprio in amorevoli rapporti col mondo teutonico durante entrambi i conflitti. Sappiamo che diverse difficoltà di comunicazione ci furono, ma tutto sommato, nonostante alcune interruzioni, le poste dei vari paesi evidentemente portavano a termine la consegna dei fascicoli ai clienti, e questi ultimi riuscivano in qualche modo a mantenere attive le sottoscrizioni inviando i pagamenti agli editori. Meraviglioso: la passione per le farfalle era più importante di qualsiasi astio tra i popoli e delle cannonate!
C’erano una volta una tedesca, un’inglese ed una francese…
Trattandosi di un’iniziativa editoriale tedesca, l’edizione capostipite, che di norma fa fede anche ai sensi della nomenclatura zoologica, è quella tedesca. Da questa sono poi state derivate le edizioni inglese e francese, con alcune importanti eccezioni però, come vedremo più avanti. Il Seitz tedesco è anche quello più completo, poiché le vicissitudini belliche hanno progressivamente interrotto la conclusione dell’opera durante il secondo conflitto mondiale e ovviamente sono state le edizioni derivate a risentirne maggiormente. Ricordando quindi che anche alcuni volumi dell’edizione tedesca sono incompleti, l’ordine di completezza vede al secondo posto l’edizione inglese e per ultima quella francese. Questo aspetto va attentamente tenuto presente nel caso in cui uno volesse acquistare un volume delle edizioni derivate: controllate sempre il numero di pagine e di tavole!
Altrimenti potreste trovarvi di fronte ad un volume fortemente incompleto, soprattutto nell’edizione francese, quella peraltro per ovvi motivi storicamente più apprezzata e diffusa sul mercato italiano, almeno prima del dilagare dell’inglese come lingua internazionale. Notiamo anche che la grande diffusione dell’inglese nella seconda metà del ‘900 ha determinato degli evidenti contraccolpi sui valori delle varie edizioni del Seitz sul mercato librario. Infatti, non solo a parità di completezza ma anche nel caso di volumi incompleti rispetto all’edizione tedesca, i corrispondenti volumi in inglese sono più costosi, in quanto più facilmente fruibili da una più ampia platea di lepidotterologi di tutto il mondo (soprattutto americani e giapponesi).
Germania batte Inghilterra 18 a 2
Quanto appena detto in merito alla completezza dell’edizione tedesca non vuol dire però che questa lo sia indistintamente per tutti e venti i volumi della serie. Infatti, il Die Gross-Schmetterlinge der Erde perde il primato in un paio di volumi. Come abbiamo accennato, non tutti gli autori erano di lingua tedesca e nel caso di autori anglofoni è evidente che questi consegnassero i loro manoscritti in inglese per la loro successiva traduzione nelle altre lingue. Di conseguenza, per certi fascicoli si poteva procedere direttamente alla composizione del testo originale in inglese mentre per le edizioni tedesca e francese bisognava attendere le traduzioni. Per questo motivo, al momento dell’interruzione dell’opera capitò che due volumi del The Macrolepidoptera of the World scritti dallo specialista di Geometridae inglese Louis Beethoven Prout si trovassero in uno stadio del processo editoriale più avanzato di quelli corrispondenti in tedesco, anche se per poche pagine. Si tratta delle pagine 137-149 dell’ottavo volume (The American Geometridae: genere Scopula) e 161-163 del sedicesimo (The African Geometrae: fine del genere Aphilopota e inizio di Hemerophila). Le specie trattate in queste pagine, tra cui diverse nuove per la scienza, compaiono pertanto soltanto nell’edizione inglese.
Cucchiaio di legno alla Francia
Nel confronto tra le edizioni del Seitz c’è un’evidente sconfitta: la Francia. Infatti, i volumi del Les Macrolépidoptères du Globe o sono pari rispetto a quelli delle altre edizioni o sono inferiori quanto a completezza: talvolta solo nel testo, talvolta nel testo e nelle tavole. Tuttavia, mentre è ovviamente assai agevole determinare le eventuali carenze del Seitz francese per le parti di testo, è assai più difficile appurare con certezza quelle nelle tavole, essenzialmente per due motivi non mutualmente escludentisi. Innanzitutto la possibile stampa sincrona delle tavole in Germania per coprire le esigenze di tutte e tre le edizioni; in secondo luogo l’invalsa abitudine di completare almeno la parte iconografica dei volumi francesi rilegando assieme le tavole emesse per le edizioni tedesca e inglese. Infatti, come accorgersi delle tavole estranee visto che gli unici nomi presenti sono quelli dei taxa in latino e (neanche sempre) degli incisori?
In merito al primo aspetto dobbiamo rilevare che la stampa simultanea delle tavole per tutte e tre le edizioni avrebbe avuto evidenti ragioni di economicità, ma a questo punto dobbiamo fare subito chiarezza avvisando che mentre le edizioni tedesca e inglese sono state curate direttamente dalla casa madre editrice tedesca (due ditte in realtà), da un certo momento in poi l’edizione francese è stata pubblicata tramite una concessionaria parigina. Purtroppo, non conosciamo i termini degli accordi commerciali tra gli editori tedeschi e la concessionaria francese, ma dobbiamo subito rilevare due ulteriori questioni che conducono ad una contraddizione che non ci è dato risolvere, almeno in questa sede e con le informazioni disponibili. (A) Non risultano sulle tavole dei volumi francesi incisori e tipografi diversi da quelli tedeschi, il che avvalorerebbe l’ipotesi della pubblicazione contemporanea delle tavole presso un’unica sede. (B) Per numerose tavole si conoscono più varianti (discusse oltre), fatto che cozza con la tiratura simultanea delle tavole, evidentemente rimaneggiate ed adattate in occasione di più cicli di stampa. La spiegazione più plausibile sembra pertanto essere quella della stampa di tutte le tavole in Germania ma in più tirature per le varie edizioni (probabilmente basate sulle previsioni di vendita nelle varie lingue).
Di certo c’è che oltre a numerose parti di testo, di alcune tavole non v’è traccia nel Seitz francese, ma in merito a quale ne sia stata la dotazione originale rimangono diverse incertezze. E qui veniamo al secondo punto. La vendita dell’opera in fascicoli separati, al punto che tutt’oggi si trovano sul mercato librario tavole e fascicoli sciolti del Seitz, ha certamente alimentato la tendenza dei clienti francofoni ad attingere alle altre edizioni per arricchire, se non completare, i propri volumi di tavole. In base a calcoli originali e alle fonti bibliografiche e documentali consultate risulterebbero in tutto 1354 tavole emesse per il Seitz francese, ma non è raro trovare annunci di edizioni francesi reclamizzate come “complete” che differiscono in eccesso (es. 1355, 1364, 1370 etc.) o in difetto da tale cifra. Dove si collochi la verità, al momento è difficile sapere.
Editori & Editori
Un’altra questione spinosa riguarda la più lunga catena di trasmissione del processo editoriale dell’edizione francese come fattore responsabile della sua minore completezza. Ma dobbiamo affrontarla partendo da lontano, cioè dagli editori dell’opera. Ricordando brevemente il bisticcio linguistico tra editor in inglese, cioè curatore di un’opera, ed editore in italiano, cioè la casa editrice che la pubblica, in questa sezione ci riferiremo agli editori, cioè le ditte responsabili della pubblicazione fisica del Seitz, a loro volta presso delle tipografie o stampatori.
La casa editrice dei primi volumi della serie, o meglio del primo volume e dei primi fascicoli di alcuni altri, fu la Fritz Lehmann di Stoccarda, subito seguita dalla Alfred Kernen, sempre della stessa città. La ditta Kernen portò sicuramente avanti la stampa delle edizioni tedesca e inglese, ma come abbiamo accennato poc’anzi, per quanto riguarda quella francese a partire da un certo momento la stampa passò nelle mani di una concessionaria francese, con precisione al rinomato Cabinet Entomologique E. (Eugène) Le Moult, con sede a Paris, 4, rue Duméril, che curò anche la traduzione dei testi.
Fatta questa premessa, si può approfondire la questione delle lacune che si riscontrano nel Les Macrolépidoptères du Globe. Infatti, in apparente contraddizione con quanto affermato nelle sezioni precedenti, vi sono decisive evidenze che almeno fino ad un certo momento la pubblicazione del Seitz francese sia stata più avanzata di quella delle altre due edizioni. Di ciò ci informa direttamente Adalbert Seitz nella prefazione al secondo volume (Bombyces et Sphinges paleartici), datata 30 Novembre 1912, quando egli fa il punto della situazione sull’uscita dell’opera e comunica espressamente che fino a quel momento erano stati pubblicati 148 fascicoli in tedesco (46 Paleartici + 102 Esotici), ben 200 in francese (80 P + 120 E) e 140 in inglese (32 P + 108 E).
Questa affermazione, oltre a confermare il fatto che la produzione di più volumi avveniva in contemporanea, come peraltro si evince anche dalle date di pubblicazione dei singoli fascicoli (si veda oltre), ci indica come almeno agli inizi l’edizione francese sia stata addirittura quella più avanzata. Cosa sarà mai successo per renderla poi quella più parziale? Come si spiegano le sue parti mancanti? L’unica possibilità rimanda alla circostanza che almeno inizialmente l’edizione francese fu curata direttamente dagli editori tedeschi, accorciandone i tempi di produzione ed anzi in qualche modo e per qualche arcano motivo accelerandoli rispetto alle altre, e che la concessionaria francese subentrò in corso d’opera. Ciò è comprovato dalle case editrici che compaiono sul frontespizio di diversi volumi del Les Macrolépidoptères du Globe, che sono quelle originali tedesche, con precisione la Fritz Lehmann per i volumi più antichi e la Alfred Kernen per quelli più recenti, anche se non di rado in uno stesso volume del Seitz francese si trovano due frontespizi, regolarmente in lingua francese: uno della Lehmann e l’altro della Kernen (si veda oltre).
Va anche notato che moltissimi volumi dell’edizione francese oggi in circolazione portano incollato un tassello inteso a coprire proprio i nomi degli editori tedeschi con quello della Le Moult. Evidentemente, oltre a farsi carico ad un certo punto della pubblicazione del Seitz francese, la ditta parigina deve aver rilevato gli stock dei fascicoli e dei volumi in francese già stampati dagli editori tedeschi, apponendo sui loro frontespizi le targhette col proprio nome. Apparentemente decisive per fare luce sulla vicenda sono le discrepanze che in alcuni casi compaiono nelle case editrici riportate sullo stesso volume tra le diverse edizioni, soprattutto quando quelli delle edizioni tedesca ed inglese portano sul frontespizio l’editore tedesco più recente (Alfred Kernen), mentre in quello francese figura addirittura il primo (Fritz Lehmann), salvo ovviamente nei volumi in cui questo sia stato coperto dall’usuale tassello della Le Moult incollatovi sopra (ma in trasparenza l’originale si potrà leggere perfettamente!).
Ciò confermerebbe ulteriormente la produzione in parallelo di più volumi ma anche che sussisteva un certo sfasamento in quella dei fascicoli componenti e che, come effettivamente attestato dallo stesso Seitz nel secondo volume, alcuni fascicoli dell’edizione francese vennero dati alle stampe prima di altri. Viene comunque dimostrato il passaggio di consegne da una casa editrice all’altra nel corso della pubblicazione e/o della commercializzazione di almeno alcuni volumi di ognuna delle tre edizioni, vuoi perché sono presenti frontespizi di due editori in uno stesso volume, vuoi perché il tassello di un editore successivo copre quello del precedente (es. Kernen su Lehmann, Le Moult su Lehmann, Le Moult su Kernen), oppure per le discrepanze tra gli editori che figurano nelle diverse edizioni di uno stesso volume. La stessa conclusione si può desumere agevolmente dalle copertine entro cui i singoli fascicoli venivano spediti ai sottoscrittori, spesso con tasselli apposti che dimostrano il cambio di editore.
A complicare ogni ricostruzione della tempistica dei passaggi da una casa editrice all’altra delle varie edizioni interviene inoltre il fatto che in alcuni casi le pagine introduttive coi frontespizi dei volumi sono state pubblicate all’inizio della tiratura di un volume, in altri alla conclusione, come si evince facilmente dall’anno di pubblicazione riportato sui frontespizi che in alcuni casi corrisponde a quello del primo fascicolo di emissione, in altri all’ultimo, e talvolta è anche facilmente desumibile dalla differente qualità della carta impiegata. Come se non bastasse, è oramai certo che ci furono pure più tirature di alcune parti per calibrarle meglio tra i diversi editori o distributori nei vari paesi durante un lasso di tempo così lungo come quello impiegato per l’uscita dell’opera (di fatto 1906-1954). Questo si evince facilmente da almeno un caso, quello del primo volume inglese (Palaearctic Butterflies), del quale si conoscono tomi col frontespizio del volume di testo recante il nome del traduttore (Karl Jordan) che sono privi sia di data di pubblicazione sia dell’indicazione dell’editore, mentre ne esistono altri che, con diverso carattere tipografico, non solo riportano l’anno 1912 e la Kernen (mentre sarebbe dovuta essere la Lehmann), ma anche il nome della compagnia distributrice inglese, con precisione la Williams & Norgate di Londra (14 Henrietta St., Covent Garden, W.C.). Molto probabilmente, la Kernen, dopo essere subentrata alla Lehmann ed avendone rilevato il magazzino, ha cominciato a vendere copie del primo volume inglese stampando un nuovo frontespizio, oppure sarà stato direttamente il distributore inglese a curare l’operazione.
Sono anche noti frontespizi temporanei, per permettere di raccogliere e tenere in ordine i fascicoli di un volume man mano che uscivano. Su di essi si avvisava che i frontespizi definitivi assieme alla prefazione da rilegare coi fascicoli sarebbero stati pubblicati alla conclusione dei volumi, ma talvolta tali frontespizi finirono per essere rilegati al posto dei definitivi o addirittura assieme a questi. Si può comunque escludere che le presenze di frontespizi multipli o difformi in uno stesso volume siano sempre dovute ad errori di rilegatura da parte dei sottoscrittori, in quanto le discrepanze spesso si osservano in volumi finiti rilegati e venduti direttamente dalle case madri. Infatti, una volta terminata l’uscita dei relativi fascicoli, molti volumi furono allestiti direttamente dagli editori ed offerti ai clienti con una rilegatura caratteristica. La Kernen offriva anche la possibilità di richiedere alcuni Doppelbände rilegati in un solo tomo. Tuttavia, anche nel caso di questi volumi non ci è dato sapere quanto sia stato rigoroso il processo, se cioè i frontespizi rispecchino esattamente la scansione temporale di uscita dei vari fascicoli oppure siano stati inclusi, esclusi o rilegati con un po’ di leggerezza, accludendo magari dei frontespizi giacenti in magazzino. Una soluzione chiarificatrice sulla costituzione “ufficiale” dei volumi delle varie edizioni potrebbe venire dal confronto di più set di volumi venduti già completi dalle case editrici.
Sempre in tema di discrepanze, dobbiamo altresì ricordare quanto riportato su alcune pubblicità del Seitz, come quella in occasione della conclusione del nono volume tedesco (avvenuta nel 1928, sebbene il frontespizio sia datato 1927, così come quello inglese, mentre quello francese porta il 1929), in cui la Kernen avvisava di essere la responsabile della distribuzione dell’edizione francese in Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania e Russia, mentre i clienti di tutti gli altri paesi si sarebbero dovuto rivolgere esclusivamente alla Le Moult. Ciò fa ritenere che a partire da una certa data i volumi francesi curati dalla Le Moult tornassero alla Kernen per la loro commercializzazione nel centro-est Europa. Immodificati o ricalibrati nelle pagine iniziali? Non è noto con certezza.
Di contro, nella pubblicità dello stesso volume francese da parte della Le Moult si avvisava che la casa parigina era responsabile della vendita dell’edizione tedesca per la Francia ed il Belgio. Insomma, i rapporti tra le case editrici erano molto stretti e ci doveva essere un bel viavai di fascicoli e libri. Idem dicasi per i distributori, come quello per la Gran Bretagna già citato o l’agente per l’America, cioè la ditta G.E. Steckert and Co., W. (West) 20th Street, New York.
Eppure, l’idillio tra editori, o meglio tra l’editor, cioè lo stesso Adalbert Seitz, e l’equipe editoriale francese mostrò ad un certo punto dei segnali di raffreddamento. Ne troviamo traccia sempre nel nono volume, nella cui prefazione (datata 1927) Seitz comunica di assumersi la responsabilità editoriale esclusivamente per il testo tedesco, avvisando di non avere alcuna conoscenza dell’edizione francese, passata integralmente nelle mani della Le Moult. Perché mai Seitz avrebbe messo le mani avanti declinando ogni responsabilità sulla versione francese? L’osservazione, debitamente tradotta nella versione francese, suscitò una precisazione soltanto in parte diplomatica da parte di Léon Polet, traduttore del Seitz in francese per conto della Le Moult. Nel testo, pubblicato come “Avertissement aux Lecteurs de l’Edition française” nel nono volume francese, Polet plaude all’iniziale scelta di Seitz di Armand Janet (1860-1921) per tradurre il trattato in francese ma lamenta l’affidamento successivo delle traduzioni a soggetti poco esperti tanto della pratica della lingua francese quanto del vocabolario entomologico. Prosegue ricordando la sua massima cautela ed attenzione per inviare alle stampe un testo di qualità che fosse così perfetto come quello tedesco, anche previa verifica diretta di molte fonti. Da questa minuziosa opera di controllo e traduzione sarebbe scaturito un certo ritardo nella pubblicazione del volume francese, unitamente a ritardi dell’edizione originale. Polet conclude infine — ed ecco che arriva una stoccata — ricordando le numerose attestazioni della bontà del lavoro fatto che gli sarebbero pervenute, tra cui quelle di coloro che avrebbero trovato il testo più raffinato [ovviamente della versione tedesca], circostanza che avrebbe dovuto dimostrare a “Messieur le docteur Seitz” il modo in cui venisse trattata l’edizione francese dopo che ne aveva abbandonato la direzione.
Online si trova anche menzione di un’ulteriore concessionaria francese, probabilmente in accordo diretto con la Lehmann ed antecedente alla Le Moult (in quanto il titolare Eugène arrivò in Francia dalla Guyane soltanto nel 1908), cioè la Librairie H. (Henri) Le Soudier, sempre di Parigi, su cui al momento si hanno poche notizie in merito al Seitz.
Le unità base del Seitz, il Bogen e il Lieferung
Poiché abbiamo finora trattato di fascicoli in senso molto generale, dobbiamo a questo punto introdurre un’importante distinzione, e cioè quella tra i fascicoli che venivano effettivamente spediti ai sottoscrittori della serie e le più piccole unità di stampa che venivano messe in produzione, quelle che nella maggior parte dei libri chiamiamo sedicesimi, soltanto che nel Seitz non erano né sedicesimi né ottavi, bensì “quarti”. Infatti, l’unità base di una parte di testo del Seitz era il Bogen, un fascicoletto (sheet in inglese, feuillet in francese) di formato reclamizzato come Grossquart (quarto grande), termine che si riferisce sia a due piegature del foglio originale di stampa per originare quattro fogli (da cui “quarto”), per un totale quindi di otto facciate o pagine numerate, sia alle dimensioni finali delle pagine. In realtà, queste ultime sono in un certo senso più vicine al quarto reale inglese (Royal Quarto), come infatti spesso indicato da diverse librerie antiquarie.
Va tuttavia anche detto che le dimensioni dei quarti non corrispondono a standard precisi e variavano anche in base alle tradizioni tipografiche dei differenti paesi. Ad ogni modo, la pagina del Bogen del Seitz prima della refilatura dei volumi rilegati misurava all’incirca 253 x 325 mm.
Uno o più Bögen (in genere da uno a tre) uniti a una o due tavole costituivano un tipico Lieferung (part in inglese, livraison in francese), cioè il fascicolo che veniva inviato ai sottoscrittori, ma sono note numerosissime modulazioni nella composizione dei Lieferungen. Le tavole erano protette da un foglio di velina e il Lieferung stesso veniva raccolto entro una copertina di carta colorata, sul cui frontespizio campeggiava una caratteristica composizione raffigurante un Monarca (Danaus plexippus), un bruco di Citheronia (probabilmente regalis) e una pupa di Pachliopta (probabilmente aristolochiae) sovrastanti la Terra. In alto venivano riportate, anche qui con un turbinio di varianti e combinazioni, le specifiche del Lieferung, quali il numero progressivo del fascicolo rispetto alla parte generale (Palaearctica o Exotica), il numero progressivo relativamente allo specifico volume, il numero e il nome della regione zoogeografica, il numero progressivo dei Bögen e delle tavole del volume rispetto alla regione e, infine, il prezzo.
La Francia alla riscossa: il problema delle date.
Una conseguenza dell’uscita a fascicoli dell’opera e per giunta in tre lingue diverse è che nonostante Adalbert Seitz aspirasse alla corrispondenza dei quarti, sia per contenuti sia per data di emissione, caratteristiche che sembrano essere state fast genau (quasi esattamente) mantenute agli inizi come ci informa lo stesso editor sempre nella prefazione al secondo volume, ad un certo punto cominciarono inevitabilmente ad apparire delle differenze (cfr. prefazione al quarto volume), come ovviamente mostrato dal diverso grado di completezza tra le tre edizioni. Ciò determina il problema di quale edizione abbia la priorità nella nomenclatura zoologica, aspetto fondamentale in quanto non pochi sono i generi e le specie nuove descritte nel trattato, se non altro per correttezza della citazione bibliografica pur nella concordanza dell’anno di pubblicazione.
Senza neanche dilungarci su quegli autori che hanno usato le date dei frontespizi dei volumi, approccio chiaramente sbagliato per dei tomi la cui uscita ha richiesto più anni e che vista l’incostanza dei frontespizi appena discussa non è certamente raccomandabile, Francis J. Griffin (1936) pragmaticamente pensò di ignorare le date di pubblicazione riportate a stampa all’inizio di (quasi) ogni quarto perché meno affidabili di quelle secondo lui più oggettive dell’arrivo dei fascicoli presso la biblioteca del British Museum. Secondo lui, anche se perfettibili, tali date provavano l’effettiva circolazione e disponibilità dei testi. Nel suo articolo egli passò pertanto ad elencare tutte le date di ingresso dei fascicoli inglesi e tedeschi giunti fino al 1935 (130 paleartici e 575 esotici) alla prestigiosa biblioteca britannica, non ritenendo l’edizione francese significativa ai fini della nomenclatura zoologica (e probabilmente anche perché tale istituzione non sottoscrisse l’edizione francese, non vedendone la necessità). Griffin riporta anche un passo di una lettera del 1935 ricevuta dalla Kernen in cui la casa tedesca conferma che l’edizione inglese è sempre stata successiva a quella tedesca ad eccezione dei volumi sui Geometridi redatti da Prout, per i quali quelli dell’edizione inglese andavano considerati gli originali (IV, VIII, XII e XVI).
Sussiste tuttavia un dubbio per il volume IV, in quanto nella prefazione alla versione inglese del libro Adalbert Seitz aggiunge una premessa rispetto a quella tedesca, avvisando il lettore che il corrispondente volume tedesco fu concluso prima di quello inglese a seguito dello scoppio della prima guerra mondiale, che determinò un’interruzione dei contatti con l’autore. Ma dato che Prout era inglese, come fu possibile terminare prima l’uscita del volume in tedesco? Uno dei tanti misteri del Seitz… che comunque solleva non pochi problemi su quale sia l’edizione del quarto volume cui attribuire la priorità in nomenclatura, visto che si contraddice apertamente l’assunto della Kernen sulla prevalenza della versione inglese per (tutti?) i volumi di Prout. Probabilmente, per tale volume, e soltanto per questo, la Kernen ebbe a disposizione il manoscritto dello studioso inglese ma diede priorità di stampa all’edizione tedesca, non potendo evidentemente spedire i fascicoli al di là della Manica prima della “resumption of the literary connection”.
Per molti anni numerosi autori ritennero le date di Griffin le migliori possibili, anche se poi in diversi circoli europei sorsero delle perplessità. Infatti, pur non togliendo nulla alla proverbiale celerità ed efficienza delle poste inglesi, si ammise che qualche disguido nella distribuzione dei fascicoli dal continente durante i periodi bellici sia anche potuto avvenire ed in ogni caso perché mai le loro date di registrazione a Londra sarebbero dovute essere migliori di quelle che i quarti recavano stampate sopra? Piano piano prese quindi piede la consuetudine di basarsi esclusivamente sulle date stampate sui singoli quarti del Seitz tedesco e di quello inglese per le parti dei volumi di Prout mai tradotte in tedesco. Soltanto pochissimi autori sembra abbiano dato priorità ai volumi scritti da Prout nella loro interezza (senza dimenticare poi il problema del volume IV testè ricordato).
A questo punto dobbiamo però far scoppiare la bomba! Una bomba che farà certamente piacere ai colleghi francesi. Come abbiamo prima evidenziato al di là di ogni ragionevole dubbio, quando la pubblicazione dell’opera era in mano alla Lehmann e forse anche in una prima fase della Kernen, la stampa di alcuni quarti di almeno alcuni volumi del Seitz in francese ha preceduto persino quella dei corrispondenti numeri tedeschi, per cui la priorità andrebbe, o meglio va, attribuita ai primi. Si tratterebbe ora di determinare volume per volume il momento del sorpasso dell’edizione tedesca su quella francese, ammesso che ciò sia sempre possibile tramite evidenze interne ed esterne al trattato e che ci sia qualcuno disposto a cimentarsi nell’opera. L’affermazione della Kernen nella lettera a Griffin va quindi considerata come un commento di valore generale sulla serie che rispecchiava lo stato dell’arte al momento (anno 1935), non essendo pertanto necessariamente valido per i primissimi fascicoli del Seitz, ma va comunque rilevato che l’edizione francese non fu neanche nominata.
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La Francia alla riscossa: il problema delle date.
Una conseguenza dell’uscita a fascicoli dell’opera e per giunta in tre lingue diverse è che nonostante Adalbert Seitz aspirasse alla corrispondenza dei quarti, sia per contenuti sia per data di emissione, caratteristiche che sembrano essere state fast genau (quasi esattamente) mantenute agli inizi come ci informa lo stesso editor sempre nella prefazione al secondo volume, ad un certo punto cominciarono inevitabilmente ad apparire delle differenze (cfr. prefazione al quarto volume), come ovviamente mostrato dal diverso grado di completezza tra le tre edizioni. Ciò determina il problema di quale edizione abbia la priorità nella nomenclatura zoologica, aspetto fondamentale in quanto non pochi sono i generi e le specie nuove descritte nel trattato, se non altro per correttezza della citazione bibliografica pur nella concordanza dell’anno di pubblicazione.
Senza neanche dilungarci su quegli autori che hanno usato le date dei frontespizi dei volumi, approccio chiaramente sbagliato per dei tomi la cui uscita ha richiesto più anni e che vista l’incostanza dei frontespizi appena discussa non è certamente raccomandabile, Francis J. Griffin (1936) pragmaticamente pensò di ignorare le date di pubblicazione riportate a stampa all’inizio di (quasi) ogni quarto perché meno affidabili di quelle secondo lui più oggettive dell’arrivo dei fascicoli presso la biblioteca del British Museum. Secondo lui, anche se perfettibili, tali date provavano l’effettiva circolazione e disponibilità dei testi. Nel suo articolo egli passò pertanto ad elencare tutte le date di ingresso dei fascicoli inglesi e tedeschi giunti fino al 1935 (130 paleartici e 575 esotici) alla prestigiosa biblioteca britannica, non ritenendo l’edizione francese significativa ai fini della nomenclatura zoologica (e probabilmente anche perché tale istituzione non sottoscrisse l’edizione francese, non vedendone la necessità). Griffin riporta anche un passo di una lettera del 1935 ricevuta dalla Kernen in cui la casa tedesca conferma che l’edizione inglese è sempre stata successiva a quella tedesca ad eccezione dei volumi sui Geometridi redatti da Prout, per i quali quelli dell’edizione inglese andavano considerati gli originali (IV, VIII, XII e XVI).
Sussiste tuttavia un dubbio per il volume IV, in quanto nella prefazione alla versione inglese del libro Adalbert Seitz aggiunge una premessa rispetto a quella tedesca, avvisando il lettore che il corrispondente volume tedesco fu concluso prima di quello inglese a seguito dello scoppio della prima guerra mondiale, che determinò un’interruzione dei contatti con l’autore. Ma dato che Prout era inglese, come fu possibile terminare prima l’uscita del volume in tedesco? Uno dei tanti misteri del Seitz… che comunque solleva non pochi problemi su quale sia l’edizione del quarto volume cui attribuire la priorità in nomenclatura, visto che si contraddice apertamente l’assunto della Kernen sulla prevalenza della versione inglese per (tutti?) i volumi di Prout. Probabilmente, per tale volume, e soltanto per questo, la Kernen ebbe a disposizione il manoscritto dello studioso inglese ma diede priorità di stampa all’edizione tedesca, non potendo evidentemente spedire i fascicoli al di là della Manica prima della “resumption of the literary connection”.
Per molti anni numerosi autori ritennero le date di Griffin le migliori possibili, anche se poi in diversi circoli europei sorsero delle perplessità. Infatti, pur non togliendo nulla alla proverbiale celerità ed efficienza delle poste inglesi, si ammise che qualche disguido nella distribuzione dei fascicoli dal continente durante i periodi bellici sia anche potuto avvenire ed in ogni caso perché mai le loro date di registrazione a Londra sarebbero dovute essere migliori di quelle che i quarti recavano stampate sopra? Piano piano prese quindi piede la consuetudine di basarsi esclusivamente sulle date stampate sui singoli quarti del Seitz tedesco e di quello inglese per le parti dei volumi di Prout mai tradotte in tedesco. Soltanto pochissimi autori sembra abbiano dato priorità ai volumi scritti da Prout nella loro interezza (senza dimenticare poi il problema del volume IV testè ricordato).
A questo punto dobbiamo però far scoppiare la bomba! Una bomba che farà certamente piacere ai colleghi francesi. Come abbiamo prima evidenziato al di là di ogni ragionevole dubbio, quando la pubblicazione dell’opera era in mano alla Lehmann e forse anche in una prima fase della Kernen, la stampa di alcuni quarti di almeno alcuni volumi del Seitz in francese ha preceduto persino quella dei corrispondenti numeri tedeschi, per cui la priorità andrebbe, o meglio va, attribuita ai primi. Si tratterebbe ora di determinare volume per volume il momento del sorpasso dell’edizione tedesca su quella francese, ammesso che ciò sia sempre possibile tramite evidenze interne ed esterne al trattato e che ci sia qualcuno disposto a cimentarsi nell’opera. L’affermazione della Kernen nella lettera a Griffin va quindi considerata come un commento di valore generale sulla serie che rispecchiava lo stato dell’arte al momento (anno 1935), non essendo pertanto necessariamente valido per i primissimi fascicoli del Seitz, ma va comunque rilevato che l’edizione francese non fu neanche nominata.
[segue]
Alberto Zilli







